Un governo che …. governi

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Sempre più evidenti i limiti della situazione politica attuale

Il passare dei giorni, l’aggravarsi della pandemia in quella che viene definita seconda ondata, il rischio di nuovi lockdown locali o nazionali, l’evidente nuovo impatto che rischia di divenire letale per buona parte del sistema economico e produttivo delle pur necessarie misure di contenimento, stanno mostrando in modo sempre più chiaro i limiti di un’azione di governo che si trova alle prese con la salvezza, in senso letterale, del sistema paese. Un’azione che mostra la corda sia per ragioni interne che per la complessità della coalizione che lo esprime.

Quel che appare sempre più evidente è che manca una vera visione per il paese, una chiara indicazione di priorità e di scelte coerenti. Le misure adottate, gli interventi a sostegno dell’economia provata dal blocco pressoché completo dei mesi centrali del lockdown non sembrano ancora aver impresso una direzione alla crescita. Le necessità dell’emergenza sanitaria hanno assorbito risorse e capacità e il fermo sostanziale delle imprese ha prodotto un mole di interventi assistenziali che hanno certo alleggerito le condizioni di milioni di persone, ma anche mostrato l’incapacità del sistema di riavviarsi. Un sistema già provato da anni di rallentamento e di scarsa produttività, ancora segnato dalle carenze strutturali che minano il made in Italy malgrado la capacità di innovazione mostrata da numerosi comparti.

E’ il sistema paese ad avere evidenti criticità ed è per questo che l’azione del governo limitata all’assistenza e con stimoli all’imprenditoria ancora da concretizzare e confusi nelle scelte e nelle priorità, non ha ancora generato uno scarto positivo. I mesi dell’estate hanno segnalato qualche reazione del sistema, ma tutto rischia di spegnersi nell’attuale nuova crisi con conseguenti danni strutturali e difficoltà ancora maggiori.

La messe di risorse che l’Europa ha posto a diposizione del nostro paese con il Recovery Fund e il sistema Sure che cominceranno a dispiegare i loro effetti nei primi mesi del prossimo anno, corre il pericolo non infondato di essere impiegata al di sotto delle possibilità o in direzioni non coerenti con le finalità previste. E questo per le limitazioni e le carenze che da decenni ci rallentano e ci impediscono già oggi di non utilizzare al meglio le risorse europee già a disposizione. Se aggiungiamo il confronto aspro e inconcludente sul Mes nella sua versione dedicata alla sanità e la rinuncia per ora al suo ricorso, il quadro ci appare nella sua sostanziale confusione.

Può il governo del premier mai eletto e sostenuto da una maggioranza il cui socio di riferimento perde pezzi e manifesta una sostanziale incapacità di gestione e di visione  essere all’altezza delle scelte da compiere? Il dubbio è reale soprattutto se connesso alla divaricazione evidente anche se sottaciuta, tra le indicazioni del Pd e quelle dei grillini di governo contrastate da quelli di opposizione. La sfida dei democratici di creare un’alleanza organica con i pentastellati si è mostrata per quello che è sempre stata, un’idea senza fondamento per l’inaffidabilità del movimento fattosi governo. Il voto locale marginalizzando quest’ultimo ha aggiunto un ulteriore vulnus a quella idea anche perché la scelta degli italiani non ha ripagato il Pd chiarendo che gli italiani non sono quelli che le direzioni di partiti e gruppi pensano.

Il vero problema politico italiano è nell’ideologico retaggio che impedisce qualsiasi tentativo di governo di unità nazionale, legato al particolare momento storico. Retaggio tuttora forte nel Pd e negli altri gruppi della sinistra e motivato anche da alcune evidenti carenze politiche delle opposizioni tutte tranne Forza Italia, troppo lontane tra loro e nei confronti dell’esecutivo.

E’ di palmare evidenza che l’esecutivo mostra i suoi limiti e le sue divisioni che solo in parte vengono superate nell’azione di supplenza del premier. Una situazione che non può certamente trovare soluzione ma che paradossalmente costituisce il collante e garantisce al premier e al governo di restare in sella. La prospettiva del Pd di arrivare all’elezione del nuovo capo dello Stato essendo alla guida del paese è un altro elemento del puzzle che complica il quadro di insieme ma è anche una polizza di durata dell’esecutivo.

Tutto questo, ovviamente, se nel paese non cresce in modo esponenziale la reazione incontrollata alla nuova stretta dei provvedimenti anti pandemia. Un rischio questo tutt’altro che peregrino. Sino ad ora sono frange estremiste e di derivazione criminale ad avere promosso azioni di protesta mischiandosi a legittime manifestazioni di categorie produttive e professionali falcidiate dalla crisi ma l’aggravarsi delle misure, il nuovo blocco di interi settori già in crisi, il ritardo delle risorse e degli stessi interventi assistenziali potrebbero far da detonatore sociale di ben più ampie proporzioni. A questo non può rispondere un esecutivo notarile, un’azione che sembra destinata a prolungare l’esistente, senza spinta propulsiva e visione complessiva del paese e del paese nel contesto europeo.

Occorrerebbero decisioni di portata storica per un periodo che storicamente rimarrà drammaticamente speciale e questo a livello mondiale. Per l’Italia dovrebbero essere assunte direzioni capaci di sbloccare una volta per tutte l’asfissiante gabbia della burocrazia, l’abitudine ad estenuanti mediazioni, e dare finalmente impulso alle potenzialità tuttora enormi che il paese sa esprimere. Ma ci vuole un governo che …governi! Per così dire.      

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