Si fa … ma non si dice

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Fibrillazioni nel governo, risorse europee, interessi di parte

“Si fa … ma non si dice, si fa poi si rifà e chi lo ha fatto tace, nega e fa il mendace e non ti dice mai la verità!!!

E’ quasi naturale, ascoltando i leader politici, scorrendo l’evolversi quotidiano del confronto nella maggioranza, come tra maggioranza e opposizione, avvertire in lontananza quasi un sottofondo musicale con le parole della simpatica e storica canzone portata al successo molti decenni fa, nell’altro secolo, dalla cantante Milly.

E’ una sensazione quasi tattile misurarsi con l’eterno andare e venire delle opinioni, il moltiplicarsi, mescolarsi e rovesciarsi di esse nelle parole della politica. Anche rimanendo al di qua di quei limiti di garanzia che sono propri del sistema democratico e a sua salvaguardia, basta un po’ di anamnesi di qualche anno o decina d’anni, per trovare un vasto campionario di parole, concetti, posizioni irrinunciabili via via annunciate, sostenute, a volte minacciate da questo o quel leader per identificare il proprio agire e ritenere con ciò di avere il favore degli elettori e la condanna degli avversari.

Si osserverà a questo punto che poiché la politica è l’arte del possibile, è quasi naturale e scontato che ogni posizione possa essere modificata in relazione alle situazioni contingenti, i princìpi smussati e ammorbiditi rispetto alle scelte necessarie per governare il paese o cercare di arrivare a farlo. La duttilità si ritrova anche nelle posizioni più ideologiche e settarie. Potrebbe non essere una positiva valutazione della politica nel suo insieme o anche una constatazione con i piedi per terra sullo svolgersi reale delle cose e delle vicende umane. Di certo è un dato di fatto con il quale occorre fare i conti. Come si può ben dedurre allora si potrebbe sostenere che “tutto va ben madama la marchesa” e dunque giravolte, mutamenti di opinione, voltafaccia, fanno parte del gran circo della politica e soprattutto di quella mediatica, ad uso di chi guarda, ascolta, legge e si documenta.

Salvare la faccia è una sorta di sport con mille sfaccettature e tutto si riconduce sovente all’agire per il bene del paese, fine ultimo per il quale tutto si tiene per così dire.

Se non si trattasse delle sorti del paese, questo autentico balletto al quale siamo ormai assuefatti, lascerebbe il tempo che trova. Tuttavia poiché in tempi come quelli che stiamo vivendo, i nodi inesorabilmente vengono al pettine anche solo per ragioni di logica e le possibilità di evitare brutte figure tendono inevitabilmente ad assottigliarsi, non sono poche le domande che il cittadino italiano medio è portato a porsi soprattutto calcolando in un naturale confronto tra costi e benefici i piccoli topolini che la montagna partorisce nel lento degrado del paese, nella crisi delle sue istituzioni, nei ritardi non più fisiologici ma ormai patologici con i quali si affrontano nodi irrinunciabili, snodi determinanti per lo sviluppo e l’ordinata crescita!

Paradigmatico di questo stato di cose il teatrino ai limiti della commedia dell’arte che sta avvolgendo il dibattito interno sul Mes, il fondo salva stati, sulla sua adozione in sede europea, sulle sue differenti versioni. Il quadro è composto da chi non lo vuole, afferma di non volerlo mai, da chi lo vorrebbe ma si rende conto di alcune sue criticità, da chi lo appoggia e lo ritiene elemento determinante per riavviare i processi di sviluppo del paese soprattutto nella speranza di un’uscita rapida dalla pesantissima crisi prodotta dalla pandemia.  

Unico elemento unificante il trovarsi a discuterne oggi, a poche settimane dalla fine dell’anno, a poco tempo dalle risposte che l’unione Europea attende da noi come dagli altri partners sul sistema con il quale intendiamo usufruire delle ingenti risorse messe in campo dalle istituzioni comuni per sostenere l’urto della crisi continentale e mondiale. Sul filo di lana insomma. Or bene si potrebbe dire, siamo alla sintesi di un lungo e anche difficile confronto e le posizioni sono chiare ed imminenti le scelte!

Nulla di più fallace. Nonostante un parlare di mesi e mesi, un accavallarsi di parole, opinioni in ogni direzione, di lapidarie condanne e di entusiastiche adesioni. Nessuno può in onesta analisi sottolineare di aver capito che cosa la politica italiana pensi in proposito. Mentre si rincorrono parole gravi, minacce di crisi governative e via dicendo.

Il massimo si è raggiunto quando prima esponenti di scenario del movimento cinquestelle (pur sempre sino ad ora, maggior forze del governo) e poi lo stesso guru che appare e scompare, affonda e si materializza, c’è e non c’è. O forse c’è e/o ci fa, ha sottolineato che sì si può anche dare l’ok al premier per dire a Bruxelles che il Mes si accetta, tanto poi noi italiani non lo useremo! Ovvero, diamo a Bruxelles un contentino, prendiamoli in giro insomma, e poi facciamo quel che ci pare!

Si trattasse di uno spettacolo di quel comico che una volta era, ora ormai una pessima maschera tragica, allora si potrebbe sorridere della battuta, poi lasciato metaforicamente il teatro tornare alle nostre occupazioni. Purtroppo però, al centro della questione vi è non soltanto l’adesione o meno a quel sistema, ma anche i riflessi che questa decisione avrà sull’intero sistema messo in campo dall’Unione e sul costo inevitabile che ogni scelta avrà sui futuri impegni di oggi e delle prossime generazioni per affrontare ora la pandemia ma domani – meglio dire già oggi – i nodi strutturali ed epocali di un cambiamento che provocato dalla crisi sanitaria è ormai divenuto in tutto il mondo un punto di svolta sul quale far ruotare il tipo di civiltà del futuro, basato su un approccio green nel tentativo di contrastare i mutamenti climatici e con essi affrontare tutti i problemi di eguaglianza e di pari opportunità economica, sociale, tecnologica, culturale in ogni angolo del globo.

Ecco perché di fronte a queste sfide immani appare un po’ triste e un po’ anche indecoroso il balletto e il balbettio al quale assistiamo in casa nostra. Sulle note appunto di quella canzone che fotografa appieno il nostro vivere fatto di ipocrisia e di finzione e soprattutto di furbizia tonta e di presa in giro della realtà. Sport per il quale però il tempo a disposizione è sempre più ristretto ed in esaurimento!

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