Smarrimento

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E’ una strana conclusione dell’inverno mentre i primi segnali di primavera si manifestano, quella che il nostro paese, ma l’Europa intera, si trovano a vivere. L’anno passato con le decisioni difficili e drastiche per l’ondata pandemica, la pena per l’ecatombe causata dal virus nelle nostre collettività abbiamo battuto il passo, per così dire in attesa di un cambiamento e di una nuova stagione dove contenuto il virus avremmo potuto tornare a quella normalità un tempo bistrattata oggi agognata quasi fosse un ultima Thule alla quale arrivare. Tanti passi avanti, pensiamo ai vaccini, molti errori e non soltanto delle autorità di governo ma soprattutto delle popolazioni insofferenti e sempre più difficili da convincere.

Ora, dinanzi all’esplosione delle varianti del Covid e ai rischi connessi e non tutti con sicurezza preventivabili, siamo assaliti dalla sindrome del tunnel. Quella luce agognata là in fondi all’improvviso sembra essersi trasformata in un miraggio e la fine dell’incubo si allontana. Ecco perché, pur di fronte alle speranze accese dalla fase vaccinale e la constatazione che non sarà né breve né semplice ci sentiamo sopraffatti da un umano sentimento di incertezza. Siamo smarriti!

Ecco allora la parola: smarrimento. Per il dizionario essa indica il fatto di smarrire un oggetto, di non trovarlo più, di non sapere dove si è lasciato (differisce da perdita, in quanto presuppone in genere la speranza o la possibilità di ritrovare o di recuperare l’oggetto, mentre la perdita può essere definitiva). Un senso riflessivo indica il fatto di smarrirsi, cioè di smarrire la strada, di perdere l’orientamento: Si dice anche sbalestramento, sbandamento. In modo estensivo si descrive la circostanza del perdere temporaneamente, cioè per un periodo di tempo più o meno lungo, i sensi, la lucidità di mente. Ciò configura, ancora uno stato momentaneo di turbamento o di sbigottimento, provocato da sorpresa, timore, dolore morale, che comporta la perdita delle normali facoltà di agire e di reagire.

Si può smarrire qualcosa, si può smarrire la strada sia in senso geografico che psicologico e morale. In ogni caso la sensazione prevalente è quella di un’incertezza senza apparente ragione, una condizione psicologica di sofferenza, di vuoto intorno a sé e la difficoltà oggettiva di sentirsi in solitudine dinanzi ad una domanda di sicurezza e di certezze che non sembrano venire da alcuna parte. Una condizione del singolo, ma anche della comunità, dei gruppi associati o meno. Quello che si è spezzato infatti è quella sorta di vincolo che pur nelle differenze ci accompagna come soggetti sociali. Oggi invece non possiamo stare in famiglia, non possiamo stare con gli amici, a volte non possiamo stare neppure con le persone care, siamo tragicamente costretti a lasciar andare chi ci lascia senza neppure il conforto della partecipazione ad un saluto insieme agli altri.

Si tratta di sentimenti, di attitudini, quasi naturali, ed ora che non ci sono consentiti ne sentiamo la reale privazione. Cose semplici, di poco conto, ma segno di sicurezza, di equilibrio, di normalità, ci sono sottratte o ce ne è impedito l’uso. E non sappiamo come e quando ne usciremo. L’aborrita normalità, quella che tutti cercano ma che considerano demodé o quanto meno fuori luogo, ci appare come un miraggio, un luogo inaccessibile e lontano. Ed è forte la sensazione che questa normalità alla quale ci vorremmo riabituare, non sarà mai più come prima. Potrebbe apparire retorico o futile, ma abbiamo perso verso di essa quella innocente naturalezza alla quale eravamo abituati.

Il comprendere che come singoli e come umanità ci riprenderemo, supereremo le asperità, impareremo dagli errori e forse miglioreremo appare quasi come un mantra necessario, per convincerci di essere sulla strada buona. Se così sarà avverrà però soltanto se avremo capito sino in fondo cosa è successo e che cosa è cambiato. Tutto in poche parole anche se ci sembra quasi ancora di forzare le situazioni. La sconsideratezza di molti gruppi, la velleità di molti giovani, la convinzione di essere inattaccabili si sta frantumando ogni giorno che passa e ne dovremmo trarre esempio per cambiare. Il dopo sarà diverso, segnato da quanto accaduto e da quello che sarà il domani. Un domani nel quale gli strumenti di sicurezza non ci abbandoneranno ma diventeranno compagni di strada. E ancora cambiamenti climatici, evoluzioni delle specie, rispetto e cura dell’ambiente non saranno più argomenti di elite ma quotidianità con la quale convivere e confrontarsi.

Smarrimento dunque come occasione di rivincita, non come motivo per buttarsi all’indietro, inseguendo quel che non c’è più. Il mondo è stato e sarà sempre in eterno mutamento, oggi per noi piccola umanità ferita è il momento di tornare in sintonia, di saper cambiare ed evolvere in positivo, se possibile senza il fardello del dolore, della sofferenza, delle guerre che nei secoli hanno sfregiato la civiltà. Una grande occasione da non perdere per riagguantare la giusta dimensione e la giusta via. Ricostruendo una nuova, difficile, asimmetrica, capacità di unirsi, essere comunità, lavorare per lo stesso condivisibile obiettivo.

Una sfida epocale come ogni tanto la civiltà umana si è trovata ad affrontare. Oggi però abbiamo molti più strumenti di analisi e di intervento per incidere al meglio nelle cose da fare, risparmiando risorse e ricchezze vero il futuro, prossimo, non tra mille anni!

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