Il codice del tempo

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Il codice del tempo. Cervello, mente e coscienza
Georg Northoff
Traduzione di Maurizio Riccucci
Scienza
Il Mulino Bologna
2021
Pag. 197, euro 19

Il cervello di ciascuno e il pianeta Terra. Da quando? Gli antichi greci conoscevano due divinità del Tempo, Chronos e Kairos; il tempo cronologico, quantitativo, lineare; il tempo contingente, qualitativo, permanente. Non avevano grandi torti: la loro relazione è stata riesaminata dalla fisica sia classica (la concezione del contenitore e del contenuto) sia contemporanea (la concezione costruttivistica, ondulatoria e relazionale) ed è il “nostro” tempo a renderci unicamente umani. Comunque, risulta sempre il cervello a costruire il tempo (e lo spazio), in modo dinamico, la struttura temporo-spaziale cambia di continuo. È poi la sua attività neuronale (onda su onda) che dà origine alle caratteristiche “mentali”, anche se la trasformazione neuromentale sfugge ancora alla nostra piena comprensione. Del resto, nessuno sa bene nemmeno quando è comparso il fenomeno della coscienza per noi sapiens. Piuttosto che solo il cervello in sé, dobbiamo forse allora considerare la relazione del cervello con il mondo “esterno”, la sincronizzazione delle sue onde con quelle del corpo e del pianeta. La coscienza si basa sull’esperienza di noi stessi come parte di una realtà più ampia, si fonda sull’allineamento e sull’integrazione e si struttura in base alla durata e alla velocità. Le alterazioni nel modo in cui il cervello costruisce velocità e durata si associano a disturbi psichiatrici come l’autismo, la mania e la depressione. Studiando bene il tutto, sembra proprio che la mente diventi un’ipotesi di cui possiamo fare a meno. Gli (altri) animali sono caratterizzati da una specifica relazione reciproca mondo-cervello, hanno coscienza e senso di sé. Le nuove macchine guidate dall’intelligenza artificiale padroneggiano la relazione cervello (artificiale)-mondo ma mancano, invece, della relazione mondo-cervello (artificiale) e non hanno, quindi, caratteristiche mentali.

Il neuroscienziato, filosofo e psichiatra Georg Northoff (Amburgo, 1963) è cresciuto scientificamente in Germania e insegna ora in Canada, girando spesso il mondo per conferenze e ricerche. Da decenni padroneggia e fonde insieme (appunto) neuroscienze, filosofia e psicologia. Il volume è un’edizione di un testo originale tradotto in italiano, innumerevoli figure corredano tutti i sei capitoli, pieni di esempi e metafore, le più frequenti quelle del tango e del surf. Su un nodo insiste: il tempo del mondo è cruciale per la coscienza, che di per sé è atemporale; ovvero la coscienza è intrinsecamente neuroecologica e relazionale, non semplicemente neurocorporea; le funzioni motorie in sé (e quindi la relazione cervello-mondo) non sono necessarie per la coscienza (a differenza della relazione mondo-cervello); senza tempo non vi sarebbero né coscienza né Sé, che ci collegano agli altri e al mondo esterno. Noi sviluppiamo il nostro Sé dalla più tenera età e ce lo portiamo dietro, in buona sostanza, fino alla tomba. Il corpo e l’ambiente esterno cambiano, così la relativa realtà materiale; i nostri pensieri e le nostre cognizioni cambiano continuamente nel corso della nostra vita. Dati empirici dimostrano che la continuità temporale, l’integrazione e l’annidamento dell’attività spontanea codificano direttamente la coscienza di sé, collante mentale fra l’identità e la differenza, fra le prospettive interna ed esterna, fra il cambiamento e la persistenza. Le caratteristiche mentali come il Sé e la coscienza sono frutto della trasformazione delle onde del mondo nelle neuroonde del cervello, mentre il vero e proprio “concetto” di mente è altro, non serve: non è conseguente ma superfluo. Non accuratamente indagato è il fenomeno della separazione della storia sapiens delle emozioni e degli altri stati di coscienza dalla storia profonda dei circuiti animali di sopravvivenza: il cammino alla scoperta di noi stessi è ancora lungo, facciamolo con coscienza! I riferimenti bibliografici riguardano soprattutto studi collettivi di laboratorio, ai quali l’autore molto ha contribuito.

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