Strade obbligate e insofferenze

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Partiti bloccati tra governo, emergenza e bisogno di identità

Stretta la foglia, larga la via ….. Un antico detto ci soccorre per affrontare la consueta riflessione settimanale sullo stato delle cose del nostro paese. Prima di tutto però occorre precisare che in realtà la frase corretta sarebbe “stretta la soglia, larga la via, dite la vostra che ho detto la mia”. Dunque soglia (non foglia come diffusosi per errore)  come punto di passaggio da un dove ad un altrove. Una frase che viene utilizzata a conclusione delle favole e sta a significare che iniziare una storia è difficile (la soglia è stretta), ma poi diventa più facile a mano a mano che si procede (larga la via).

Cosa c’entra tutto ciò? E comprensibile che chi legge possa essere tentato dal pensare ad un momentaneo smarrimento mentale. In realtà però proprio la parola corretta “soglia” ci aiuta ad affrontare la riflessione su che cosa sia accaduto e soprattutto su che cosa accadrà nel nostro paese alle prese con uno dei passaggi più travagliati della sua storia recente ed immerso in un mondo nelle stesse condizioni.

Poco più di una settimana fa il cammino segnato dalla crisi del governo Conte 2 imboccava una strada nuova affidata dal capo dello Stato ad un civil servant, ad un uomo delle istituzioni ponendo di fronte la gigantesca difficoltà e sfida di portare l’Italia fuori dalle secche provocate dalla pandemia, ma soprattutto di riannodare le fila di uno sviluppo e di una crescita economica e sociale che da troppo tempo è stata considerata secondaria. Ritardi e danni incalcolabili sono davanti a noi e ci rendono più difficile il cammino.

In una strana atmosfera rarefatta e pesante al tempo stesso, abbiamo assistito alla nascita di un governo dotato di una maggioranza amplissima in termini politici ma con in sé tutti gli elementi delle divisioni passate. Le parole serrate, senza fronzoli del premier Draghi al Parlamento hanno permesso di intravedere le linee guida del programma dell’ex presidente della Bce. Non ci saranno lacrime e sangue ma scelte di recupero, crescita, sviluppo per restituire slancio al Paese e farlo rientrare da protagonista nel sistema mondiale. Tuttavia, e questo è ben chiaro a tutti i politici nessun passo avanti sarà realmente possibile se non vi sarà leale attenzione e leale appoggio alle decisioni da assumere. Queste sì complesse, incidenti nel tessuto nazionale e che devono portarci nella nuova dimensione necessaria delineata dal nostro essere in Europa ma da attori coerenti e decisi, pronti a riformare e modificare le storture, a sciogliere i nodi ormai consunti che ci hanno condotto sino a dove siamo. E tutto questo, mentre si affronta la nuova ennesima stagione della pandemia con tutto il corollario delle complessità e delle difficoltà che contrastano con l’alto obiettivo che ci si è posti.

Ecco allora che quella soglia appare ed è molto stretta per la massa di cose da fare e per la capacità di farle. E soprattutto, purtroppo, tutte insieme per così dire. Al di là del tunnel, là dove continuiamo a scorgere la luce della speranza, ci attende quella auspicata “larga via” che potrebbe permetterci di migliorare, crescere, tornare ad essere da sprone e guida nel contesto mondiale.

Uno scenario chiaro, complesso ma chiaro. A questo si contrappone il mucchio selvaggio per così dire di partiti e movimenti nudi alla meta. Quella stretta soglia cambierà tutti, sia che siano pronti ad accogliere il nuovo necessario, sia che siano ritrosi. L’unica cosa certa è che nessuno dei leader dovrebbe trastullarsi immaginando un dopo roseo per se stesso. I problemi e le soluzioni vanno prese hic et nunc, qui ed ora. La filosofia, gli scenari, le prospettive personali e di gruppo, le stesse ambizioni personali devono cedere il passo alla fatica quotidiana dove si intrecciano pesi secolari, storture e ritardi pluridecennali, veri e propri errori di prospettiva. Solo se tutti saranno pronti a questo sacrificio, leadership e idee potranno avere un futuro domani.  Da quella soglia passerà soltanto chi è in grado di immaginare e costruire il futuro prossimo di tutto il paese, da sud a nord, senza distinzioni e senza egoismi.

Qualche riflessione su ognuno degli attori forse è utile. Partiamo dai cinquestelle, un tempo primo partito italiano oggi in costante discesa ed in rotta per lo sfaldarsi del senso stesso del loro impegno politico. La forza delle cose ha distrutto le certezze e ha mostrato la corda dell’assenza non soltanto di un partito, ma di un programma che non fosse semplice retorica populista e di una classe dirigente che come noto non si improvvisa. Ora la crisi irreversibile è in atto e gli esiti incerti.

La seconda osservazione riguarda (restando nell’ambito della defunta coalizione giallorossa) il partito democratico. Qui siamo in una diversa condizione storica. Il Pd originario non esiste più, le sue componenti si sono contrastate nel corso degli anni fallendo nell’amalgama culturale e politico. Oggi quel che resta (dopo il distacco di alcuni pezzi, ultimo quello renziano) è con grande fatica a trazione ex comunista. Un fatto di chiarezza, ma anche di debolezza, la stessa che ha impedito di creare un grande partito di centrosinistra in stile europeo. Le vecchie ideologie non fanno più presa (se non per aspetti folcloristici) e la nuova politica non riesce a distaccarsi da alcune idee guida che non sono più attuali. Quel che è mancato e manca è una vera elaborazione politica che parta dalla realtà, non dall’orizzonte al quale mirare. Il Pd insomma è divenuto un partito normale, come molti altri e di questo dovrà prima o poi prendere atto.

Sul fronte opposto, nel centrodestra, è certamente la Lega quella destinata a subire i maggiori contraccolpi. La linea dura salviniana non ha prodotto la stabilizzazione del consenso ma lo ha mantenuto alto. Per rimanere ago della bilancia e aspirare alla guida del paese, il partito dovrà aggiornare la sua rappresentanza sociale da nord a sud. Il cedimento del leader a Draghi e l’invio nell’esecutivo di una pattuglia meno populista mostra almeno la volontà di provare a cambiare. Cosa accadrà ce lo diranno i prossimi passaggi.

Per l’area moderata di Forza Italia è innegabile che la situazione rappresenti un banco di prova ma soprattutto una boccata di ossigeno. Alcuni dati elettorali possibili mostrano una risalita di consenso e l’essersi data il compito di traghettare l’area moderata nel governo Draghi potrebbe avere i suoi effetti. Certo tutto resta sempre legato alla figura dell’ex cavaliere, ancora al timone, nonostante tutto.

Discorso a parte quello che riguarda sulla destra Fratelli d’Italia. La scelta del no a Draghi pur temperato dall’attenzione agli interventi per il bene dell’Italia è certamente pagante in termini di consenso nel ricompattare un’area da tempo in fibrillazione. Il ruolo trainante nel centrodestra resta però un obiettivo lontano, troppi essendo gli elementi di distacco dalla maggioranza degli italiani che si riconosce nel centrodestra classico.

Insomma, concludendo “stretta la soglia, larga la via …. dite la vostra che ho detto la mia”!     

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