Epifania, che il governo si porta via….?

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Ipotesi remota o probabilità. Ma prevarrà la gestione del potere

Tuoni, fulmini, saette, piogge torrenziali, tempeste, inondazioni, mareggiate, nevicate copiose e purtroppo slavine e valanghe. Non ci stiamo occupando delle previsioni meteorologiche, ma della situazione climatica della politica nazionale e del suo fulcro: il governo.

Mentre l’inverno fa il suo corso con i suoi alti e bassi e il paese attraversa la seconda lunga ondata della pandemia con sempre minori certezze malgrado l’arrivo dei vaccini e con l’incertezza di un domani nel quale per l’intera nazione non sono chiare le linee evolutive per l’uscita non solo dalla crisi pandemica, ma da quella strutturale e costituzionale, il polso dell’esecutivo sconta per così dire il venire al pettine delle numerose contraddizioni con le quali poco più di un anno fa ad un governo di centrodestra si sostituì un governo di centrosinistra. Termini naturalmente generici dovendo tenere presente la inqualificabilità (sostantivo orribile ma calzante) politica dei cinquestelle.  

Contraddizioni, nonostante, la volontà di molti esponenti della coalizione di non parlare, non approfondire, pena la fine dell’alleanza, che sono immanenti all’esistenza stessa del governo e che ora fanno sentire il loro peso. La prima è certamente la difficoltà di comprendere come il Pd, frutto dell’alleanza (fredda peraltro) tra due culture politiche strutturate abbia potuto soltanto immaginare di unirsi ad un’entità indefinibile tuttora se non per le numerose facce che si sono manifestate nel tempo, come il movimento grillino. Una visione politica e sistemica accanto alla totale assenza, al vacuum di ogni possibilità sistematica di guardare a che cosa il paese vuole e che cosa dovrebbe essere. Un vuoto di politica insomma. Il perché non sta soltanto nella opportunità senza elezioni di tornare al governo del paese nello scorcio di legislatura che porterà al voto per il Quirinale, ma nell’ambizione di selezionare e avvicinare la parte “di sinistra” dei pentastellati, utilizzando il consueto armamentario dei buoni e dei cattivi della cui selezione per virtù infusa ci si ritiene depositari. Così un populismo rabbioso ed inconcludente può essere alleato di governo pensando di poterlo domare e avvantaggiarsene in termini politici ed elettorali. Basta l’impietosa fissità delle percentuali dei dem nelle proiezioni degli istituti demoscopici unità al crollo del voto grillino, per rispondere a questa prima impostazione. Per il Pd la sfida più grande è tornare a rappresentare qualcosa di definibile nel paese non soltanto la gestione dell’esistente. Altrimenti gli italiani saranno sempre più tiepidi e non sapendo dove guardare torneranno verso altri lidi.

La seconda, che rischia di essere un rebus o una sciarada di difficile soluzione, è capire che cosa sia oggi, cosa potrà essere domani il movimento cinquestelle. Lasciata alle spalle ogni retorica del fondatore e dei due guru post vaffa, consumato il parricidio per interposta persona al vertice della piattaforma Rousseau, dove il guru junior ha avvertito per tempo la deriva inconcludente del fu movimento vincente e cercato di smarcarsi, nella quotidianità il “partito” di maggioranza relativa di diritto ma non più di fatto, sembra più un’ammucchiata di comandanti senza truppe unite da un solo collante: rimanere al governo pena non solo la personale scomparsa, ma quella dello stesso movimento, perduta ormai la spinta innovatrice e distruttrice delle origini. Ascoltare le dichiarazioni di ministri ed esponenti di rilievo che rimandano ad un politichese ovvio e scontato, misura la distanza siderale tra quello che poteva essere e quello che oggi è lo stato dei grillini. Un peso micidiale sulla coalizione e per il futuro del paese.

In questo quadro si situa la figura del premier, espressione iniziale del movimento, ora giocatore in autonomia, alla ricerca di un approdo nello sfacelo pentastellato. Da araba fenice quale è sempre stato, il presidente del Consiglio c’è e non c’è, che ci sia lo si sa, dove sia nessun lo sa! Senza voto popolare, senza rappresentanza reale, continua a governare il paese del quale si sente affidatario ignorandone però il vero perché. Potremmo parafrasare Napoleone Bonaparte che ricevendo la corona imperiale si dice affermò: Dio me l’ha data, guai a chi la tocca! Giano bifronte, uomo capace di scorrere le diverse stagioni, oggi ritiene di essere il perno della governabilità. Solo che neppure lui sa il perché e il grave è che non lo sanno neppure i suoi sostenitori e i suoi detrattori, dentro e fuori la maggioranza! Un busillis inestricabile sul quale sinora si è retto il suo potere in equilibrio instabile ma costante.

La terza contraddizione riguarda come è ovvio, le opposizioni. Consapevoli della gravità della situazione pandemica ed economico-sociale, i leader hanno buon gioco nell’attaccare e criticare continuando a contare sulla maggioranza potenziale del paese nelle proiezioni e candidandosi oggi e pure domani alla guida del governo. Anche qui però nessuna soluzione è all’orizzonte sulla leadership unitaria che dovrebbe consentire di tornare al governo e gli equilibri interni tuttora in movimento. Il peso della condizione pandemica, poi scoraggia assalti alla carovana. Prova ne sia la prudenza che sembra aver preso il controllo delle polemiche del segretario leghista spesso superato in verve dalla leader della destra di Fratelli d’Italia e la posizione responsabile assunta da Forza Italia e dall’ex cavaliere tra tattica e strategia.

Insomma, oggi, giorno dedicato Befana, festa che nei detti popolari porta via proprio le feste natalizie, qualcuno potrebbe parafrasare il detto affermando “……. che il governo si porta via…..”! A parte il baratro che si rischia di aprire non per i politici ma per l’intero paese alla vigilia degli interventi europei, è evidente che il detto potrebbe andare in soffitta sostituito da un più rilassante rimpasto anche tempestoso seguito ad una verifica (sembra di essere tornata all’Italia democristiana) ! Tutto rimandato dunque? La risposta la avremo nei prossimi giorni.   

Intanto a tutti, buon anno!

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