Italia al bivio: crescere o declinare

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Per governo e forze politiche: bene comune o bene di parte?

Non occorre essere preveggenti per comprendere quale sia, tra i tanti, il dubbio più incisivo per chi è al governo e in maggioranza e per chi, all’opposizione, immagina di assumere nuovamente la responsabilità del paese. La drammatica sfida che la pandemia mondiale sta ponendo, non solo in Italia, ma questo è l’angolo visuale dal quale partiamo, a governi e leader politici è se sia possibile coniugare politiche di rilancio ma con un forte contraltare in termini di rinunce e contrazioni di molte posizioni di rendita, far ripartire il motore nazionale, fatto di inventiva, intuito, intraprendenza, rischio. E ancora modificare radicalmente il sistema paese in termini di risorse, infrastrutture, obiettivi, scelte strategiche.

Il peso di tutto questo è tale che la domanda inespressa ma evidente è cosa fare di fronte ad un dilemma storico: spezzare alcune catene antistoriche, meccanismi vetusti e improduttivi, tagliare privilegi diffusi, evitare i famosi interventi a pioggia (ovvero contentini qui e là sul territorio) e rischiare il proprio ruolo e peso politico assumendo con coraggio decisioni epocali ma che rischiano di spezzare catene di consenso nella nazione delle cento città e dei campanili?

Non è di poco conto ed è questo nella sostanza il peso della sfida che abbiamo davanti. E’ all’altezza il governo, i partiti di maggioranza e in modo speculare l’opposizione, di assumere questo onere? Soprattutto perché il bivio a cui siamo arrivati sta portando insieme alla pandemia, tutti i nodi del sistema al capolinea.

Non si tratta di utilizzare una mole gigante di risorse proprie ed europee in arrivo per nutrire un mondo immobile, fatto solo di rapacità e di egoismo, di rendite di posizione, ma di consentire ai giovani di rimanere in Italia e di trovare lavoro, a milioni di persone di mantenere il proprio e tutto questo salvando la dignità del lavoro, il livello delle retribuzioni tali da garantirlo, lasciando alle imprese la possibilità di contribuire assumendo anche rischi importanti. In gioco c’è il valore complessivo del sistema Italia altrimenti destinato a divenire terra di conquista e di occupazione molto più di quanto non sia già avvenuto!

E torna la domanda: di fronte a tutto questo indicato solo per accenni. Se guardiamo al battibecco, al balbettio, alle esagerazioni, ai particolarismi che la politica esprime al governo e non, qualche perplessità esiste.

La cartina di tornasole, peraltro, è appena arrivata con il referendum e le elezioni amministrative. Gli italiani hanno detto chiaramente che vogliono una politica più snella, ma non soltanto per pagare meno parlamentari, ma per avere deputati e senatori che parlino il loro linguaggio, rappresentino le loro esigenze. Nei giorni successivi al voto, archiviato il referendum il cui risultato pratico si vedrà tra due anni e mentre si litiga per il sistema elettorale da affiancare al Parlamento ridotto che sarà, non si sono avvertite indicazioni molto coerenti e responsabili. Un dato però fa percepire il senso. I cinquestelle sugli scudi come salvatori del paese, secondo i dettami dello scomparso guru e del guru “scomparso” stanno pagando pesantemente il prezzo di aver fatto immaginare la luna, il bengodi a un paese in difficoltà, fatto di territori a macchia di leopardo, illudendo che a colpi d’ascia si sarebbero abbattuti tutti i tabù (si ricordi a titolo di esempio “abbiamo abolito la povertà”) ed ora, dinanzi ai sacrifici che si annunciano nonostante i soldi in arrivo vino la fase più difficile della loro storia incerti se privilegiare se stessi o il paese! Le risposte le daranno nel tempo e gli italiani lo capiranno bene, Per ora la lezione è dura e meritata. Non è sempre colpa di chi c’era prima.

E a questo proposito lo stesso dilemma si pone anche per il partito democratico. Riuscito fortunosamente a riagganciare il governo del paese da partito qualificato ma di minoranza, sembra più volte aver perduto la bussola tra l’essere governo della nazione e forza politica e ideologica a caccia di consenso. Illuminante a questo proposito il vagheggiamento di alleanze locali con i 5stelle naufragato nel voto di questi ultimi e nel mantenimento di un centrodestra sempre maggioranza potenziale e in forte evoluzione al suo interno. Anche qui occorrerà che i suoi dirigenti sciolgano il dilemma e il risultato potrebbe non essere quello sperato. La storia recente del partito lo dimostra ampiamente. L’immobilismo dinamico però non aiuta!

Ultima considerazione ma non per importanza, quella riguardante le opposizioni. La Lega ferma la sua corsa ma rimane prima nella coalizione, Fratelli d’Italia sembra in forte ascesa e la collocazione moderata appena raggiunta a livello europeo potrebbe portare ulteriori evoluzioni positive. Per Forza Italia, un tempo egemone, il non secondario valore di ago della bilancia e non solo nel centrodestra. Dunque un ruolo cruciale per risolvere a sua volta il dilemma tra interesse di parte ed interesse del paese.

Osservazione a parte spetta al premier araba fenice, il più democristiano mai apparso a confronto con i vecchi dc, personaggio consapevole del dilemma e altrettanto convinto di ritagliarsi un ruolo e un posto nella storia. Dalle sue scelte e dalla sua capacità di perseguirne gli obiettivi dipende molto della sorte complessiva della politica nazionale e soprattutto, della sorte del Paese. Sarà all’altezza di fare da perno superando rigidità ed egoismi dei partner di maggioranza dai quali dipende? Come per l’araba fenice: “che vi sia ognun lo dice, dove sia nessun lo sa” come recitava l’antico adagio. Per gli italiani il dilemma maggiore su dove, come e perché andare in una direzione che sia positiva, di sviluppo e di crescita. La sfida è storica ed epocale al tempo stesso!    

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