Serietà

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Il periodo che viviamo non è certo capace di indurre elementi di leggerezza e dunque, anche di fronte a quanto ci accade intorno, parlare del vocabolo scelto appare quanto meno consono, mantenendo come sempre una levitas ironica sull’argomento.

Dunque la parola è serietà, di origine latina che indica il comportamento dell’essere serio, nei varî e possibili significati in sintonia con l’aggettivo, riferito a persone. Si parla – osserva il dizionario – di serietà di carattere, di costumi, di vita. Con serietà si può parlare, agire in senso positivo o negativo avere propositi seri o espressioni anche del voto che emanano questo habitus. Nel passato, di serietà si trattava soprattutto in riferimento alla moralità, all’onestà di comportamento. Oppure, in riferimento a cose, ad una condizione o situazione preoccupante, pericolosa.

Per avvicinarci all’etimologia del termine facciamo riferimento all’aggettivo serio da cui discende poi il sostantivo. Con esso si intende chi ha o rivela impegno, ponderatezza, attenta considerazione, pacata gravità, comunque un atteggiamento opposto o lontano da qualunque scherzo e ilarità. Per estensione tutto ciò che non abbia contenuto comico. Si pensi in teatro lirico all’opera seria in contrapposizione all’opera buffa.

Ancora, serio e portatore di serietà è chi ha o riflette un’abituale rettitudine, una capacità e volontà di assolvere i proprî doveri e gli impegni assunti e via dicendo. Oppure quando si versa in qualcosa che riveste particolare importanza e validità e comporta quindi impegno e responsabilità, nello studio, nel lavoro,, nella vita sociale e privata.  Per serio si indica anche qualsiasi cosa che è in sé importante, ardua, grave e pericolosa, specialmente per le conseguenze che può avere, e va quindi presa nella dovuta considerazione: una situazione, un rapporto, una malattia. Si usa anche come aggettivo sostantivato con valore neutro: come ad esempio quando si dice parlare tra il serio e il faceto, in tono scherzoso ma con intenzione almeno in parte seria. Oppure quando si deve prendere qualcosa “sul serio”, quindi darle importanza, un peso corrispondente o anche superiore a quello che realmente ha; per davvero, veramente, in realtà. Fare sul serio dunque, senza leggerezza.

Corollario della serietà è certamente l’infondere fiducia, credito, verso gli altri. Ovvero affidamento. Il significato di questa parola è consegna, custodia. Come anche l’atteggiamento che emana affidabilità, assegnamento, correttezza, fidatezza, fiducia, lealtà, serietà.

Se come d’abitudine trasferiamo la parola nella situazione nazionale, anche al netto dell’emergenza pandemica, quel che appare a colpo d’occhio rischia di non darci alcun affidamento. Se misuriamo le parole che vengono dette, ogni giorno, incessantemente, in qualsiasi occasione, nelle aule del Parlamento come nelle “improvvisate” comparsate dei nostri politici in vacanza, di serietà se ne vede purtroppo assai poca. E il segnale più pericoloso è che di serietà vi è poca traccia sia che si parli di amenità sia che ci si riferisca a problemi gravi, epocali, di cambiamento. Sensazione di poca serietà anche nel balletto inesausto sulle cifre dei finanziamenti, delle manovre economiche che si susseguono senza sosta tra aggiustamenti o meno. Ancor più quando affrontando un argomento “serio” si divaga lanciando ballon d’essai su qualche idea mirabolante …. sempre che la situazione lo consenta…Come a dire che era meglio stare zitti e lasciar perdere, limitandosi per così dire all’essenziale. Non è serio immaginare la nuova Italia mentre quella attuale è alle prese con l’ennesima crisi strutturale della sua storia senza neppure essersi realmente ripresa dalla famosa crisi internazionale di inizio Duemila e poi dalle bolle finanziarie che ci hanno colpito in pieno.

Serietà, allora, è una parola che andrebbe valutata, soppesata, impiegata per così di con “serietà”.

Se possibile, in questi giorni afosi, ci si imbatte anche con l’ultimo esempio di carenza, vuoto, di serietà. Parliamo della penosa e vergognosa vicenda dei bonus richiesti da rappresentanti del Parlamento e da amministratori locali con le più svariate cause eccetto quella del bisogno. Il florilegio del perché una misura di emergenza sia stata chiesta da chi oggettivamente in emergenza non era, potrebbe riempire pagine di gossip. Le indagini sugli autori di questo disprezzo della serietà e della decenza daranno qualche risposta. Ma resterà senza risposta quell’angosciosa ed umana condizione di tutti noi, circondati da imprese in fallimento, negozi, esercizi commerciali che chiudono o non hanno riaperto, dalla difficoltà di trovare lavoro, da professioni ridotte all’osso, da stuoli di giovani che lasciano il paese senza rimpianto.

Di fronte a questa vera serietà, quanto accaduto e lasciando da parte ironie e battute d’occasione, è assolutamente grave per il solo fatto di essere accaduto e reso possibile da norme incomplete, vaghe nella migliore delle ipotesi. Ma nel paese che secondo alcuni politici “ha eliminato la povertà” tutto questo non solo è possibile ma altamente probabile! Ahinoi!

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