Brasile: un dramma senza fine

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Con oltre tremila morti al giorno, il Brasile è diventato l’epicentro mondiale della pandemia di Covid-19. Una strage che ha obbligato il Presidente negazionista Jair Bolsonaro ad intraprendere un deciso cambio di rotta riguardo alla compagine governativa. Un valzer di nomine deciso per placare l’ondata d’indignazione popolare che sta montando sempre più forte nel Paese.

Nel mirino sono finite le strategie di contenimento della pandemia messe in campo finora dal Governo di Brasilia. I messaggi delle più alte cariche del Paese sono stati contraddittori, prima negando l’esistenza stessa del virus e poi non predisponendo le attrezzature adeguate per curare il numero crescente di malati. Un atteggiamento costato finora la vita a 300mila persone, dato che colloca il Brasile come la seconda nazione al mondo, dopo gli Stati Uniti, per indice di mortalità della malattia.

Il comportamento stesso di Bolsonaro è stato più volte stigmatizzato dai media brasiliani, che hanno criticato la sequenza di errori di comunicazione compiuti dal proprio leader, ultimo di questi quello dello scorso 22 marzo, quando per festeggiare il suo 66esimo compleanno, è stata organizzata davanti al Parlamento di Brasilia una manifestazione dove la gente era sprovvista di mascherine e il distanziamento sociale era del tutto inesistente. Ancora più clamorosa è stata la decisione di celebrare il primo dell’anno con un bagno in mare nei pressi di San Paolo, con una folla di sostenitori che si riversava nelle acque senza nessuna norma di sicurezza.

Ora, con la soglia di contagi che ha superato i 12 milioni di casi ed un bilancio di 300mila vittime anche l’atteggiamento di Bolsonaro sembra destinato a cambiare. Il rimescolamento della compagine governativa deciso lunedì scorso, è solo l’aspetto più eclatante di questa disperata virata verso una politica più pragmatica, dinnanzi all’immane tragedia che si sta consumando. A destare particolare scalpore è la decisione di sostituire il Ministro per gli Affari Esteri Ernesto Araujo, capo dell’ala ideologica del Partito Conservatore e grande estimatore dell’ex Presidente Donald Trump, accusato di non aver saputo gestire la rete di relazioni internazionali che avrebbero potuto aiutare il Brasile nell’approvvigionamento dei farmaci necessari per curare gli effetti della Pandemia.

Araujo prima aveva intessuto una tela che ha portato il Paese a stipulare una mega commessa del vaccino cinese Sinovac per poi attaccare lo stesso Governo di Pechino, peraltro primo partner commerciale del Brasile, accusandolo di diffondere l’ideologia marxista in Sudamerica. Un atteggiamento schizofrenico che ha obbligato Bolsonaro a fare a meno di un suo fedelissimo.

Altra nomina scaturita dal drammatico Consiglio dei Ministri della scorsa settimana, è quella che riguarda l’avvicendamento del Ministro della Salute, il quarto dall’inizio del mandato del Presidente conservatore. A provare a raddrizzare la strategia sanitaria questa volta è stato chiamato il cardiologo Marcelo Queiroga che ha preso il posto del generale Eduardo Pazuello, diventato il capro espiatorio, delle negligenze del Governo nell’opera di contenimento del virus.

Non meno importante è stata la sostituzione del Ministro della Difesa Fernando Azevedo e Silva, un altro pretoriano del Presidente che ha scontato la decisione di non voler politicizzare l’esercito, mantenendo un’autonomia decisionale.

Le altre nomine riguardano i dicasteri della Giustizia con la nomina di Anderson Gustavo Torres, dell’Avvocatura Generale dello Stato, del Ministro della Casa Civil e della Segreteria di Governo. Un giro di poltrone che dovrebbero portare l’esecutivo a scelte più ponderate.

Secondo gli osservatori politici Bolsonaro appare sempre più preoccupato della nuova discesa in campo dell’ex Presidente Luiz Ignacio Lula da Silva, che la scorsa settimana ha riacquisito i suoi diritti politici, dopo la decisione della Corte Suprema di disconoscere le condanne inflittegli nel corso del processo Lava Jato che lo aveva portato per un breve periodo in carcere non consentendogli di correre nelle scorse elezioni presidenziali. Proprio la nuova verginità politica di Lula, che a dichiarato di voler correre per le presidenziali previste nel 2022, potrebbe aver spinto il suo acerrimo nemico Bolsonaro ad un cambio di passo.

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