Divisioni e mete incerte

 -  - 


Governo e maggioranza nel pallone, opposizioni in confusione

La crescita esponenziale dei contagi, il trend in aumento della pandemia stanno mettendo la sordina – per la loro innegabile importanza – sullo stato di salute del governo, della maggioranza e delle opposizioni. In una parola della politica nazionale e regionale. Non avendo la competenza per occuparsi della situazione sanitaria e potendo soltanto rispettare con grande misura e attenzione le indicazioni anti contagio, quel che resta da fare è cercare di capire sotto questa cortina fumogena quanto sta accadendo nella fase di passaggio centrale della legislatura e che cosa ci troveremo dinanzi nei prossimi mesi.

La sensazione primaria è che , così come in termini di sanità, molte siano le incertezze e le cose da capire cercando di convivere con il virus, anche sul piano dei rapporti politici non si riesca a capire pressoché nulla. Una cosa appare chiara, tuttavia, ed è che lo scontro continua, sordo o palese e attraversa sia l’esecutivo, sia la coalizione che lo sorregge, sia le opposizioni che appaiono un po’ come Totò e Peppino, divisi a Berlino.

Nessuno sembra essere d’accordo con alcuno, ogni decisione, ogni indicazione sono al centro di interminabili anche a livello temporale, querelle sovente senza costrutto e senza fine. Non si tratta di dialettica democratica perché ne mancano i fondamentali e individuabili elementi. Assistiamo invece a bracci di ferro, aspre contese, accuse, critiche che vengono seguite poi da smentite e correzioni che non apportano alcuna chiarezza sul tema per il quale avvengono. In più, sparite le ideologie e forse in fase di scomparsa anche le più normali idee, ogni tema sembra solo un elemento di un mulinello incontrollabile del quale nessuno appare in grado di avere il controllo.

In una condizione di normalità il tutto potrebbe sembrare fisiologico e finanche produttivo di qualcosa, ma nelle condizioni in cui ci troviamo il rischio è che se dovesse prevalere quella logica sottesa, i danni per il paese potrebbero divenire anche incolmabili. La pandemia sta facendo da catalizzatore a tutte le carenze, i ritardi, le complessità che il nostro stato e il paese nel suo insieme si portano dietro da decenni ed è di tutta evidenza che non si potrà risolvere tutto simultaneamente ma occorrerà porsi degli obiettivi strategici, perseguibili, graduali e soprattutto improntati a sciogliere i nodi che bloccano ogni tentativo di soluzione.

Ecco allora che parlare di riforme costituzionali, di riforme economiche, di riforme previdenziali, di riforme del lavoro, di logistica, di trasporti, di infrastrutture, di sistema sanitario e chi più ne ha più ne metta, tutto insieme oltre all’effetto ingorgo non può che ingenerare nei cittadini legittime preoccupazioni che si uniscono all’ansia generale dovuta alla pandemia.

Ogni giorno che passa, accanto alle misure stringenti e necessarie per contenere il virus ed evitare nuovi lockdown, si assiste a un continuo battibecco, ad un batti e ribatti su ogni tema, su ogni argomento da parte di chiunque abbia qualche ruolo o posizione politica, economica e di altro genere. Il Parlamento alle prese con il virus ma non solo, appare sempre più sullo sfondo pur rimanendo il presidio del sistema democratico. La distorsione più evidente è nell’onnipresenza  del premier e nel suo occuparsi di ogni cosa, ma senza un’agenda coerente, comprensibile. La sensazione è che tutto sia posto in modo che il manovratore non debba essere disturbato. Ma questo comporta una torsione sempre più pericolosa nel tessuto costituzionale e questo nonostante i richiami e le sottolineature del presidente della Repubblica.   L’informazione sacrosanta non fa che fotografare questa confusione. Nessuno sembra porsi o forse non è in condizioni di  farlo, uno schema coordinato di priorità e di idee per affrontarle.

Accanto a questo i partiti e i movimenti sembrano pensare soprattutto a se stessi a quel che potrebbe succedere alle prossime elezioni o in caso di rottura della coalizione. I cinquestelle sono ormai in fase di deflagrazione non essendo riusciti a conciliare l’essenza del movimento con la realtà del Paese, paese che ora li sta mettendo in mora. Unica capacità dimostrata, l’occupazione del potere. Il duello senza esclusione di colpi tra governisti e movimentisti ha ormai raggiunto tutti i nodi compresa la ormai ammaccata piattaforma Rousseau che sembra ormai elemento di lotta. Il silenzio – potremmo dire – salutare del guru, sta provocando una crisi strutturale dagli esiti incerti e non scontati.

Tutto questo si riverbera sul partito democratico da un lato consapevole ma non troppo delle responsabilità verso il paese, conscio dell’inaffidabilità degli alleati che nessuna intesa, nessun incontro, nessun conciliabolo sembra consentire, e allo stesso tempo alle prese con una propria crisi di identità e di leadership nazionale e che sta mostrando le sue evidenti crepe e l’incapacità di capire la realtà nella capitale e sulla scelta del candidato sindaco da contrapporre ad una prima cittadina della quale ormai parlar negativamente è come sparare sulla famosa croce rossa. Una situazione rischiosa e fluida che i democratici dovranno affrontare pena l’implosione.

Tutto sostanzialmente tace, ancorché nell’apparente confusione rumorosa, sul fronte delle opposizioni. Per la Lega il cammino di rientro in una fase più equilibrata dopo il non positivo risultato elettorale sembra un cammino irto di difficoltà anche personali del leader e richiederà tempo. Con il vento in poppa ma prospettive e approdi incerti per Fratelli d’Italia nella sostanziale immobilità del quadro generale. Unico movimento quello che vede Forza Italia apparire ago della bilancia sia nello schieramento che nei rapporti con il governo e le sue difficoltà evidenti ed esponenziali!  

2 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.