Noismo

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L’epoca che stiamo vivendo, non da oggi in verità, ma da qualche decennio, presenta una serie di connotati che sembrano avere lo stesso sentiment, lo stesso modus operandi. La pandemia mondiale sembra aver rafforzato questa tendenza, almeno nella capacità di apparire se non nella sostanza. La rete e i suoi amplissimi confini da spazio e respiro a molti atteggiamenti che altrimenti non avrebbero possibilità di avere cittadinanza. Si tratta di un insieme di posizioni che si esprimono in gran parte come opposizione alla norma vigente e questo in molti degli ambiti della vita sociale, politica e via dicendo. Le scaturigini di questi atteggiamenti sono estremamente vari comprendendo derivazioni esoteriche, da antichi testi spesso apocrifi, da avvenimenti storici e politici, da tradizioni culturali, da settarismi di varia natura, sino alle forme puramente strumentali che in internet sembrano trovare il loro terreno di coltura più favorevole.

Premessa doverosa, il pensare diversamente, l’avere convinzioni non conformiste, non appiattite, coltivare una forma di dissenso culturale e positivo costituiscono elementi di valore per lo stesso umano vivere e associarsi e in qualche modo sono anche antidoto alla massificazione e ai suoi effetti omologatori. Molti delle fasi di progresso e di crescita dell’umanità sono state determinate da scelte anticonformiste nei casi più lievi, da vere e proprie posizioni di rottura ed eretiche per l’ordine costituito nelle sue varie accezioni. Dunque nessun intento censorio aprioristico.

Tuttavia è evidente quasi icto oculi che quello al quale stiamo assistendo in questi anni, e con internet il fenomeno è letteralmente esploso, è qualcosa di profondamente e radicalmente diverso e costituisce un rischio da non sottovalutare. In quella forma sociale fluida nella quale sembriamo immersi, infatti, esiste una sorta di volontà di massa tendente a porre in crisi, a contrastare, i fondamentali valori che sono alla base del vivere civile, quelle regole vigenti in particolare nelle società che possiamo definire e che costantemente si impegnano ad essere democratiche e luoghi di vigenza del rispetto dei diritti dell’individuo e delle libertà che ad esso vanno riconosciute. Un pericolo immanente che trova peraltro nei sistemi autoritari e concentrazionari – non più definibili solo comunisti, ma di diversa estrazione politica – formidabili alleati il cui fine principale sembra essere quello di fomentare in apparenza le diversità , le debolezze delle democrazie, allo scopo di orientarne  la politica in una direzione omologatrice ed autoritaria. E’ come se l’incubo immaginato da George Orwell stesse lentamente manifestandosi e costruendosi sulle nostre disattenzioni, sulle nostre confusioni legate ad un’attualità sempre più cogente, sempre più condizionante. E’ stato osservato che dinanzi agli obblighi di sicurezza sanitaria derivanti dalla pandemia si è assistito ad una sostanziale acquiescenza delle popolazioni alle limitazioni delle proprie libertà civili, quelle per le quali in altre epoche si è lottato e combattuto. Un sintomo grave e che non bisogna sottovalutare e a cui va data una costante attenzione critica.

Il termine scelto, ancorché neologismo, potrebbe in apparenza fare riferimento ad un risveglio in questo ambito appena descritto, ma ad un’attenta analisi si rivela fallace e ancor più insidioso.

Parliamo del noismo ovvero l’atteggiamento negativo, di contrasto, di abitudine a dire sempre e solo no a qualunque proposta, a contrapporsi quasi in una sfida ideologica sovente senza fondamento e dunque di pura provocazione. La parola deriva dall’avverbio “no” seguito dal suffisso –ismo, usato per indicare una tendenza o concezione quasi sempre con accentuazione negativa. La definizione. Recente, si incontra nel Dizionarietto di parole del futuro, di Tullio De Mauro. Con essa si indende anche l’entità di cui ci sentiamo parte costituita dalle figure che avvertiamo come a noi somiglianti. Una sorta di apparentamento, di condivisione per non sentirsi isolati. Peraltro in questa seconda possibile accezione il De Mauro descrive più quello che definisce “egoismo di gruppo”.

La definizione più pacifica viene invero dal testo di Luigi Luca Cavalli-Sforza e Daniela Padoan, “Razzismo e noismo. Le declinazioni del noi e l’esclusione dell’altro” che tratta in modo approfondito l’origine e lo sviluppo del concetto che la parola esprime. Scrive, tra l’altro, Cavalli-Sforza: “Il noismo, in sostanza, è la funzionalità delle nostre azioni nei confronti del gruppo sociale al quale apparteniamo, il quale, naturalmente, ispira sentimenti diversi in vari altri individui appartenenti ad altri gruppi. La forma più povera e semplice di noismo è quella che chiamiamo campanilismo, che si riassume nell’interesse per la gente che vive nel nostro stesso villaggio e che conosciamo bene“.

È curioso – sottolinea il dizionario – come, al di là della diversa e distante origine, le parole sembrino descrivere in modo efficace l’origine e la conclusione del percorso di tanti, politici e non, dal no “a prescindere”, come direbbe Totò, all’egoismo di gruppo, come scrive appunto De Mauro.

Per trovare una sorta di ancoraggio, potremmo dire che il noismo è una sorta di derivazione del negazionismo, termine con il quale viene indicata una corrente antistorica e antiscientifica del revisionismo la quale, attraverso l’uso spregiudicato e ideologizzato di uno scetticismo storiografico portato all’estremo, non si limita a reinterpretare determinati fenomeni della storia antica e contemporanea. La forma più pericolosa è quella legata ad alcuni avvenimenti connessi al fascismo e al nazismo, come anche agli eccessi del comunismo.

Nei frangenti che viviamo sembra quasi che essere “noisti” coincida con il negare sempre e comunque, spesso in un delirio di onnipotenza al contrario. Esempi calzanti sono le opposizioni sempre più ampie e locali a qualsiasi scelta strategica o infrastrutturale, le cui motivazioni sono prive di consistenza ma legate ad un sentire comune “contro”. Il che porta ad un sostanziale egoismo di gruppo appunto e allo spegnersi di ogni forma di coesione e collaborazione. Così accade con i no tav, i non tap, i no qualsiasi cosa e oggi, questione immanente i no vax. L’arrivo dei vaccini e i comprensibili timori che circondano questa fase per la sua accelerazione anche rispetto al sistema delle vaccinazioni storicamente strutturato, stanno dando consistenza ad un atteggiamento contro sempre più visibile ed impattante. Rispondere a queste tendenze con forme di coercizione ed obbligatorietà non è però la scelta più lungimirante. Come sempre chiarezza e trasparenza debbono prevalere e non le incomprensibili passerelle all’arrivo dei furgoni con le prime dosi!   

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