Colette Maze, una donna che non conosce il passare del tempo

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A 106 anni incide il suo secondo album con le musiche di Debussy 

Si dice che “L’età è quella che pensi che sia. Si è vecchi quanto si pensa di esserlo”, parole azzeccate, io, per esempio, mi sono accorto all’età di 35 anni che non ero più un giovane quando dovendo rifare la carta di identità scrissi, come dati personali, che avevo i capelli biondi, consegnando però il documento allo sportello, l’impiegata mi guardò con aria di sufficienza e mi disse:” Forse più che biondi è meglio scrivere brizzolati”.

Fu un colpo, non è che non sapessi la mia età, solamente non l’avevo fino ad allora valutata, ma quella frase dell’impiegata detta in quel momento mi fece comprendere che il tempo, lo si voglia o no, passa per tutti e ovviamente anche per me.

Tanto per continuare con le frasi fatte sull’età ricordiamo che: “Nonostante gli anni si rimane se lo si vuole giovani dentro” e debbo dire che mai frase è più corretta per quanto riguarda Madame Colette Maze.

A questo punto molti si chiederanno chi sia mai questa Colette.

Prima di raccontarlo facciamo un passo indietro.

Nel 1998, un collega per il giornale con cui allora collaboravo, mi fece ascoltare la registrazione di una sonata per piano e voleva un mio parere sapendo che amavo la musica classica, ma, non essendo un esperto, dissi solo che il tocco dei tasti era straordinario, sembrava che volassero sulla tastiera, inoltre, chiunque fosse il pianista, doveva avere una agilità di mani e di mente non indifferente per ottener quei risultati.

Eppure la cosa eccezionale non era questa, ma che il pianista o, meglio, la pianista allora aveva 84 anni e si chiamava, appunto, Colette Maze.

Dall’ascolto di quella registrazione sono passati trentadue anni quando ebbi occasione di risentire recentemente un breve concerto della pianista, e, come tanti anni prima, mi fu chiesto cosa ne pensassi.

Il giudizio non era cambiato rispetto agli anni passati, solo che adesso Colette Maze che aveva registrato appena lo scorso anno un concerto con sonate di Debussy, dava al suono un non so che di ieratico per la dolcezza dei passaggi armonici trattati con estrema soavità, parlo da appassionato non certo da musicista, ma ora Colette aveva compiuto 106 anni e sembrava non sentirli. Se poi qualcuno vuole accertarsi delle mie parole, basta che si colleghi su Youtube e ascolti i brani suonati ed interpretati da lei in questi ultimi anni e si accorgerà non solo di come tratta il pianoforte, ma dalle interviste, ci si trova davanti ad una donna con una lucidità invidiabile, una salute di ferro e un amore sconfinato per la musica, ovviamente quella vera, e, concludendo, un vero e proprio debole per tutta la produzione musicale di Debussy.

Una donna, insomma, eccezionale con una gran voglia di vivere per la quale gli anni sono solo un accidente esistenziale che   non conosce il passare degli anni, tutto per lei è sempre attuale, qui ed ora, come recita un famoso detto zen, un atteggiamento verso la vita affermato anche da suo figlio Fabrizio ormai settantenne: “Ciò che fa di mamma una gran donna è il suo senso dell’ironia, la sua gioia, il suo amore per la vita ti fanno sorridere”.

Colette Manze è altresì un pezzo della nostra storia europea, è nata infatti nel 1914, appena due settimane prima che in una sconosciuta città della Serbia, Sarajevo, venissero sparati i colpi di pistola che uccisero l’Arciduca Francesco d’Austria e la moglie con il successivo scoppio della prima Grande guerra mondiale.

Nata a Parigi da una famiglia della buona borghesia, ricordiamo che tra i loro amici c’era anche Marcel Proust, ancora giovanissima, aveva appena 5 anni, scoprì il fascino della musica e del pianoforte, un amore che l’impegnerà fin da subito nel suo studio divenendo negli anni una famosa insegnante, ma mai pensò a fare concerti, nonostante ne avesse tutti i titoli.

Torniamo alla Colette giovane, a quindici anni, avendo doti non comuni per la musica e il pianoforte, fu iscritta all’École normale de musique per seguire i corsi di Alfred Cortot e Nadia Boulanger.

In proposito è rimasta l’unica depositaria del metodo Cortot, la scuola che privilegia la personalità dell’esecuzione alla pura tecnica ripagando il musicista per la sua creatività e la sua personalità nell’interpretare uno spartito più che quello didascalico e accademico.

Questo spiega il suo suonare così delicato e intimo che dà importanza al suo sentire di musicista più che alla semplice esecuzione che, diciamo subito, non è assolutamente una libera interpretazione, semplicemente un modo personale di sentire ed immedesimarsi nella musica che emette lo strumento.

Tutto considerato, dopo 101 anni di pratica assidua, la sua sensibilità è ormai senza limiti e ne confini.

Arrivare a 106 anni così non è certo una cosa che accade tutti i giorni anche se gli esempi certo non mancano di coloro che l’età non la sentono o non la vogliono sentire.

Un esempio tra i più conosciuti è certamente l’intramontabile Clint Eastwood che a 90 anni suonati ancora lavora nel cinema come attore e come regista ottenendo sempre grandi risultati sia di critica che di pubblico.

Ci sono poi i casi di due giganti: Charles Aznavour che a novant’anni teneva affollati concerti in tutto il mondo e lo stesso dicasi per il nostro Ennio Moricone, inoltre, continuando questa carrellata di modelli, quest’anno si è esibita sul palco dell’Ariston di Sanremo anche la mitica Ornella Vanoni, anni 87, per una serata d’onore a lei dedicata.

Personaggi che per l’età si pensavano ormai al tramonto ed invece basta pensare ancora ad un altro grande della musica, Gino Paoli, coetaneo della Vanoni, che ancora nei concerti dal vivo riesce ad emozionare il pubblico di qualsiasi età e ciò che risulta strabiliante che più sono avanti negli anni e più sanno ‘rubare’ la scena ai più giovani, grazie alla loro esperienza, ma anche alla loro voglia di vivere.

Abbiamo cominciato questo articolo con i proverbi e voglio chiuderne con un altro che mi sembra molto azzeccato: “Prima sei giovane; poi sei nella mezza età; poi sei vecchio e poi sei meraviglioso.”

Tutto assolutamente vero!

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