Negazionismo

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La doverosa premessa a questa riflessione è che il significato e il disvalore storico del termine fa riferimento inevitabilmente alla più spaventosa tragedia che ha investito l’umanità nel secolo breve, il nazismo, l’Olocausto. Dunque con grande rispetto si prova ad affrontare quella che si può considerare un’eredità venefica di questo atteggiamento. La parola è negazionismo, come tutti i termini con il suffisso ismo, indica una versione per così dire spregevole e degradata del vocabolo di riferimento, nel caso di cui ci occupiamo, negazione.

Il termine come sottolinea il dizionario “indica polemicamente una forma estrema di revisionismo storico, la quale, mossa da intenti di carattere ideologico o politico, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia moderna ma, in specie con riferimento ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo), si spinge fino a negarne l’esistenza o la storicità.

L’aspetto più grave di questo revisionismo è la sua capacità di venire applicato ad ogni evento storico e ad ogni fenomeno. Sempre con riguardo al secolo passato pensiamo al ritardo con il quale si è affrontata l’analisi del sistema sovietico e dei suoi aspetti più deteriori non molto dissimili dalla tragedia nazista e le molte filiazioni che quello stesso sistema ha avuto nel corso dei decenni ed in molte parti del mondo.

Ecco perché può apparire disinvolto e leggero parlare di una simile questione in riferimento ad eventi neppure paragonabili in ipotesi legati alla nostra attualità. Tuttavia, proprio l’invasività di questo vero e proprio morbo negativo rende di grande importanza approfondirne le forme e le manifestazioni.

Secondo il dizionario la parola originaria negazióne fa riferimento all’atto del negare, e l’espressione con cui si nega. In filosofia, già nella logica aristotelica, il giudizio che connette il soggetto e il predicato in un rapporto di esclusione, con riferimento alla copula (nel giudizio negativo vero e proprio: A non è B), con riferimento al predicato (A è nonB) o con riferimento al soggetto (nonA è B). In grammatica il termine serve a indicare sia il fatto di rendere negativo il significato di un’espressione, sia, concretamente, ogni parola (avverbio, congiunzione, pronome), locuzione avverbiale o prefisso che nega l’essere o un modo di essere di una cosa.  

La tragicità dei riferimenti ai quali il termine si collega può aiutare a comprendere come in un ripresentarsi in forme farsesche di qualcosa che ha cambiato il mondo, la tendenza ad applicare il negazionismo ad ogni ambito della vita sociale, politica, economica sembra aver assunto forme invasive preoccupanti. Non esiste concetto, circostanza, argomento nel quale non si cerchi la negazione, la critica radicale tale da smuovere le fondamenta stesse, una sorta di cupio dissolvi che sembra travalicare la logica, la serietà e sovente anche la decenza.

Basta guardarsi intorno per accorgersi dell’esistenza di una sorta di combinato disposto tra derive complottiste generiche, buone per tutte le stagioni, e negazionismi revisionisti di ogni tipo e applicabili ad ogni ambito. Una vera e propria moda che sembra invadere tutto senza speranza. Naturalmente  chi si lascia andare a queste derive sottolinea come porre in discussione norme, dogmi e verità acquisite sia prerogativa dell’uomo e sintomo della sua libertà di pensiero, anche se troppo spesso si tratta di una regressione della civiltà umana divenuta quello che è in positivo proprio per aver creato una sintesi tra esperienza, conoscenza, organizzazione e costruzione di società basate su fondamenta solide.

Un sistema che ha in sé senza dubbio anticorpi potenti per resistere all’ondata revisionista e negazionista sia in senso generico che in senso specifico, ma che va difeso con chiarezza e determinazione. Non è in gioco soltanto l’equilibrio sociale ma lo stesso concetto di libertà che consente anche le derive negazioniste le quali per definizione manifestano invece la loro natura assolutista e settaria che quella libertà negherebbero nel caso malaugurato di una loro prevalenza.

Il catalogo negazionista è pressoché interminabile nella nostra attualità. Abbiamo i no Tav, i no Tap, i no triv, i no vax e via dicendo. Da ultimo anche i no covid! Ogni posizione è apodittica nell’indicare le responsabilità altrui con il piccolo particolare di non mettere in discussione nessun aspetto della propria convinzione che ad ogni tentativo di analisi può mostrare i propri insuperabili limiti. Ma per chi si fa testimonial del no a qualche cosa e a qualunque costo è un aspetto secondario al quale si fa fronte con lo slogan, la parola d’ordine, la totale assenza di spirito critico.

La quotidianità estende questo sistema mentale anche alla politica che non è immune dalle teorizzazioni, dai complottismi, dalle verità che si ritengono intoccabili, dal negare l’avversario invece di contrastarlo con gli argomenti, le idee, la dialettica. Tra i tanti “ismi” che contraddistinguono il nostro cammino, il negazionismo appare il più inaccettabile e il più odioso!

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