Coronavirus e il fatidico numero 6

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Riflessioni semiserie sull’odierno lockdown

E’ passata qualche settimana dal fatidico DPCM del 4 novembre, che ha sancito un nuovo tricolore a ricoprire la cartina geografica dell’Italia: rosso, arancione e giallo, sì, perché la tricolorizzazione iniziale sapeva troppo di semaforico e, forse, il verde avrebbe fatto ritenere incontaminate certe regioni.

Si è ripresentata la cosiddetta autocertificazione, per giustificare  (sì, purtroppo in questa societas moderna si vive principalmente per giustificarci e per non essere creduti)  qualsiasi spostamento nelle ore di coprifuoco, lo ricordiamo dalle 22.00 alle 05.00, durante le quali occorrerà evitare di scaricare la spazzatura nei secchioni in strada, per non incorrere nelle ormai ultra-esasperate esagerate sanzioni pecuniarie, molto di moda da parte di politici e di pubbliche amministrazioni negli ultimi 35 anni.

Stranamente non sono ancora state interdette, bontà di politici e clero, le chiese con le loro cerimonie, avendo, intanto fatto a tempo a celebrare le Prime Comunioni 2020 fuori stagione.

Ma tutto questo insospettisce come un prudente inizio di un qualcosa, che poterebbe presto arrivare, piombando sopra alle fatidiche Feste, adagiate a cavallo della fine dell’anno: queste dovrebbero – così almeno si profilano – essere vissute in semi-solitudine, con gli occhi bassi e, forse, indossando uno scialle nero, nell’intimità del proprio domicilio, in numero massimo di sei, sì, sei persone.

A questo punto si pone una ovvia domanda: questo fatidico numero sei come diamine mai viene determinato?!Forse con un calcolo probabilistico, che si risolve nel famoso indice di affidabilità phi tanto caro alla Statistica o forse con una lettura in chiave esoterica numerologica degli astri e dei loro moti? O, magari, volendo consigliare una precauzione, non sarebbe meglio considerare un rapporto numerico fra persone presenti e metratura del locale, ovviamente non proprio al millimetro quadrato?

Certo, quel numero non può essere nato dalla lettura della Divina Commedia, dato che Dante vi indica come simbolo di massima perfezione il numero 9, quadrato del divino numero 3.

La cosa certa è che il pericolo dell’interruzione della plurimillenaria Tradizione Natalizia sta profilandosi sempre di più e questi primi provvedimenti ne rappresentano un possibile attendibile triste preludio. Triste per l’economia, per la socialità e, ancor più, per la tanto perseguitata Tradizione Religiosa Cattolica.

Proprio mentre viene scritto questo articolo giunge notizia di un possibile prossimo inasprimento delle colorazioni regionali e delle chiusure conseguenti. Questo fa sì che la temuta chiusura natalizia delle chiese possa avvenire ad interrompere la Tradizione del Natale (quello di Gesù. Ndr) come già avvenuto per la Santa Pasqua di Resurrezione: purtroppo il laicismo esasperato e la mancanza pressoché totale di Fede nella odierna cultura moderna portano a temere il contagio del corpo in ciò che guarisce sia corpo che anima, a temere l’Eucaristia, vera fonte di Grazia, come fonte di contagio così come le mani ordinate e consacrate del sacerdote. Come si potrebbe dire a questo punto: “Hai visto!!?? l’avevo detto io!!!”  Oppure “Ecco!! ci risiamo!!!”.

Resta la speranza che tutto ciò non si avveri, che la Chiesa conduca buone trattative con le politiche e che il Natale possa essere un’occasione di gioia, amore e letizia per tutti, credenti e no, anche con la deprecabile presenza del Covid. Per questo, però, visto che il virus, ahinoi, esiste, una preghierina non guasterebbe. Stiamo a vedere.

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