Nasce la prima enciclica ecologica di un Papa “laico”

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Nota redazionale. Nello spirito, per come da noi inteso, dell’enciclica “Fratelli tutti”, pubblichiamo l’articolo del nostro Antonello Cannarozzo – di cui conosciamo sia la fede in N.S., che la fedeltà alla Chiesa (per lui solo “Santa Cattolica Romana”) – convinti che per costruire una fratellanza vada ascoltato anche il pensiero “contrario”, malgrado ci possa sembrare tristemente “avverso”; la “fratellanza” va infatti necessariamente estesa non solo a chi è “fuori”, ma anche a chi è “dentro” la chiesa, malgrado sia critico; purché il suo pensiero sia onesto, e non mosso da partigianeria, o peggio, come talvolta è parso, da bieco interesse.

Ci auguriamo con questo, di aprire un dibattito sulla nuova lettera apostolica indirizzata dal Papa, oltre che ai vescovi e ai fedeli, agli abitanti del mondo, persuasi (noi) della sua perfetta aderenza ai Vangeli; e grati a Papa Francesco di quanto sta facendo in un tempo estremamente difficile per l’uomo; per riunire e non dividere.

Un cammino iniziato da molto tempo, che aveva dato origine un anno addietro, al “Documento sulla Fratellanza Umana per la Pace Mondiale e la Convivenza Comune” firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar, Ahmsad Al-Tayyeb, sul quale torneremo tra breve.

Su questo tema, nei giorni successivi all’enciclica, si è tenuto al Monastero di  Bose un con incontro con il cardinale Fitzgerald, profondo conoscitore del mondo islamico, prima segretario (1987-2002) e poi presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso (2002-2005), già nunzio in Egitto (2006-2012), ha offerto una lettura del Documento di Abu Dhabi quale base per poter articolare “una proposta e un progetto di relazione tra cristiani e musulmani”.

Vi torneremo tra breve, dando per il momento voce a coloro che la pensano diversamente, certi che anche loro sapranno ascoltare.

Sulla tomba di san Francesco il Papa firma “Fratelli tutti”

Nasce la prima enciclica ecologica di un Papa “laico”

Anticipata quarant’anni fa da John Lennon con la canzone Imagine

La Chiesa, in questi ultimi anni, sta certamente cambiando nei suoi aspetti più tradizionali, un po’ come il clima.

Stiamo entrando di fatto in una altra era “geologica” del cattolicesimo, in questo caso ambientalista e promotrice sociale in una continua affannosa ricerca al dialogo con il mondo, come dimostra la stesura di questa enciclica di Papa Bergoglio, “Fratelli tutti”, per la quale bisogna ammettere che trovare la dottrina evangelica, almeno come fino ad ora c’è stata trasmessa, è assai complicato, tanto da non sembrare, per il suo taglio innovativo, un’enciclica, ma, se ci è permesso affermare, più il proseguimento del colloquio che, fin dall’inizio del suo papato, Bergoglio ha voluto avviare con gli agnostici o con i fedeli di altre confessioni religiose, tutto nello sforzo di convincerli che anche la Chiesa Cattolica è conciliabile con la modernità società atea e non viceversa.

Senza arrivare, come ha fatto Camillo Longone sul Foglio, che ha definito questa enciclica “il manifesto di un’altra religione”, pur tuttavia qualche riflessione si pone leggendo il testo, specialmente per un cattolico anche se la risposta, ormai da troppi anni, è sempre la stessa: “questa è la modernità”.

Con questa visione, tutto nell’enciclica viene edulcorato e abbassata l’asticella della dottrina quando diventa un ostacolo alla nuova “Chiesa in uscita”.

Un azione che apre di fatto un’altra storia tutta ancora da scrivere.

Fratelli Tutti”sceglie, infatti, volutamente un linguaggio sentimental-naturalista e, aggiungiamo noi, interconfessionale, dove i punti salienti della cattolicità, di cui è bene sempre ricordare che il Papa ne è il depositario, vengono ignorati come, ad esempio, la vocazione soprannaturale dell’uomo verso l’Assoluto, il concetto del peccato nel mondo, l’esigenza della Redenzione in Cristo e di conseguenza la funzione salvifica della Chiesa, ancora la Grazia divina, essenziale per il perfezionamento individuale e per il progresso sociale che insieme alla legge naturale sono vero fondamento dell’ordine per la crescita umana. Tutti principi ribaditi con forza delle esortazioni dei precedenti pontefici.

In questo documento papale, invece, tutto ciò che si potrebbe definire una certezza di fede e di dottrina è considerato, tra le righe, proselitismo, auto celebrazione, orgoglio colpevolizzando chi la pensa ancora da cattolico o di quello che purtroppo ne rimane.

L’importante è dialogare ovunqueecon tutti, ormai questa è la parola magica che dovrebbe risolvere qualsiasi ostacolo tra gli uomini, anche se per fare questo occorre che le parti trovino il classico compromesso per ottenere una sintesi, solo che la Chiesa non è, e ne può essere un’associazione, un sindacato od un partito politico nato dalla volontà umana.

La Chiesa cattolica nasce per volontà di Cristo ed è questo l’elemento fondante di Verità, almeno per chi ancora mantiene la fede. Stando così le cose, non si può dialogare con alcuno, ne scendere a compromessi teologici con il pericolo concreto di tradire il proprio mandato, ma manifestare sempre la propria fede con la testimonianza.

Per Papa Bergoglio questa apertura al mondo e alle sue idee, non sarebbe una specie di relativismo, ma una visione di amore e di solidarietà inteso laicamente, il che è anche auspicabile in una società umana, ma se si deve ribadire il valore della dottrina, essendo il Papa che scrive, allora la situazione cambia.

Ad esempio: “… ciò che chiamiamo “verità” – le virgolette sono dell’enciclica – è anzitutto la ricerca dei fondamenti più solidi che stanno alla base delle nostre scelte e delle nostre leggi …” (n.208), per cui “… in una società pluralista, il dialogo è la via più adatta per arrivare a riconoscere ciò che dev’essere sempre affermato e rispettato, e che va oltre il consenso occasionale …” (n.211) e così nasce la cultura dell’incontro che è “… uno stile di vita che tende a formare quel poliedro che ha molte facce, moltissimi lati, ma tutti compongono un’unità ricca di sfumature …”, “… una società in cui le differenze convivono integrandosi, arricchendosi e illuminandosi a vicenda” (n.215).

Per questo sono necessari da un lato “la capacità abituale di riconoscere all’altro il diritto di essere sé stesso e di essere diverso” (n. 218) e, dall’altro, “un vero patto culturale” che accetta la possibilità di cedere qualcosa per il bene comune.

Fatta questa premessa, i leitmotiv dell’enciclica sono di fatto il naturalismo, l’interconfessionalismo e la fratellanza universale, ovvero il “nuovo sogno di fraternità e di amicizia sociale” (n.6 – ndr: i numeri si riferiscono ai capitoli dell’enciclica) con la conseguente “aspirazione mondiale alla fraternità” che Papa Francesco vuole far risvegliare a partire dalla testimonianza da parte di tutti della dignità di ogni persona umana purtroppo senza alcun riferimento a Dio, se si accentua la precisazione finalmente che: “Come credenti pensiamo che, senza un’apertura al Padre di tutti, non ci possano essere ragioni solide e stabili per l’appello alla fraternità”, insomma una specie di accidente della storia. (n.272).

Ricordiamo che le encicliche erano, per i predecessori di papa Francesco, uno strumento con il quale, attraverso le Verità eterne della Rivelazione, potevano agire su temi anche attuali, ma con lo sguardo sempre rivolto al Cielo per l’edificazione dei fedeli.

In questo documento non troviamo nulla di questa impostazione dottrinale, ma un’infinità di argomentazioni prettamente umane, malgrado le divergenze religiose o filosofiche, come viene sottolineato, è “rivolta a tutte le persone di buona volontà, al di là delle loro convinzioni religiose” (n.56).

Trovare, insomma, un elemento comune sulla dignità dell’uomo con tutti anche con i non credenti “corrispondente alla natura umana al di là di qualsiasi cambiamento culturale”.

Inoltre in questo ambito anche gli agnostici potranno trovare un fondamento “sufficiente per conferire una salda e stabile validità universale ai principi etici basilari e non negoziabili, così da poter impedire nuove catastrofi”.

Questo però viene meno, a nostro avviso, leggendo i Vangeli ed alla volontà di Cristo di portare la Verità ovunque tra le genti per la loro salvezza, mentre troviamo che “ciò non stabilisce un fissismo etico né apre la strada all’imposizione di alcun sistema morale” perché ognuno ha la propria visione, ma può sempre rimanere aperto il dialogo (n. 214) che, ricordiamo, non è lo stesso messaggio lasciato alla Chiesa di convertire e non certo quello di trovare un compromesso ideologico.

La Verità non può accettare compromessi.

Ci sono poi espressioni nel documento che sinceramente lasciano sorpresi in merito alle convinzioni di fede ed invece di essere gratificati per questo dono, si dichiara: “una persona di fede “può sentirsi vicina a Dio e ritenersi più degna degli altri”, mentre paradossalmente “a volte, coloro che dicono di non credere possono vivere la volontà di Dio meglio dei credenti” (n.74).

Quindi, affermare e difendere la propria fede può essere un atto di superbia spirituale.

In questo contesto non possiamo non ricordare le parole di Gesù: “Io sono la via la verità. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Gv 14,1-12), altro che dialogo!

Chissà cosa ne penserebbero le migliaia di martiri della Chiesa di questo concetto!

Proseguendo troviamo anche che l’amore verso il prossimo non deriva necessariamente dall’amore che abbiamo verso Dio, ma è qualcosa di naturale, insito nella morale dell’uomo dimenticando, come affermava San Tommaso nella sua Summa Teologica, “che “la ragione di amare il prossimo è Dio” e se non c’è questo atteggiamento, affermava anche san Pio XIl fine di tutta l’umana famiglia, e nell’amore di Gesù Cristo, di cui siamo le membra al punto che consolare un infelice equivale a far bene a Gesù Cristo stesso. Ogni altro amore è illusione o sentimento sterile e passeggero “.

Parole che non hanno bisogno di alcun commento, ma accentuano, se ce ne fosse ancora bisogno, le differenze dottrinali.

A questo punto è bene anche spendere qualche parole su San Francesco, definito l’ideatore di questa enciclica papale. Purtroppo, dobbiamo notare come il “poverello d’Assisi” sia stato travisato, e non da oggi, in una figura bucolica, tutto amore e sorrisi verso la natura, verso ogni uomo, oltre ad essere indicato come ambientalista, pacifista ante litteram, e, ovviamente, aperto al dialogo, comunque e sempre.

Questa sua immagine così dolcificata non riflette, però, la sua vita, almeno quella tramandataci da circa ottocento anni dalle fonti francescane.

Secondo la tradizione, il Santo fu uomo certamente di pace, ma anche combattente, nel difendere la fede in Cristo, egli non condannò mai la Quinta crociata, anzi se ne fece promotore con infuocate prediche per il riscatto della Terra Santa tanto da partire insieme ai combattenti cristiani per Gerusalemme, a sostegno delle rivendicazioni della Chiesa.

Per quanto riguarda poi il celebre incontro con il sultano Al-Kāmil, ricordato da Papa Bergoglio, al fine di trovare una intesa sulla religione, come si usa dire oggi, colpisce che non venga citato il seguito di questo dialogo quando San Francesco afferma ai suoi fraticelli che “i Saraceni devono battezzarsi, farsi cristiani, “poiché se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio”.

Altro che dialogo o compromesso quando c’è da difendere la fede in Cristo.

In conclusione di questi brevi valutazioni, nell’enciclica del Papa alcuni commentatori hanno evidenziato l’importanza dell’uomo ed il deismo, l’incontro interreligioso e l’indifferentismo, un po’ di fraternità e un po’ di panteismo e una dedica all’ Islam, insomma c’è di tutto e di più, meno, forse, il ribadire della centralità della Chiesa nel mondo e, dunque, la divinità di Cristo.

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