Tutti insieme …. appassionatamente?

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Il timore reale di molta politica è che si possa arrivare veramente a condividere

Il titolo del famoso film di qualche decennio fa non tragga in inganno. E l’interrogativo ci aiuta a comprendere. Il passaggio del tentativo del presidente Draghi di arrivare alla formazione di un governo dal consenso ampio, alto e condiviso: quello richiesto senza posa dal capo dello Stato, costituisce anche per i più ostici a guardare i fatti un vero capo Horn, ovvero uno spartiacque senza appello superato il quale ci sarà il dopo e questo dopo sarà il risultato positivo o meno di quello che in questo momento è al centro del lavoro dell’ex presidente della Bce. Tutti percepiscono che un fallimento non dovrebbe essere in agenda pena la stabilità stessa delle istituzioni democratiche e che dunque tutti, senza esclusione, i rappresentanti della politica sono chiamati a decidere, accettare ed attuare quello che scaturirà dalla sintesi del presidente incaricato se troverà la quadra e potrà sciogliere la riserva.

Non si tratta di toni drammatici, ma di pura analisi. L’economia del paese è allo stremo, la coesione sociale scricchiola, particolarismi e partigianerie sembrano l’esatta rappresentazione dei kamikaze. Solo che alla fine della fiera è l’Italia e il suo popolo che ne potrebbero fare e pagare i conti.

Dunque la domanda iniziale torna di attualità. Dovremmo cioè assistere ad un unanime consenso a Draghi, acritico, senza convinzione, per pura opportunità o paura oppure al disegno di un programma sul quale tutte le parti in causa possano trovare la loro parte di risposta? Non si tratta qui di mercanteggiamenti, di manuali cencelli o altro. Le risorse dall’Europa aprono la strada a soluzioni importanti, strutturali del nostro sistema paese, toccano da vicino i gangli vitali di questo sistema e dunque  l’applicazione dei rimedi necessari, delle revisioni, qualche volta delle rivoluzioni tout court, richiede realismo, capacità di accettazione e di rappresentanza vera degli interessi nazionali e locali, non la consueta sagra dei provvedimenti omnibus, dei milleproroghe che di proroga hanno soprattutto quello di storture e privilegi piccoli e grandi in contrasto con il bene generale e gli interessi del paese.

In questo momento tutti i partiti, oggi le parti sociali, manifestano totale condivisione delle idee strategiche indicate da Draghi, ma cosa accadrà domani, quando dalla rappresentazione che il premier avrà chiara dovranno discendere le sue scelte e il suo programma.

Si può essere certi che non sarà un programma semplice, lieve ma come sottolineato nelle sue prime dichiarazioni al Quirinale, si muoverà su alcuni precisi punti che vanno dall’emergenza sanitaria al recupero del sistema economico e alla razionalizzazione di quello finanziario per assicurare a ogni italiano l’accesso presente e futuro alle opportunità di lavoro, mantenimento, dignità!

Le poche e chiare parole usate danno i contorni di quello che sarà la proposta al Parlamento e al Paese. E qui nascono le domande  che discendono da quella di partenza. Come direbbe Amleto: è più giusto essere d’accordo anche rinunciando a qualcosa, od opporsi rinunciando poi probabilmente a tutto? E’ evidente che il programma di Draghi più che la panacea come alcuni sperano, altri temono, non potrà essere una bacchetta magica, ma bensì un sistema di azioni ed interventi che andranno ad incidere su ciò che non funziona nel paese e sul quale a parole tutti sono d’accordo salvo poi a dividersi un attimo dopo sulle soluzioni. Temporeggiare può essere una tattica ma che poi deve cedere il passo alla strategia.

Dunque se le linee saranno strategiche bisognerà partire da esse e da esse avere le risposte via via necessarie alle condizioni oggettive sulle quali si andrà ad incidere.

Oggi, mentre scriviamo, il consenso a Draghi sembra quasi a livelli plebiscitari come in Corea del nord e questo un pochino fa pensare. Qualche voce discorde c’è ma è in linea sulle scelte più importanti.

Allora, tutti insieme appassionatamente? Sia lecito qualche dubbio che traspare da osservazioni sibilline, da atteggiamenti bizantini che occhieggiano qua  e là, da qualche riserva mentale di derivazione ideologica sia a destra che a sinistra. Sarebbe tuttavia opportuno che  condividendo almeno la gran parte delle proposte, si lavorasse su queste per superare l’impasse attuale e bypassare quel capo delle tempeste di chi abbiamo parlato. Un programma chiaro, allora, scelte conseguenti, condivisione ampia delle azioni necessarie da attuare e poi far si ché l’opera del governo dispieghi i suoi effetti senza intralci ad ogni piè sospinto. Il tempo delle divisioni tornerà e sarà positivo per la democrazia.

Oggi è la democrazia che è in difficoltà, che soffre per i troppi nodi irrisolti, per le troppe chiusure, i troppi intralci frapposti ne tempo. Tutti insieme appassionatamente allora per il bene di tutti noi sarebbe accettabile. Salire sul treno per miopi disegni assolutamente no! E se proprio non ci si riesce, lasciando da parte la passione, poniamo attenzione almeno all’interesse nazionale che è poi quello di ogni persona che abbia a cuore i propri valori e il rispetto di quelli altrui! Da questa immagine non si scappa!  

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