Variante

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Non brilla certo per originalità la scelta di questa settimana. Ma è altrettanto chiaro che l’attenzione sul termine è assolutamente al centro della cronaca di questa vigilia prenatalizia. Dunque, variante, ovviamente derivata dal verbo variare che indica il cambiare, il modificarsi in senso ampio. Secondo il dizionario con questo termine si intende la modificazione rispetto a un esemplare o tipo che si considera fondamentale; ciascuna delle diverse forme, dei diversi aspetti con cui una cosa si può presentare rimanendo sostanzialmente identica. Il concetto si estende anche all mutevoli forme che può assumere un’opera d’arte figurativa (pittura, scultura, architettura) di cui l’autore stesso, o un suo allievo, abbia fatto più di un esemplare. E questo, per così dire, al netto delle repliche truffaldine o simili.

l termine può anche voler dire una modificazione apportata a un itinerario prefissato, a una gara sportiva tradizionale, al diario stabilito per una serie di competizioni e via dicendo. In particolare, ad esempio, nello sport automobilistico, indica un’interruzione di un tratto rettilineo del circuito di gara costituita da due curve ravvicinate, la prima in una direzione, la seconda nella direzione opposta (così da riportare il percorso nella direzione iniziale), inserita al fine di rallentare la velocità delle auto che altrimenti potrebbe raggiungere valori pericolosi. Ancora, sempre in ambito sportivo, nell’alpinismo, vuole sottolineare un percorso diverso seguito per un certo tratto nel ripetere in parete una via tracciata nel corso di una precedente scalata. Così come nbel gioco degli scacchi si parla di una serie di mosse connesse tra loro in base a un piano unitario nel quale si calcolano tutte le varianti, appunto, onde prevedere lo sviluppo delle mosse di risposta dell’avversario; può essere forzata quando un giocatore non può evitare un seguito di mosse forzate; di parità che comporta un risultato siffatto. Oppure come come continuazione estesamente analizzata delle mosse di apertura.

Esistono poi molteplici significati estensivi del vocabolo. In linguistica, ciascuno dei diversi aspetti con cui si può presentare un medesimo vocabolo, quando in esso vi siano uno o più elementi modificabili, esempio calzante in questa nostra consueta analisi delle parole della nostra lingua. Oppure il rapporto tra i varî aspetti può essere di natura varia, “sicché, assunta per convenzione una delle forme come fondamentale, l’altra può essere considerata sullo stesso piano e la scelta fra l’una e l’altra è determinata da ragioni e preferenze personali , oppure su un piano diverso, potendosi classificare una variante come antiquata, regionale, poetica, meno comune, meno corretta, e così via. In partic., nelle dottrine linguistiche più recenti (fonematiche e strutturalistiche), la diversa forma che, pur conservando la propria individualità funzionale, può assumere un elemento del sistema (fonema, grafema, morfema, e anche sintagma e lessema), sia per la sua posizione nel contesto sia per la particolare realizzazione personale di chi parla o scrive”. Si distinguono allora varianti fonematiche (allofoni), realizzazioni diverse che un fonema può avere nella catena parlata; grafemiche (o allografi), costituite dai diversi modi con cui uno stesso fonema è rappresentato nella scrittura. Varianti possono anche essere morfologiche (o allomorfi), costituite dalle modificazioni che un morfema, o più genericamente. un elemento lessicale, può presentare in relazione alla sua posizione nel discorso o per scelte stilistiche.

Varianti possono anche essere le forme diverse con cui si tramanda un proverbio, un detto proverbiale, un canto popolare, In filologia, sono dette variantile diverse lezioni che si offrono alla scelta dell’editore per costituire il testo critico, riscontrabili nei manoscritti e nelle stampe che, nel loro insieme, formano la tradizione del testo e dove variante è ciascuna di queste lezioni rispetto a una lezione di riferimento. Una classe speciale quelle introdotte dall’autore stesso nel suo testo in seguito a ripensamenti o rielaborazioni, durante la stesura dell’opera o in redazioni successive. La letteratura italiana è piena di questo tipo di varianti di una stessa opera. Esistono poi varianti come concetto e pratica nell’edilizia e in ogni campo delle costruzioni, delle infrastrutture, nelle opere stradali, nell’urbanistica in senso più ampio.

Oltre questa lunga carrellata, in conclusione eccoci però al punto dal quale ci siamo mossi. La variante in queste settimane ha riguardato l’ospite fisso delle nostre giornate, il coronavirus e la sua pandemia. Ecco allora che in microbiologia, sono dette varianti le colonie e cellule batteriche che assumono caratteristiche morfologiche diverse da quelle consuete. Discorso simile può riguardare il virus in genere e quello covid in particolare indicando variazioni considerevoli ed indicative del dna o rna, ossia del patrimonio genetico della proteina base che costituisce questo agente patogeno insidioso. Di queste possibilità la cronaca ci dà ampio resoconto e, come dopo un temporale nel bosco nascono i funghi, così ogni giorno ci parla di possibili varianti e delle loro caratteristiche diverse e non sempre confortanti in questa lotta quotidiana e campale con la quale ci misuriamo. La scienza ci dirà cosa tutto questo possa significare e come sottrarci a questa mutevolezza.

In conclusione, poco più che una battuta, nell’anno che segnerà la Brexit, ossia l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, da Londra come in un romanzo e film nel quale si parlava del “paziente inglese”, ci arriva non certo ben accolta, anche la “variante inglese” del virus. 

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