Coabitazione forzata o volontaria?

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Scaramucce tra i partiti alla ricerca di un equilibrio ed interesse comune

Il governo Draghi ha ottenuto al Senato un’amplissima maggioranza – 262 voti a favore, 40 contrari (Fratelli d’Italia lo aveva annunciato, 15 sarebbero stati dissidenti grillini) e due astensioni. Oggi alla Camera assisteremo probabilmente ad un risultato simile – tenendo conto delle formazioni anche recenti che hanno in qualche modo modificato l’assetto dell’Assemblea.

Il messaggio di unità – non di unanimismo – di fronte alle sfide del paese, anche laceranti, anche gigantesche, chiesto dal presidente della Repubblica, sembra dunque aver attecchito nel rissoso tessuto – sino a ieri forse – della politica italiana e del Parlamento che ne è espressione insieme alle Regioni dai diversi colori (e non solo ora per la situazione pandemica). Se sarà così lo sapremo soltanto nei prossimi tempi, giorni, settimane e mesi che ci separano dalla fine naturale della legislatura e che si spera come italiani siano produttivi nei nodi più gravi del sistema in affanno, non solo per la congiuntura sanitaria che ha fatto però da detonatore.

Quello al quale assistiamo è uno scenario che qualche volta si è affacciato nel nostro paese nei momenti più complessi e gravi, come la lotta al terrorismo o la gravissima crisi economica degli scorsi decenni e i cui effetti sono ancora tra noi. Gli anni sono passati e il mondo e anche l’Italia sono cambiati, sono mutati gli stessi fattori della produzione, della ricchezza, della crescita e per converso le tare passate e presenti che fanno da contraltare. Solo che oggi molti nodi possono essere sciolti se solo lo si vuole veramente, Gli strumenti del terzo millennio sono tanti e possono incidere sul tessuto sociale e produttivo innescando una spinta positiva e una vera mutazione. Non tutto si può avere subito, ma certo molto si può e si deve fare. Se l’impegno assunto sarà attuato con sincerità da tutti gli attori politici sia nella ampia maggioranza che nell’opposizione sui punti condivisi e possono essere tanti, qualcosa di buono potrebbe attuarsi.

Crisi pandemica, nodi strutturali dell’economia, il sistema sanitario sotto stress, la direzione da dare agli asset determinanti per la tenuta del sistema Italia, le nuove generazioni, la parità di genere in tutte le sue forme e in ogni ambito sociale, economico, politico. Un rapporto di equilibrio e di valore nei confronti della natura che ospita, la scelta di strade virtuose che possano aiutare la transizione – termine che non significa rivoluzione immediata e senza se e senza ma come qualcuno va esemplificando a proprio vantaggio, ma deciso indirizzo verso quello che deve essere fatto per mettere in sicurezza il territorio, le sue infrastrutture che devono essere adeguate dopo decenni di sostanziale immobilismo e di gestione miope dell’esistente. In sostanza dare corpo ad una nuova visione di sviluppo del paese in cui economia, produzione, ambiente agiscano in modo sinergico nella direzione dell’equilibrio, della compatibilità, nel mantenimento o nel cambiamento se necessario.

Insomma una montagna da scalare ed in cordata. E se quelli che vanno piano e non vogliono salire arrancano occorre aiutarli in uno sforzo comune. Se questo potrà essere nei prossimi mesi, lo sapremo presto, ma la direzione non sembra avere varianti possibili. La democrazia e il voto vanno esercitate in un contesto di stabilità e di coerenza e non utilizzate in modo strumentale per questo o quello degli scenari possibili.

Le prima parole del discorso di Draghi, senza enfasi e senza prosopopea, ma con estremo realismo, disegnano questa montagna da scalare e come cercare di superarla. Il premier sembra inviare il suo messaggio di lavoro fianco a fianco con il Parlamento e il popolo italiano. Nessun volo pindarico ma solo chiarezza anche dura sullo sforzo da fare. Ma anche emozione nelle sue parole «non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia», ha detto ringraziando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella «per l’onore dell’incarico che mi è stato assegnato». Parole non rituali, ma estremamente chiare. O ancora “questo è il terzo governo della legislatura. Non c’è nulla che faccia pensare che possa far bene senza il sostegno convinto di questo Parlamento. È un sostegno che non poggia su alchimie politiche ma sullo spirito di sacrificio con cui donne e uomini hanno affrontato l’ultimo anno, sul loro vibrante desiderio di rinascere, di tornare più forti e sull’entusiasmo dei giovani che vogliono un paese capace di realizzare i loro sogni. Oggi, l’unità non è un’opzione, l’unità è un dovere. Ma è un dovere guidato da ciò che son certo ci unisce tutti: l’amore per l’Italia».

E’ poi nell’affrontare lo scenario del domani che si avverte il vero significato delle parole. «Questa è la nostra missione di italiani», ha detto ancora Draghi: «consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti. Spesso mi sono chiesto se noi, e mi riferisco prima di tutto alla mia generazione, abbiamo fatto e stiamo facendo per loro tutto quello che i nostri nonni e padri fecero per noi, sacrificandosi oltre misura. È una domanda che ci dobbiamo porre quando non facciamo tutto il necessario per promuovere al meglio il capitale umano, la formazione, la scuola, l’università e la cultura. Una domanda alla quale dobbiamo dare risposte concrete e urgenti quando deludiamo i nostri giovani costringendoli ad emigrare da un paese che troppo spesso non sa valutare il merito e non ha ancora realizzato una effettiva parità di genere. Una domanda che non possiamo eludere quando aumentiamo il nostro debito pubblico senza aver speso e investito al meglio risorse che sono sempre scarse. Ogni spreco oggi è un torto che facciamo alle prossime generazioni, una sottrazione dei loro diritti.

Esprimo davanti a voi – la conclusione e summa del suo impegno – che siete i rappresentanti eletti degli italiani, l’auspicio che il desiderio e la necessità di costruire un futuro migliore orientino saggiamente le nostre decisioni. Nella speranza che i giovani italiani che prenderanno il nostro posto, anche qui in questa aula, ci ringrazino per il nostro lavoro e non abbiano di che rimproverarci per il nostro egoismo».

Per non essere totalmente un politico come spesso si osserva, una visione e un programma politico delineato senza mezzi termini e che la sua figura stimata in tutto il mondo sembra cercare di interpretare al meglio, richiamando però tutti a lavorare insieme pur nelle diverse opinioni. Il fine è l’Italia, il suo mantra, e per questa Italia ognuno deve fare la sua parte, dismettendo la litigiosità e il continuo rinfaccio di accuse. Non c’ più tempo e non è più il tempo!

E, a questo punto, viene da chiedersi, nella sua ampia maggioranza prevarrà una coabitazione in spirito di reciproca volontà di fare oppure al solito assisteremo ad una coabitazione forzata fatta di ritardi, frizioni e via dicendo? Con l’occhio alle future elezioni? Chi entrerà in questa cruna dell’ago, probabilmente privilegerà la prima visione! Siamo al primo capitolo, aspettiamo i successivi! 

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