Autobiografia di Petra Delicado

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Autobiografia di Petra Delicado
Alicia Giménez-Bartlett
Traduzione di Maria Nicola
Romanzo (non di genere)
Sellerio Palermo
2021 (orig. Sin muertos, 2020)
Pag. 459, euro 15

Una settimana di un marzo qualsiasi, pochi anni fa. Un convento di suore della Galizia, uno di quelli che offrono ospitalità ai viaggiatori, abbastanza lontano dalla cara Barcellona. Petra si è presa una pausa dal lavoro in polizia e si è chiusa solitaria in una cella monacale, sobria ma non squallida: un letto, una scrivania, un armadio e una poltroncina. Si regala una settimana libera tutta per sé: senza marito (il terzo), senza i figli del marito (lei non ne ha), senza colleghi e senza amici. Una breve pausa con un possibile scopo: l’assenza di altri esseri umani forse aiuta a ricordare chi siamo veramente. Eccetto che durante i pasti, perlopiù nel refettorio, qualche volta al bar del paese, a cinque chilometri. Il primo giorno piove e non può passeggiare in campagna, così comincia a riflettere sulla propria vita, mettendo per iscritto lunghi stralci su quaderni scolastici a righe. La travolge una febbre memorialistica anche nei giorni successivi, sincera seppur disordinata e parziale. Scrive di sé, fa il punto sulle costanze e sulle svolte dell’esistenza, ripercorre infanzia, adolescenza, istruzione fino alla laurea, case, lavori, matrimoni. Non ci sono morti, non è un’indagine, ci sono dinamiche vitali. Petra lascia libero sfogo ai flussi di coscienza (contemporanei ai vari passaggi), come pure a tranquille valutazioni retrospettive. Il matrimonio dei genitori c’era stato nel 1935, avevano vissuto insieme la guerra e insieme l’avevano perduta, presto con accanto due figlie, le sue sorelle Celia e Amanda. Una decina d’anni dopo, sempre in pieno franchismo, era nata lei, quando il padre era un innamorato 44enne professore di liceo anticlericale di sinistra e la madre una 39enne casalinga tendenzialmente di destra (con piccole rendite da alcuni beni che aveva ereditato). Scopriremo poi perché e come Petra sia ora scettica e senza figli.

La bravissima Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 1951) è famosa per la serie gialla che ha protagonista l’ormai ultracinquantenne ispettrice Petra Delicado (una meticolosa attaccabrighe, ossimoro vivente), anche se ha scritto più di una decina di altri ottimi romanzi (1984-2015), saggi, racconti, articoli. Siamo giunti a una ventina di avventure letterarie di Petra, fra romanzi (dovrebbero essere già 10, fra il 1996 e il 2017) e racconti brevi o lunghi, narrate in prima persona descrivendo assassini e contesti criminali di ogni sorta, ambientate in tanti quartieri della capitale catalana (salvo sporadiche parziali eccezioni), con frequenti parodie sul genere: il vice coprotagonista, le tecniche investigative, i tic dei personaggi. Questo romanzo è inevitabilmente “sin muertos” (titolo spagnolo), si tratta davvero, proprio e soltanto, di una godibile autobiografia (titolo italiano), per rispondere alle mille domande sulla protagonista maturate in milioni di lettori di varia parte del mondo (soprattutto Spagna, Italia, Francia, Germania, Stati Uniti) e confermare le notevoli qualità introspettive della scrittrice. La prima parte descrive le dinamiche familiari, le sorelle e, soprattutto, i genitori fino alla morte della madre, avvenuta quando Petra era ormai fuori di casa, e del padre, due anni dopo. La seconda parte ripercorre l’istruzione di Petra a Barcellona, prima dalle suore, poi nella scuola pubblica, prima a Lettere, poi a Giurisprudenza, e il progetto comune di uno studio legale col primo marito avvocato Hugo, spiegandone il fallimento (filiale). La terza parte illustra la svolta della decisione di diventare poliziotta, il concorso vinto e i tre anni di corso nella periferica Ávila (7 donne e 170 uomini), poi il lavoro d’ufficio e l’incontro col secondo marito oste Pepe. La quarta parte inizia con l’ormai avvenuta nuova separazione (materna), proseguendo attraverso la casetta con giardino a Poblenou, il primo caso di omicidio, il fatidico incontro con Fermín Garzón, un poliziotto vecchietto e grassottello che diventerà la spalla inseparabile della vita professionale, mentre lei convolerà a terze nozze con il buon architetto Marcos (quattro figli dalle due precedenti mogli). La stabile soddisfacente situazione attuale: “dalla vita bisogna scegliere da un menu di un ristorante dove i cuochi siamo noi”. Petra non fa in tempo a tornare che già le si prospetta il nuovo caso, con muertos, ovvero con i cadaveri propri del genere, almeno due amici ragazzi, pare. Mai una noia!

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