Voli pindarici, realtà terrena

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Il paese va risollevato e non servono divagazioni immaginifiche

La politica, si sa, è l’arte del possibile. Il politico anche di ultima generazione ne sembra consapevole al massimo grado. Tuttavia la possibilità è una cosa, la reale condizione di attuazione di qualsiasi cosa, ben altra.

Ecco perché, nel caldo agostano, forse complice la calura, risulta incredibile che il premier si lasci andare ad immaginare soluzioni mirabolanti per unire la penisola con la Sicilia. Di tutto il Paese ha bisogno fuorché di idee e visioni senza ancoraggio reale e serio. Sognare non costa nulla, si sa, ma illudere è cosa più grave. A proposito di questo nuovo volo pindarico appare utile qualche considerazione. La prima riguarda la solitaria affermazione di uno dei possibili progettisti del “tunnel” sotto lo Stretto, secondo il quale il costo dell’opera potrebbe (il condizionale è d’obbligo scanso di equivoci) essere inferiore a quello del famoso Ponte, l’araba fenice della Repubblica, l’ultima frontiera di ogni governo del passato.

Ora chi ancora conserva il ricordo della prima repubblica, dell’Iri, dovrebbe rammentare la valanga di miliardi di lire e i milioni di euro che sino a poco tempo fa, ad ogni legge finanziaria, “rifinanziavano” gli studi per la realizzazione e tutto questo da quasi mezzo secolo a questa parte. Solo una frazione di tutte queste risorse avrebbe sostenuto lo sforzo di ammodernamento del nostro sistema stradale e autostradale evitando rischi e possibili disastri come insegna il tragico crollo del Morandi due anni or sono. Eppure, immarcescibile, il finanziamento veniva rinnovato e gli studi sono continuati per realizzare un manufatto che nessuno seriamente in questi anni ha mai pensato realmente di porre in essere. Al di là di sogni ad occhi aperti, delirii di onnipotenza e … varie ed eventuali.

Ecco perché l’affermazione del premier sulla fattibilità di un tunnel sottomarino tra Scilla e Cariddi, ricordare sempre zona sismica ad altissima probabilità, appare quanto meno improvvida e, tristemente, senza tempo!

Quando poi ci si accorge che una simile opera viene delineata quasi come un’apoteosi del suo promotore per lasciarne il ricordo nei secoli, allora lo sgomento supera di gran lunga quella sonora risata che in qualsiasi italiano serio si accende nella mente. Beninteso di ponti e tunnel audaci è pieno il mondo e la tecnologia italiana è presente in ogni angolo del globo dove si realizzano infrastrutture avveniristiche e di gran lunga più complesse di quelle ipotizzate. Il nodo è nella considerazione che un ponte o un tunnel sottomarino non possono essere affidati, se mai realizzati, all’ordinaria manutenzione, soprattutto in una zona così critica come lo Stretto. Ma richiederebbero una vera autorità stabile di riferimento e non solo tecnica.

Quel che colpisce, in riferimento al titolo, è che ci si possa lasciare andare in pubblico ad affermazioni quanto meno imprudenti se confrontate alle sfide che il Paese si trova ad affrontare anche nell’ambito dell’utilizzo delle grandi risorse che vengono veicolate dall’Unione Europea verso il nostro paese. Questo, a ben vedere, è il vero nodo, il vero terreno di confronto, non certo quello dei voli pindarici a confronto con la dura realtà terrena.

Non passa giorno che alle dichiarazioni, agli annunci, ai decreti, non si affianchi una interminabile sequela di questioni irrisolte, di dubbi su come verranno impiegati i miliardi di euro in arrivo, sugli atteggiamenti schizzinosi di qualcuno sul foro da quale provengono o sul loro utilizzo in linea con le richieste di chi li eroga (ovvero noi stessi quale paese fondatore dell’Unione insieme agli altri partner). Le risorse sono tante, impensabili sino a ieri, ma non illimitate e soprattutto sia che siano a fondo perduto, sia che siano prestiti a lunghissima scadenza, richiedono una forma di amministrazione ed impiego lontana mille miglia da quella che caratterizza il nostro sistema a detta di tutti e criticato da tutti. Salvo poi quando ….. arrivano i soldi.

Ecco perché prima di lasciarsi andare ad esternazioni e visioni, occorre avere i piedi ben piantati a terra, il realismo necessario unito alla consapevolezza. E poi, non immaginare che avendo il denaro da distribuire, si possa agire come avveniva nelle arene romane con il “panem et circenses”, tanto per tacitare qui e là, tappare qualche buco o rammendare …. ! Gli italiani attendono risposte chiare, specifiche e senza retroterra: quali sono i finanziamenti utilizzabili, quali sono i criteri per avere ad essi accesso, quali i termini di utilizzo, quali i tempi e se necessario i piani di rientro. Ogni italiano serio, come i nostri padri e madri, se assume un onere sente l’imperativo etico di rispettarlo per la dignità propria e della propria famiglia, per rispetto di chi lo ha reso possibile. E’ questo il punto sul quale far girare la nuova stagione altrimenti le famose distribuzioni a pioggia, senza criterio e senza discernimento la faranno da padrone.

C’è la sensazione che questo sarà possibile? Ci sono elementi a conforto? Difficile rispondere ma l’impressione è che il rischio del solito scenario sia immanente e il pericolo di un flop che sarebbe tragico per la nostra comunità nazionale anche.

Niente voli pindarici, dunque, ma piedi a terra. E poi quando il paese sarà risanato e di nuovo in crescita, allora qualche sogno sarà possibile. E non si venga a dire che una simile opera produrrebbe lavoro e ricchezza. Tutto ciò che precede in questo nostro paese risponde negativamente. Serietà, dunque, gli italiani sono pazienti ma fino a dove non si sa!

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