Referendum ….. e adesso?

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Il sì al taglio dei parlamentari che diventerà reale solo a fine legislatura

Il primo dato della tornata elettorale referendaria e amministrativa appena conclusa – a parte il ballottaggio di numerose amministrazioni comunali – è che gli italiani chiamati ad esprimersi hanno dato indicazioni precise, a loro modo di interesse per chi debba misurarsi in un’analisi delle tendenze e delle preferenze. La fotografia che deriva è da dividere in due sezioni, la prima relativa al voto del referendum sul taglio dei parlamentari e la seconda delle regionali e locali.

Nel primo caso, come già avvenne nel referendum costituzionale indetto dal governo Renzi, l’indicazione degli elettori è stata chiara e definitiva: gli italiani hanno confermato la legge approvata dal Parlamento che prevede la riduzione a seicento tra deputati e senatori (quattrocento i primi e duecento i secondi) avvicinando il nostro paese ai parametri di nazioni simili per popolazione. Una scelta netta che non può tuttavia nascondere il messaggio implicito di avviare una nuova stagione di riforme costituzionali che diano all’Italia un sistema equilibrato e coerente e capace di indurre una maggiore razionalità ed efficienza all’intero sistema.

Questa seconda parte naturalmente spetterà alle nuove Camere e questo ci indica una prima conseguenza del voto. Gli elettori hanno deciso senza incertezze di tagliare il numero dei parlamentari e i costi relativi al funzionamento della politica. Una scelta emotiva, fatta di rifiuto della politica e di populismo certo ma che potrebbe, se corredata di opportune riforme conseguenti del sistema, avere conseguenze positive sull’organizzazione dello Stato e sul funzionamento dell’amministrazione. Un risultato certamente superiore al semplice risparmio finanziario pur consistente nel suo insieme ma non certo dirompente per il bilancio nazionale.

Una seconda riflessione riguarda il fatto che la decisione degli italiani, pur rilevante, resta prospettica. La legislatura proseguirà con l’attuale Parlamento sino alla sua conclusione. E questo mette nella giusta prospettiva anche l’esaltazione dei promotori e sostenitori, in particolare i cinquestelle. Appuntandosi il merito maggiore di aver spinto il Paese ad esprimersi ma rimanendo al governo con il vecchio Parlamento. Se la politica, anche quella presunta nuova, non fosse l’arte del possibile, ci sarebbe da sorridere. Spendere milioni di euro per una consultazione che comporterà in futuro un taglio di alcuni milioni di euro è abbastanza surreale, soprattutto se tale taglio arriverà tra due o tre anni! Gli italiani si sono espressi con chiarezza, quello che si troveranno d’ora in poi davanti agli occhi, è qualcosa di “leggermente” diverso. Se ora si procederà ad ulteriori riforme conseguenti potremmo sottolineare che la stagione riformista del nuovo Parlamento avviene “per procura” di quello esistente.

Le elezioni amministrative, peraltro, danno altri importanti spunti di riflessione. Gli schieramenti di maggioranza e di opposizione stanno subendo in modo evidente un riequilibrio interno che modifica e non poco in prospettiva lo scenario politico.

Nella maggioranza il partito democratico mostra un evidente rafforzamento non certo tale da far pensare ad un’inversione di tendenza ma capace di aumentarne il ruolo nella coalizione. Un dato che trova un contraltare evidente nella distanza che separa la rappresentanza parlamentare grillina, peraltro indebolita da decine di defezioni, dal peso che il movimento sembra avere nel paese, una rappresentanza che è ormai dovunque ad una cifra. Il movimento è percorso da diverse faglie e fratture e rischia di perdere il suo ruolo di alfiere della “nuova” politica: la parte governativa diverge sempre di più da quella movimentista e la necessità di un nucleo dirigente sempre rifiutata si impone ora nella loro agenda e rischia di portali all’implosione. La profferta pro domo sua di alleanza organica da parte del Pd sta facendo il resto, soprattutto considerando in che modo per anni il guru lo ha demonizzato. A parti invertite i problemi non cambiano.

Evoluzioni in corso anche nelle opposizioni, dove la Lega appare stabilizzata ma lontana dallo smalto di qualche dozzina di mesi fa mentre cresce il peso di Fratelli d’Italia. L’analisi territoriale mostra anche una sorta di mutamento con la Lega sempre forte al nord e il partito della Meloni che ne prende il posto al Sud. In mezzo, Forza Italia sconta il lento declino dell’ex cavaliere e l’assenza di una leadership in grado di assumerne il ruolo politico, aumentando la radicalizzazione nello schieramento e rallentando le possibilità di un cambio di maggioranza nel paese, con una legislatura d’ora in poi puntellata dal Pd, la condizione imprescindibile per quest’ultimo di arrivare all’elezione del nuovo capo dello Stato con l’attuale equilibrio. Il centrodestra mostra tuttavia una forte presa territoriale e continua la sua marcia di conquista nelle amministrazioni locali.

Quel che sembra delinearsi è una sorta di bipolarizzazione degli schieramenti e una ricomposizione che richiederà ancora molto tempo. Insomma il fattore tempo, dopo accelerazioni sconsiderate di questi ultimi anni e la frenata forzata della pandemia, sembra recuperare il suo ruolo.

La conclusione si rifà al titolo: referendum archiviato e…. adesso!!

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