Mangiatoia

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La prima immagine che sovviene, di fronte al termine di questa settimana, è quella semplice, vera e cristallina del luogo fisico con il quale l’uomo alimenta il bestiame in luoghi chiusi o recintati come una stalla. Subito dopo e per larga parte dell’umanità simboleggia il luogo umile e nobile al tempo stesso in cui le Scritture descrivono la deposizione di Gesù Bambino appena nato, con accanto Maria e Giuseppe e il bue l’asinello. Un luogo sicuro, protetto dal mondo e custodito dai genitori e dai simboli degli animali più mansueti e iconografia della bontà e dell’altruismo.

Per donne e uomini di buona volontà è questo il senso e il simbolo che si vorrebbe attribuire in esclusiva a questo vocabolo. Così come si vorrebbe che esso per gli animali a noi vicini ma anche in generale fossero un segno della riconoscenza dell’uomo e non invece il valore deteriore dello sfruttamento perpetrato nei millenni e nei secoli in modi sempre più strumentali e violenti.

Insomma, un’immagine poetica a suo modo, iconica, lontana dalle cose materiali del mondo e un richiamo all’essenzialità e al valore della vita nel suo significato più alto. Sarebbe bello che fosse solo così. Ovvero un luogo tranquillo dove si mangia senza pericoli attorno, ci si alimenta nel modo giusto e sereno, ci si riposa prima di riprendere la quotidiana fatica.

Sarebbe, appunto, perché accanto a questo valore simbolico descritto, esiste anche un altro è più negativo valore che sembra però anch’esso appartenere all’uomo e alla sua lotta quotidiana di sopraffazione dell’altro. In questo quadro allora mangiatoia indica l’impiego o altra attività, intesi soltanto come fonte di guadagno. Più comunemente l’ufficio o la carica che dà modo di ricavare guadagni abbondanti e per lo più illeciti. In questo ambito anche i significati deteriori di mangeria e mangiatoria.

Sin dal lontano tempo dell’uomo qualunque e di quel movimento secolare che la saggezza popolare fissò nell’espressione “franza o spagna purché se magna…” l’ironia popolare ma anche la comprensibile rabbia popolare si appuntò sempre sull’utilizzo strumentale ed egoistico delle risorse, delle ricchezze e via dicendo.

Il principio, per così dire, è sempre stato chiaro: quando si arriva ad un certo livello di potere, alla possibilità di gestire risorse importanti, subito scatta l’avidità o l’ingordigia personale o di gruppo o, comunque, l’interesse a concentrare l’uso o a farne appannaggio di una parte o di un’altra. E’ per così dire una “regola” ontologica dell’agire umano che ha suoi esempi nella stessa storia e nei mille e più modi con cui nel corso dei secoli qualcuno ammassato, gestito, e distribuito in modo partigiano denaro e ricchezze.  

Si dirà, questo è stato il valore negativo attribuito al termine per ignoranza o per interessi di parte contro qualcuno. Un luogo comune fin troppo scontato. Se lasciamo sullo sfondo la storia e i suoi infiniti esempi e le convulsioni di essa nei momenti più tragici, limitandoci all’oggi o al massimo allo ieri del nostro paese, non fatichiamo molto ad imbatterci nelle migliore serie di eventi che danno senso compiuto alla forma più deteriore del vocabolo. Nella prima repubblica la parola mangiatoia indicava una sorta di sistema non scritto ma applicato per il quale risorse e ricchezze venivano distribuite con criteri anche specifici. In quel tempo si parlava di soldi a pioggia ad indicare che il sistema era esteso a tutta la società per così dire, non si facevano differenze e date le vacche grasse nessuno rischiava di restare escluso. E così si cominciò a parlare di giustizia sociale, di redistribuzione delle risorse, di piani diretti a questo scopo cercando di nobilitare il consueto ricorso a questo strumento a suo modo antico.

Poi, come ben sanno coloro che sono nati a cavallo della metà del secolo scorso, l’epoca dell’abbondanza è finita e il sistema ha cominciato a presentare il conto, il nostro paese ha proseguito nell’indebitamento sino ai livelli spaventosi di oggi e la mangiatoia si è via via ridotta e concentrata nelle fasce sociali maggiormente in grado di difendere i propri interessi. Di qui per miopia progressiva questo ambito si è sempre più ristretto sino ad arrivare alla povertà di ritorno con la quale conviviamo da almeno due decenni. Certo di mangiatoie ancora ne esistono, ma è divenuto più difficile avervi contatto.

Questo almeno sino alla tragedia della pandemia e alla necessità per il paese e per l’Europa di avviare percorsi di ristoro, recupero, riavvio del sistema economico piegato dalle restrizioni sanitarie e di sicurezza. Ora questo sistema sembra avviarsi e prevede imponenti risorse che andrebbero impiegate per percorsi virtuosi destinati a rimettere in sesto non tanto il patrimonio nazionale, ma l’intero sistema aggredendo i nodi nevralgici che da decenni rallentano, impediscono, bloccano la crescita e lo sviluppo ordinato ed equilibrato del sistema.

Momento storico, dunque, almeno nelle premesse. Ma come arriviamo a questo incontro, con quali capacità di gestione delle grandi risorse a disposizione? Il dibattito politico ed economico nazionale, ancora attanagliati dai lacci della situazione sanitaria, non sembra in grado di dare risposte esaurienti o soddisfacenti. E lo scontro nel governo e con l’opposizione malgrado gli appelli all’impegno di tutti, non aiutano a guardare con positività al futuro.

Non resta che sperare, ma con poche speranze per così dire, di non trovarsi per l’ennesima volta di fronte all’ennesima mangiatoia di sempre!

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