Gli onorevoli duellanti

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Gli onorevoli duellanti ovvero Il mistero della vedova Siemens
Giorgio Dell’Arti
Romanzo storico
La nave di Teseo Milano
2020
Pag. 175, euro 18

Roma. 10 marzo 1910. Quel giovedì si svolse il cruento duello fra il grasso e tarchiato repubblicano imprenditore milanese Eugenio Chiesa (1863 – 1930), deputato da sei anni, e lo snello aitante senatore generale torinese conte Luigi Fecia di Cossato (1841-1921), evento non strano né raro, caratterizzato da una lunga gestazione, da motivi non solo futili, da uno svolgimento rocambolesco e da un esito vitale, non transitorio né per i protagonisti né per la cultura. La storia è vera dall’inizio alla fine. Il 22 gennaio 1909 era morto il tenente generale conte Tancredi Saletta (Torino, 1840), influente capo di Stato Maggiore dell’Esercito per più di un decennio, l’anno precedente nominato infine senatore del Regno da re Umberto. Al funerale si capì che il 68enne Fecia di Cossato, mai sposatosi, era da tempo amante della splendida bruna fiera tedesca 35enne Anna Eleonora Füssli von Siemens (Karlsruhe, 4 aprile 1874 – Monaco di Baviera, 19 febbraio 1941), padre pittore svizzero ricco tirchissimo, madre nobildonna con posto alla corte prussiana imperiale, lei dal 1900 vedova del barone violinista Werner Hermann von Siemens, figlio di Carl, uno dei fondatori della famiglia ricchissima e famosa per via dei telegrafi e degli impianti elettrici, amato pur più vecchio di quasi vent’anni, e morto per un appendicite. Nora si era risposata con un principe persiano, vivendo a Roma; aveva ottime entrate e qualche grattacapo col nuovo marito, lui presto in fuga; dal 1907 gestiva un elegante rinomato salotto da gran dama romana a Palazzo Barberini, amica (ed esecutore testamentario) anche di Saletta, pur subendo pettegolezzi e calunnie. Chiesa era filo francese e adombrò in aula che la baronessa potesse fare da tempo la spia austro-tedesca, capace di minare la sicurezza nazionale con le sue frequentazioni militari (Saletta e ora Fecia di Cossato, prossimo alla pensione). Fu sfidato da cinque avversari, la mania dei duelli era figlia dei giornali e forse vietata, eppure turbinarono sciabole.

Il brillante poliedrico giornalista Giorgio Dell’Arti (Catania, 4 settembre 1945), dopo infiniti articoli e molti volumi d’arte varia, si cimenta ancora con il romanzo. Seguendo il filo della ricerca storica e delle fonti documentarie, oltre che di quotidiani e periodici dell’epoca, in particolare del Corriere della Sera (diretto dal celebre Luigi Albertini, 39enne marchigiano), con le cronache dello scrittore 37enne di origini toscane Guelfo Civinini, ci consegna un minuzioso divertente interessante romanzo, in terza persona varia al passato (al presente soltanto per il fatal giorno), dedicato alle relazioni di una colta enigmatica donna ammaliatrice e a seri conflitti politici con risvolti internazionali, culminanti in un definitivo duello d’onore nella campagna romana. Riporta verbali delle aule di Camera e Senato, cita lettere, foto e articoli di stampa, illustra usi e costumi dell’epoca, ricostruisce plausibili dialoghi, narra con competenza professionale e penna moderna. Insulti irruenti e scontri fisici si verificavano spesso e volentieri nelle aule parlamentari. Le biografie dei personaggi, il contesto militare e culturale, la dialettica nei e dei partiti, i codici cavallereschi e le eterne urlate vigilanze giornalistiche, i cinque sei giorni dall’incidente d’aula ai successivi vertici fra padrini (con relativi verbali ufficiali), i primi duelli e i 24 assalti dell’ultimo, i seguiti essenziali sono presentati con allegra cura, non tutto è nuovo sotto il sole contemporaneo. “Tutto il mistero, tutto il segreto è in questo: che i deputati a furia di vedersi, di incontrarsi, di parlarsi, di attaccarsi, magari di ingiuriarsi, finiscono col darsi del tu, col diventare amici e scambiarsi i favori. E la stessa cosa è tanto più naturale in quanto è perfettamente italiana: cioè un po’ scettica e un po’ umanistica.”

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