La Germania rischia di perdere parte del suo tesoro d’arte

 -  - 


Per un contenzioso con la famiglia dell’ex imperatore Guglielmo II

Immaginate per un attimo cosa succederebbe se, con tanto di ingiunzione di un tribunale, dei funzionari zelanti si presentassero al palazzo del Quirinale per sfrattare il suo “Primo  Inquilino” con tutta la struttura di impiegati, forze dell’ordine e quant’altro oppure, sempre a Roma, si presentassero i soliti funzionari con un decreto ingiuntivo per mettere sotto sequestro, ad esempio, il Museo delle Terme o il palazzo dei Conservatori in Campidoglio  per restituirlo al suo legittimo proprietario, il papa in questo caso, quando questi  beni vennero confiscati dopo la “Presa di Roma”.

Per fortuna, grazie a due Concordati tra Vaticano e Stato italiano, sono stati descritti assai chiaramente diritti e doveri tra le due parti in causa e la situazione sopra citata non potrebbe mai avvenire, ma pensate se in un’altra nazione ciò potesse accadere, sarebbe un problema enorme sia culturale, politico nonché anche economico; ebbene, questa possibilità, tutt’altro che remota, può accadere niente di meno che alla ‘Grande Germania’.

Musei, castelli, opere d’arte, terreni e palazzi nell’odierno Brandeburgo, territorio un tempo prussiano, potrebbero tornare al suo eventuale legittimo proprietario Giorgio Federico nipote diretto di Friedrich Wilhelm Viktor Albrecht Hoenzollern, più noto come Guglielmo II, kaiser o imperatore della Germania fino alla fine della Prima guerra mondiale quando fu costretto ad abdicare dopo la sonora sconfitta.

Sono passati cento anni dai quei giorni eppure, con tanto di legge alla mano, l’ex famiglia imperiale potrebbe richiedere tutti i beni che un tempo erano suoi, soprattutto nella vecchia Prussia con annessa la capitale Berlino, loro terra di origine, requisiti negli anni dopo la fine della monarchia ed incamerati tra i beni nazionali.

La faccenda però, come comprenderà il lettore, non è così semplice per questo partiamo brevemente dall’inizio del contenzioso.

Inizialmente la legittimità di una tale richiesta è stata sostenuta, nero su bianco, da un famoso storico tedesco, già sottosegretario alla Cultura in forze alla Cdu della Turingia, Jürgen Aretz.

Con le sue tesi ha riaperto una vecchia ferita della storia recente tedesca mai guarita nei confronti di un passato che non vuole finire, un po’ come un incubo.

Quella di Aretz è una tesi da far passare notti insonni ai vari direttori di musei coinvolti nella querelle, ma non solo; anche albergatori per l’afflusso di turisti, strutture di accoglienza, insomma, sarebbe un vero disastro.

Ad aggravare il contenzioso non è una improvvida uscita dello storico della Turingia, ma è una iniziativa che parte proprio da Giorgio Federico di Prussia, come già accennato, discendente diretto dell’ultimo imperatore tedesco, il kaiser Guglielmo II, una questione fatta di carte bollate, tribunali ed avvocati che inizia con la fine della seconda guerra mondiale, ben prima della nascita dell’attuale erede.

In realtà un accordo ci fu già nel lontano 1926 tra gli Hoenzollern e l’allora Repubblica di Weimar, prima della presa del potere dei nazisti, nel quale venne stabilito che i beni sarebbero rimasti di proprietà della ex famiglia imperiale, ma con la clausola di essere prestati per loro fruizione ai musei e gallerie, insieme ai castelli e ai palazzi.

Finita la seconda guerra mondiale e con l’avvento nel 1949 della Repubblica democratica tedesca, la Ddr, che occupava quasi tutto il Brandeburgo compresi tutti i beni della famiglia imperiale, le autorità della Germania orientale pensarono bene di appropriarsi di tutto questo ben di Dio ed includerlo tra i beni dello Stato, in pratica sequestrato senza, ovviamente, alcun risarcimento.

La storia, però, ha i suoi tempi e dopo quarant’anni, con la caduta del regime comunista, gli Hoenzollern si rifanno avanti nel pretendere ciò che le era stato tolto in maniera pretestuosa.

Una richiesta sostenuta anche da una legge del 1994 promulgata dal Bundestag dove veniva approvato il diritto ai cittadini di reclamare i beni sequestrati dall’ex governo comunista, una risoluzione in cui ricade di diritto anche la famiglia Hoenzollern.

Tutto bene, dunque, per gli ex reali?

Non proprio, perché dal risarcimento sono esclusi esplicitamente tutti coloro che abbiano ‘aiutato sostanzialmente’ il regime nazista durante gli anni della dittatura e qui nasce il problema.

Come molti altri della aristocrazia tedesca, anche gli eredi del kaiser dettero fin da subito la loro entusiastica adesione al partito di Adolf Hitler, tra questi proprio il figlio dell’ex imperatore e bisnonno dell’ultimo erede Giorgio Federico, purtroppo per loro questo appoggio al regime, stando alla legge, li metterebbe, è bene usare il condizionale, fuori qualsiasi pretesa.

Certamente nessuno della famiglia imperiale oggi avanza alcuna pretese sul trono, ma i beni artistici della sua casata quelli sì, fanno parte, oltre che della loro storia, di un tesoro, come abbiamo accennato, immenso e dal valore inestimabile,

Oggi il principe vuole solo, è questa la tesi di Aretz, applicare gli accordi di Weimar dove i beni rimangono alla famiglia che poi li darà graziosamente in prestito allo Stato previo poi mettere un suo assenso sull’impiego del patrimonio.  

La battaglia legale è assai aspra per il governo anche perché si potrebbe trovare anche un giudice pronto a dare ragione agli Hoenzollern e di fatto tutto il tesoro tornerebbe a Giorgio Federico.

Un pericolo da evitare come una pandemia perché un tesoro di tale ampiezza che attira ogni anno milioni di visitatori, potrebbe correre il rischio di veder svanire tutto, magari in qualche galleria d’aste, secondo improbabili desiderata del principe.

Una situazione imbarazzante per oltre la metà delle opere d’arte in Germania e nessuno vuole correre questo rischio per questo motivo le due parti affilano le armi per una battaglia che probabilmente si combatterà in un tribunale con una sentenza ancora dall’esito incerto.


 [A1]

 [A2]

5 recommended
bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.