Quale giustizia

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Nei giorni scorsi ho ricevuto in copia da Roberto Savio[1] una lettera scritta da Josè Miguel Amiune[2]a Hans Kensel nel 1974, mai spedita. I fatti, i temi, il contenuto della stessa sono, oltre che di monito per tutti, anche di grande attualità in un tempo in cui i fattori fondanti della nostra società sono in pericolo e travalicano ogni logico cambiamento.

I diritti e i valori conquistati nel secolo scorso si stanno rapidamente dissolvendo.

Le idee di giustizia, democrazia, economia con cui siamo cresciuti sono fortemente in crisi.

Tanto il passato, più o meno recente, quanto il presente che incombe, meritano una lettura sgombra da preconcetti o idealismi, impongono una meditazione approfondita, richiedono proposte costruttive.

Mi auguro possano essere dibattute; anche sul nostro giornale e negli incontri che ci accingiamo a preparare; con intenti positivi e concreti, né idealistici, né metafisici, né positivisti.

Ho pertanto tradotto come ho potuto la lettera in parola e, prima di pubblicarla (vedi l’articolo che segue), ho inviato la versione in italiano a Roberto Savio perché ne informasse Josè Miguel Amiune.

Poco dopo ho ricevuto questa sua nota di accompagnamento che riporto qui di seguito sempre in una traduzione approssimativa che l’autore e i lettori vorranno perdonare. Ci scrive J. M. Amiune:

Mi sono permesso di condividere con voi alcuni fatti della mia vita e le ragioni che hanno ispirato questa lettera risiedono nell’idea di raccoglierla insieme ad altre in un libro che sto scrivendo.

  1. La lettera risale al dicembre 1974, quando ero in esilio in Messico. Un esilio dovuto alle minacce di morte rivolte a me e alla mia famiglia da parte dell’organizzazione paramilitare, di stampo nazionalista e peronista, nota come la “Tripla A”. Tali minacce erano dovute al mio ruolo di Decano della Facoltà di scienze umane ed artistiche dell’Università Statale di Rosario. L’ex Presidente Arturo Frondizi, subito dopo l’omicidio del suo amato fratello Silvio che era stato appena ucciso dai criminali della “Tripla A”; mi chiamò e, non solo mi confermò le predette minacce, ma insistette perché partissi immediatamente; in 72 ore lasciai l’Argentina, solo con mia moglie e senza i miei figli.
  2. Dall’esilio inviai lettere che, non solo dai miei amici, ma anche dai miei familiari, non hanno mai avuto risposta. Tanto era il clima di terrore che si viveva in quei giorni. Mi sentivo come il personaggio di Gabriel García Marquez, ne “Il Colonnello non ha nessuno che gli scriva”. Quindi iniziai a scrivere lettere, mai inviate, ai personaggi che avevano influenzato la mia formazione umana e intellettuale, a partire da una lettera a mio padre, morto tre mesi dopo la nostra partenza, e al quale non avevo avuto modi di dire addio.
  3. È in questo contesto che nasce la lettera a Kelsen, che, insieme al Positivismo Giuridico, domina il mondo accademico, la magistratura e i professionisti della giustizia. Come avrete tra breve modo di constatare le lettere danno corpo ad un libro, che vuole essere una forma di testimonianza dei tempi che mi è toccato vivere, che hanno forgiato la mia identità umana e spirituale. Non vuole essere una storia politica dell’Argentina e nemmeno una ricostruzione dei Golpe o della loro origine. Il cenno a tre colpi di stato militari ha piuttosto a che fare con la memoria storica di fatti che ho vissuto. Come direbbe Carlos Ibarguren, la storia che ho vissuto. Il libro può ricordare gli episodi del 1930 e del 1943. Mi auguro che queste riflessioni aiutino a chiarire la natura del mio libro in cui riscostruisco i fatti dal 1974 al 1983.

[1] Roberto Savio, ha ricoperto prestigiosi incarichi istituzionali, in patria e all’estero, ma è e rimane principalmente il fondatore dell’IPS, la prima e più importante agenzia di stampa internazionale, libera, nel senso proprio della parola. Assolutamente non condizionata da “fattori esterni”. Oggi ne perpetua l’animus in Other News (www.othernews.it) e onora la Fondazione Italiani sedendo nel suo CdA ed essendone parte attiva.

[2] José Miguel Amiune è professore i scienze giuridiche e sociali presso l’Universidad Nacional del Litoral e nel  Master in Relazioni internazionali presso l’Università di Tufts, Medford, Massachusets. Consulente per diverse agenzie del ONU è stato Segretario di Stato e Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Repubblica Argentina.

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