Identità

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Il primo approccio al termine manifesta subito la complessità del concetto che esso esprime. Il dizionario ci dice infatti che identità, parola che deriva dal latino e concettualmente dal greco indicando “medesimo”, contraddice se stesso per così dire. Proviamo a riflettere. Se la parola indica la condizione dell’essere in perfetta eguaglianza, d’altro canto quando si parla di identità personale o simili, si fa riferimento a qualcosa che non può per definizione essere definito uguale a qualcosa di altro, a meno di entrare in territori difficili che implicano situazioni ai limiti delle scienza, della legge, come il voler essere eguale a qualcuno per identificarsi. Inevitabile il meccanismo dell’identificazione di massa, negazione dell’individuo e forma preferita da autocrati e dittatori per conformare tutti al messaggio.

Dunque, da questa difficile contraddizione cerchiamo di far discendere una spiegazione. In primis l’essere identico vuol dire in perfetta uguaglianza. In filosofia, il principio a cui si richiama o, più precisamente, il principio di identità e contraddizione, è richiamo logico che, nella tradizione scolastica, asserisce l’identità di una cosa con sé stessa («A è A») ed esclude l’identità con altro («A non è non A»): un busillis che risulta da una contaminazione del principio aristotelico di contraddizione con l’asserzione, non aristotelica, dell’uguaglianza tra soggetto e predicato. Ancora in matematica, si intende uguaglianza valida incondizionatamente, verificata cioè da qualsiasi valore o gruppi di valori delle variabili che in essa compaiono. Nella teoria degli insiemi, trasformazione di un insieme in sé stesso (detta anche trasformazione, o applicazioneidentica), la quale lascia fisso ogni elemento dell’insieme (fa cioè corrispondere a ogni elemento dell’insieme l’elemento stesso). 

Identità delinea anche l’essere tutt’uno, di persona o cosa che in un primo tempo sia apparsa con nome o aspetti diversi che abbiano fatto credere trattarsi di persone o cose distinte. Nel commercio marittimo, la clausola che vi fa riferimento, inserita nella polizza di carico, che libera il comandante della nave da responsabilità circa le differenze che possono riscontrarsi tra la merce riconsegnata e le relative indicazioni della polizza di carico. 

In riferimento alla persona la condizione di essere appunto quello e non un altro: pensiamo ai documenti di identità a tutto ciò che definisce, verifica.

Inevitabile, date queste riflessioni, pensare alla psicanalisi, dove la parola si riferisce al senso e alla consapevolezza di sé come entità distinta dalle altre e continua nel tempo. Esiste anche la crisi, ovvero il conflitto psico-sociale con disturbi del senso dell’identità e della continuità del proprio io, che si riscontra spesso nell’adolescenza, ma può essere avvertito anche da persone di altra età e, in forme particolari, persino da gruppi etnici. Un altro passo, nella psichiatria ci porta alla perdita del senso dell’identità, che si riscontra nei delirî schizofrenici. O ancora, in sessuologia, l’intima e profonda consapevolezza e convinzione che ogni individuo ha del sesso cui ritiene di appartenere. In sostanza si dice anche sesso psicologico, che può, in qualche caso, non corrispondere al sesso morfologico.

Tutto quello che precede, nonché la vasta congerie di altri possibili significati, ci pone dinanzi, a contatto con la nostra realtà politica nazionale, ad un insieme confuso di tutto quello che abbiamo appena appreso.

Che la confusione regni sovrana nella nostra quotidianità priva di ancoraggi e riferimenti almeno attendibili, è un dato di fatto. Che i meccanismi mostrino evidenti degenerazioni parossistiche, è anche esso un fatto evidente e preoccupante.

Chi è chi, per che cosa, per quale scenario. Sembrano queste le coordinate senza riferimento che la nostra politica trasmette ad un paese ancora scosso per la pandemia e per le inevitabili conseguenze sotto gli occhi di tutti ogni giorno.

La serietà della condizione sociale, economica, pratica del paese, consiglierebbe poche ma precise cose: saggezza, senso di responsabilità, consapevolezza della necessità di maneggiare con cura elementi identitari della democrazia rappresentativa, evitando torsioni e deviazioni foriere soltanto di ulteriori confusioni, difficoltà, rischi di ritorno.

Ecco perché, al di là dei cinquestelle la cui cifra di riferimento è sempre stata l’assenza di riferimento, il richiamo superficiale a temi altrimenti gravi, la vera incognita di questa fine estate mentre si avvicina un referendum del quale nessuno parla e elezioni locali di cui tutti parlano ma che nessuno capisce, è certamente il partito democratico. Che sia in atto una crisi di identità è notorio, che agitarsi nelle sabbie  mobili non sia una buona politica soprattutto se chi sembra un appiglio non ha nessuna stabilità è altrettanto palmare. Ancora, che la sensazione di rischiare di perdere il potere riottenuto per ottusità altrui e non per voto consigli di dare indicazioni chiare e semplici e non un caleidoscopio di riferimenti vaghi e demagogici, apparirebbe una sana pratica. Allora perché immaginare come ha fatto il segretario dem, di modificare la legge elettorale in una sola Camera, mentre il taglio dei parlamentari vede il partito barricato su un “nì”, ovvero non saper che pesci prendere impantanato in un famoso “ma anche….” di miglior stagione? Difficile sciogliere simili busillis. L’amministrazione di un paese complesso richiede equilibrio, lungimiranza, non tatticismo quotidiano, colpo al cerchio e poi alla botte. Così si perde l’identità. E poi con quale faccia concionare sulle crisi altrui, sulle contraddizioni degli avversari, mentre si discetta sulla pagliuzza nell’occhio del vicino senza vedere la trave piantata nel proprio? L’appuntamento con la storia si avvicina, pensare di arrivarci andando a braccetto con i grillini senza patria, senza senso e senza guru, è suicida per il partito, ma rischia di essere fatale per la nostra stessa tenuta democratica! 

identità Termine filosofico indicante in generale l’eguaglianza di un oggetto rispetto a sé stesso.

FILOSOFIA

PRINCIPIO DI I.Viene così chiamato il principio che, insieme a quelli di non-contraddizione e terzo escluso, costituisce la base della logica tradizionale, e che si suol esprimere nella forma A è A. Pur essendo noti fin da Platone i problemi connessi all’i., è a partire dal Medioevo che il principio comincia a ricevere particolare attenzione, per poi perdere nella logica moderna, insieme ai principi sopra menzionati, il proprio ruolo privilegiato. Principio di i. degli indiscernibili Principio che, basandosi sul concetto dell’impossibilità dell’esistenza di più realtà individuali assolutamente eguali tra loro (perché in tal caso esse sarebbero una sola realtà), considera l’asserzione dell’i. (nel senso di assoluta eguaglianza) come derivante da una semplice incapacità di distinguere gli oggetti ritenuti identici. Formulato e difeso da G.W. Leibniz (che con esso si opponeva all’esistenza degli atomi) e poi da C. Wolf, è stato sottoposto a severa critica da I. Kant (che lo considera applicabile solo alle cose in sé).

Con lo stesso nome (e quindi in dipendenza dal principio metafisico di Leibniz) si indica in logica matematica il principio secondo il quale se due individui hanno esattamente le stesse proprietà allora sono identici. Combinandolo con il principio secondo cui se due individui sono identici allora condividono le loro proprietà (a volte chiamato principio di indiscernibilità degli identici o anche legge di Leibniz), si ottiene una definizione dell’i. che stabilisce che due individui sono identici se e solo se ogni proprietà dell’uno è anche proprietà dell’altro. Intesa in questo senso, la relazione di i. non è definibile in una teoria del 1° ordine, in cui non sono quantificabili le variabili predicative, e quindi non è esprimibile il concetto «per ogni proprietà»; in tal caso perciò il simbolo dell’i. deve essere introdotto nel linguaggio come primitivo, con opportuni assiomi che lo definiscano, e che assicurino che la relazione denotata dal simbolo sia di equivalenza e sostitutiva rispetto alle relazioni e operazioni corrispondenti ai predicati e funtori primitivi del linguaggio. In tal modo, tuttavia, non vi è garanzia che in un qualunque modello M della teoria il simbolo linguistico denoti proprio l’i., quale viene usualmente intesa, e non un’altra relazione di equivalenza R, perché gli assiomi del 1° ordine sull’i. sono più deboli della definizione del 2° ordine sopra vista; quando però si verifica questo secondo caso, è sempre possibile costruire un modello «normale», in cui il simbolo denoti proprio l’i.: ciò si realizza passando dal modello M al suo quoziente modulo la relazione R.

MATEMATICA

In matematica, si chiama i. un’uguaglianza valida incondizionatamente, verificata cioè da qualsiasi valore o gruppi di valori delle variabili che in essa compaiono anche implicitamente. Per es., è una i. l’uguaglianza (x+y)2=x2+2xy+y2, qualora x e y rappresentino numeri (razionali, reali, complessi, e in generale elementi di un campo numerico); l’uguaglianza scritta è infatti verificata per x e y qualunque.

Si chiama pure i., o trasformazione identica, una trasformazione in sé di un insieme, la quale lascia fisso ogni elemento dell’insieme (che fa cioè corrispondere a ogni elemento dell’insieme l’elemento stesso).

In generale, i. di un gruppo o di altro insieme algebrico, è l’elemento identico o elemento neutro, quell’elemento cioè che risulta indifferente rispetto al prodotto.

PSICOLOGIA

L’i. è una delle caratteristiche formali dell’Io, che avverte la propria uguaglianza e continuità nel tempo come centro del campo della propria coscienza. La percezione di avere un’i. personale e la consapevolezza che gli altri la riconoscano è condizione necessaria della sanità psichica. Si parla di diffusione d’i. per indicare l’elemento patologico dell’i. mancata, legato a processi di identificazione. In psicopatologia la perdita dell’Io si può avere in psicosi schizofreniche, in deliri di trasformazione e di influenzamento, nelle sindromi di depersonalizzazione autopsichica, in stati demenziali e, a crisi transitorie, in forme di epilessia.

SCIENZE SOCIALI

Il complesso degli elementi e dei processi relativi all’individuazione di una persona, o di un soggetto collettivo, in quanto tale, da parte di sé o da parte degli altri.

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