Ballottaggio

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L’analisi normale e consueta del termine avviene in riferimento all’esercizio di un diritto elettivo di scelta. Può avvenire tra due opzioni, due riferimenti, due soggetti. In tutti i casi indica la necessità di una scelta quando l’esito di un processo elettorale non ha consentito il raggiungimento di un risultato chiaro rendendo necessaria una nuova espressione della volontà popolare o quanto meno di un elettorato che può essere anche parziale, legato ad una situazione di categoria, ad una professione e in genere a qualsiasi circostanza nella quale sia opportuno o necessario chiedere una scelta conclusiva.

Seguendo il dizionario si indica con ballottaggio una votazione elettiva caratterizzata dal restringimento della scelta del collegio elettorale ai candidati, in genere due, che hanno ottenuto il maggior numero di voti in un precedente scrutinio, ma che non abbiano raggiunto il numero sufficiente per l’elezione qualora sia fissato un quorum oppure siano terminati in parità nel caso di elezioni a maggioranza relativa. Nelle elezioni politiche è di norma collegato al sistema a collegio uninominale a doppio turno.

Etimologicamente il termine proviene dal francese ballottage, a sua volta derivazione dell’italiano ballotta, vocabolo originariamente del dialetto veneto per indicare la palla o meglio la pallottola usata un tempo nelle assemblee e nelle magistrature collegiali, per dare il voto.

Tra gli elementi caratterizzanti il significato pressoché pacifico della procedura elettorale che è sottinteso alla parola, vi è certamente un altro aspetto non secondario: quello per il quale la decisione che si va a prendere con il suo impiego inevitabilmente condiziona il risultato che potrebbe paradossalmente anche essere non coincidente con le premesse iniziali. In sostanza, quando si addiviene all’applicazione del ballottaggio è inevitabile che si chieda all’elettorato di fare una scelta meno libera del procedimento che lo precede. Ancora, ci si trova nella condizione di dover decidere tra due o tre opzioni partendo da elementi in qualche modo precondizionati. Non è infrequente che la decisione necessaria per dare una certezza di risultato possa spingere a indicare qualcosa o qualcuno che non è coerente con la propria impostazione iniziale e quindi incoerente se non distante da essa.

Da aggiungere che, ovviamente, nel momento in cui si deve concentrare la propria preferenza si cerchi di orientarsi su qualcosa simile al proprio modo di pensare, ma non è pacifico considerare questo come una normale deduzione. Si intende dire che potrebbe essere necessario favorire una scelta difforme.

In pratica il ballottaggio inserisce una sorta di casualità, come se si giocasse a dadi. Necessaria a dirimere e sciogliere situazioni altrimenti in stallo o non superabili, ma con la ovvia conseguenza di esiti non prevedibili e dunque anche di evoluzioni successive che possono mutare in profondità l’intero quadro di riferimento.

Certamente non si può non comprendere che la complessità di alcune situazioni renda necessaria questa sorta di scelta “causale” e tuttavia fa riflettere l’eccentricità occasionale che si potrebbe determinare.

D’altro canto è anche vero che il procedimento di ballottaggio spinga a serrare le fila per così dire agli schieramenti contrapposti inducendo una razionalizzazione che può anche presentare conseguenze positive di insieme, consentendo di superare impasse e di ricreare comunque condizioni positive che possono migliorare e semplificare lo scenario di riferimento. L’esempio migliore nel nostro sistema è quello delle elezioni locali, regionali o comunali, nelle quali l’elettorato viene “indotto” a decidere sulle proprie divisioni per dare una maggioranza stabile e comunque un’amministrazione capace di decidere. A correttivo c’è la suddivisione delle diverse forze in gara che dà la misura di quanto la convergenza sia stata possibile e consentendo un esercizio equilibrato di governo o quanto meno creare le condizioni migliori per provare a farlo.

Il ballottaggio del resto è sempre, quasi in senso fisiologico, sintomo di una realtà complessa, fatta di divisioni originarie non sempre ricomponibili e costituisce allora una sorta di ultima ratio da applicare quando decisioni e scelte, non sono in condizioni di realizzarsi in modo diretto e naturale!

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