I rischi dell’intelligenza artificiale

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Qi e Ai.Un futuro pericoloso per l’umanità legato ai voleri del robot

Nel 1950 Isaac Asimov pubblicò un’antologia di racconti intitolata ‘Io robot’. Nel 2019 Stuart J. Russell, intervistato da un canale Youtube si mostrò molto preoccupato di quella che potrebbe essere l’evoluzione della tecnologia informatica che va sotto il nome di intelligenza artificiale.

Chi sono i due autori?

Isaac Asimov era un biochimico russo di origini ebraiche naturalizzato statunitense. Intelligentissimo e dotato di inconfondibile talento letterario, fu per anni presidente del club Mensa, l’organizzazione elitaria a cui possono accedere esclusivamente persone con un quoziente intellettivo molto elevato.

Prolifico scrittore di fantascienza, pubblicò la famosissima Trilogia galattica, un romanzo divenuto un classico della letteratura fantascientifica.

Russell è invece professore di informatica a Berkeley ed esperto di intelligenza artificiale.

Nell’antologia ‘Io robot’ Asimov descrive un mondo in cui i robot dotati di intelligenza umana si limitano ad aiutare l’uomo.

Nel ‘cervello positronico’ degli automi concepito da Asimov, vi sono impresse le cosiddette tre leggi della robotica: leggi che impediscono a queste macchine di danneggiare gli uomini.

Asimov, scienziato e scrittore estremamente lungimirante descrive in alcuni romanzi dell’antologia come, non ostante queste leggi, si possano verificare situazioni in cui gli automi prendono il sopravvento e danneggiano gli esseri umani con cui interagiscono o almeno tentino di farlo.

Stuart Russell sostiene invece che alcuni compiti demandati all’intelligenza artificiale potrebbero essere risolti da questa, ricorrendo a soluzioni che addirittura potrebbero comportare la fine della nostra civiltà.

Russell fa un esempio: supponiamo di mettere nelle mani di un ipotetico sistema esperto il problema dei cambiamenti climatici.

Il sistema potrebbe rendersi conto che questi dipendono dall’inquinamento e potrebbe quindi decidere di eliminare la razza umana oppure di bloccarne la riproduzione in modo tale da provocare l’estinzione della stessa in meno di un secolo.

Già oggi, droni ‘intelligenti’ sono capaci di individuare un bersaglio e colpirlo, scegliendo tra tanti ed utilizzando criteri di scelta tipicamente umani.

Di qui a pochi anni potrebbero scegliere la persona da abbattere scegliendo ad esempio in base al colore della pelle o al tipo di divisa indossata o in base all’età.

Si tratta, secondo Russell di tecnologie che potrebbero risultare anche più pericolose delle armi nucleari.

Messe nelle mani sbagliate si rivelerebbero una minaccia letteralmente terrificante per il genere umano. Ma c’è di peggio: oggi siamo controllati in tutte le nostre attività.

Le nostre mail sono controllate così come le nostre telefonate e le conversazioni sui ‘”social networks”. Tutte le nostre transazioni bancarie vengono inserite in un software che decide chi deve essere sottoposto ad accertamento.

In futuro prossimo potremmo ritrovarci in un mondo in cui, come nella Germania orientale in cui la Stasi controllava tutti, il destino di ognuno dipenderebbe dalla scelta di un sistema intelligente che autonomamente deciderebbe di sequestrare il conto corrente a qualcuno sulla base di criteri stabiliti da lui stesso.

Potremmo trovarci a che fare con medici robot o magistrati robot che applicano le regole in modo freddo e assolutamente disumano. Intelligenza non significa automaticamente sensibilità ed umanità e neanche empatia.

Ma c’è altro: se le macchine faranno il lavoro dell’uomo, rimarremo tutti disoccupati? Non è una domanda da poco.

Perché nel mondo si stanno spendendo centinaia di miliardi di dollari per realizzare sistemi sempre più ‘intelligenti’?

Le risposte sono essenzialmente due: da un lato c’è il fattore economico. Nell’economia di mercato, la regola che prevarica qualsiasi etica è il guadagno.

È chiaro perciò che le aziende si fanno la guerra a suon di innovazioni tecnologiche prescindendo dagli eventuali rischi che queste comportano.

Realizzare strumenti e sistemi in grado di sostituire l’uomo è un sogno molto antico.

Svincolare l’uomo dalla necessità di lavorare non è cosa da poco.

C’è però un altro fattore da non sottovalutare: molte istituzioni che incoraggiano e finanziano le ricerche in questo campo, sono gestite da persone dichiaratamente atee.

Creare una macchina con una intelligenza umana significherebbe eliminare uno dei motivi per cui Dio dovrebbe esistere; in quanto sarebbe a questo punto l’uomo e non più Dio, l’essere quasi onnipotente in grado di creare e dare intelligenza.

Lo scenario che si prospetta è abbastanza inquietante.

Senza regole che stabiliscano che cosa è lecito fare e che cosa no e soprattutto senza una ragionevole valutazione dei rischi, lasciando gestire tutto dall’etica del profitto, potremmo produrre un mondo di schiavi.

Abbiamo davanti a noi due possibilità: svincolare l’uomo dalla necessità di lavorare per vivere consentendo ad ognuno di noi di elevarsi culturalmente e spiritualmente o creare un mondo di schiavi gestiti da macchine fuori controllo o controllate da pochi esseri senza scrupoli e quello che è peggio potremmo avviarci verso la nostra estinzione.

Come al solito la scelta sta a noi e non abbiamo molto tempo per decidere né possiamo permetterci di lasciare a pochi il compito di farlo.

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