Governance

 -  - 


Non è certo per snobismo, o per voler a tutti i costi essere a la page, che si sottopone alla nostra consueta analisi, un termine non italiano. E’ una sorta di condizionamento oggettivo che nasce dall’incapacità ormai diffusa di utilizzare vocaboli della lingua italiana ricca di possibilità e sinonimi ma secondo alcuni meno incisiva dei termini concettuali inglesi. E’ il caso di governance, ovvero modo di governo, conduzione. Come sempre accade molteplici le letture sottese alla conoscenza della parola nel nostro linguaggio sia quotidiano, sia più ricercato.

L’ambito nel quale questo termine viene più usato, per estendersi poi ad altri settori è quello economico, nel quale si definisce l’esercizio dell’autorità, della direzione e del controllo. Per il dizionario, può essere riferita all’insieme delle istituzioni formali e informali che regolano l’attività economica e al funzionamento delle organizzazioni economiche. Con riferimento alle imprese, con governance si precisa il complesso delle regole e dei processi attraverso i quali sono dirette e gestite e si riferisce tipicamente al più alto livello decisionale, include la definizione degli obiettivi, della strategia, dei sistemi di controllo, della struttura organizzativa.

Nell’accezione di ‘ insieme dei princìpi, dei modi, delle procedure per la gestione e il governo di società, enti, istituzioni, o fenomeni complessi, dalle rilevanti ricadute sociali’, il sostantivo aziendalistico-imprenditoriale governance, nell’italiano e nelle altre lingue europee del cosiddetto mondo economicamente più sviluppato, si impone, trasvolando l’Oceano Atlantico, a partire dagli inizi degli anni Novanta del Novecento.

Prosegue la fonte del dizionario, si tratta di un anglicismo, che propriamente vuol dire ‘modo di dirigere, conduzione’, inizialmente riferito all’impresa e poi unito all’aggettivo corporate, al concetto aziendale in senso ampio come il metodo e la struttura organizzativa con la quale si distribuisce il comando tra i dirigenti di un’impresa».

 Inevitabile, per il valore complessivo che esso indica che l’orizzonte del termine e il suo uso si sia andato via via allargando andando a comprendere ambiti esterni all’impresa, all’azienda, all’economia in genere nei quali ha avuto la sua genesi e lo sviluppo.  

Un processo tutto sommato rapido, compiuto in pochi anni. Se agli inizi degli anni novanta parlando di governance tutti avevano l’occhio alle dinamiche economico-imprenditoriali, pochi anni dopo lo ritroviamo applicato a tuta una serie di settori e di argomenti nei quali concettualmente lo si impiega per definire in modo compiuto il governo delle cose, la gestione delle questioni relative anche alla vita sociale e politica delle società più avanzate.

Scorrere i giornali più attenti all’economia in quegli anni fa vedere chiaramente il deciso e cadenzato modificarsi del concetto e della sua applicazione che finisce per apparire per così dire scorporata, libera del marchio a fuoco delle regole e procedure organizzative relative alla distribuzione del comando e alle buone pratiche dirigenziali in azienda. In sostanza si assiste ad una liberazione vera e propria della parola che pian piano viene applicata nei confronti degli organi della gestione economica nazionale e poi internazionale. In questa modificazione peraltro va perdendo l’aspetto iniziale più rilevante, quello della trasparenza e chiarezza per andare a contraddistinguere quei consessi mondiali nei quali si gestisce o si ritiene di gestire i meccanismi globali dell’economia e le ricadute quasi scontate sulla politica sia internazionale che dei singoli stati.

A ulteriore conoscenza e analisi va poi sottolineato come lo snobismo presunto dell’inizio di queste righe possa essere tutto sommato compreso e giustificato da un semplice riferimento storico che ci rimanda alla cultura classica per così dire. Nelle lingue neolatine, prima che in quella anglosassone, termini assimilabili a governance esistevano e sono esistiti, e tuttora esistono. Basti soltanto andare alla “gubernantia” del latino Boezio, per capire come sovente la trasmigrazione dei termini delle lingue sia allo stesso tempo affascinante ed esplicativa pur sotto diversi orizzonti. Difficile infatti sottrarsi all’invitabile somiglianza del termine latino con quello english di oggi. Così come appare evidente che il concetto sotteso alla parola latina, ossia l’arte del governare, si attagli perfettamente alle evoluzioni con le quali il vocabolo si è evoluto sino all’attuale formula british.

Sin dalle origini, peraltro, questi termini simili e diversi, hanno avuto lo stesso valore per indicare il complesso delle azioni e degli atti di chi deve “governare” ovvero regolare, guidare la vita sociale, economica, e in senso lato anche politica.

Piccola chiosa, come sempre dedicata alla nostra condizione nazionale. Anche da noi si parla diffusamente su giornali, dibattiti, assise economiche, finanziarie, politiche e via dicendo, di governance, appunto. Solo che il concetto in sé conciso ed efficace per quello che abbiamo delineato, nulla ha a che vedere con la realtà italiana delle mille diversità. Ogni ambito della nostra quotidianità sconta infatti non l’assenza di chi vuole governare, ma la capacità di sintesi che il governare deve portare con sé pena la sua irrilevanza.

Ecco perché, affiancare il vocabolo al nostro paese, appare subito un esercizio di grande complessità. Nel paese in cui ognuno pensa di poter essere leader politico, economico, sociale, allenatore di calcio, in questi tempi scienziato o medico e via discendendo nelle possibilità, governance nella sua accezione singolare apparirebbe inadatto a indicare un senso compiuto! E ci fermiamo qui, essendo all’inizio dell’anno. Per carità di patria!  

4 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.