Traversie parallele

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Il Pd e i cinquestelle alla ricerca di un equilibrio. Il paese di un futuro

Settimana dopo settimana, mentre il Paese cerca di imboccare decisamente la strada per uscire dalla fase acuta della pandemia nella speranza di un dopo che sembra non arrivare, continua a dipanarsi ancorché sottotono una sorta di evoluzione politica. Sottotono perché la gestione del governo da parte del premier Draghi appare svincolata non dalla politica ma da partiti e movimenti. Una parentesi resa necessaria dalla inconcludenza e dalla litigiosità esplose nell’ultimo scorcio del governo giallorosso pur arrivato dopo la cesura dell’esecutivo gialloverde, ma una parentesi ineludibile.

Il Paese già prima dell’esplosione dell’emergenza sanitaria aveva bisogno di decisioni strategiche,  di scelte coraggiose e di una decisa spinta verso la ripresa. Governi dopo governi, si è consumata invece la crisi più grave della politica nazionale del dopoguerra. Il risultato un paese diviso, un Parlamento che nonostante una legge elettorale a impianto maggioritario ha prodotto divisioni e parcellizzazione al punto da rendere impossibile costruire coalizioni ed esecutivi stabili. Con la conseguenza di una stabile tendenza al rallentamento, al rinvio di qualsiasi azione riformatrice, ad un continuo mutamento di priorità e di gestione ad ogni cambio di governo.

Su  tutto questo paese si è abbattuta la pandemia con tutto il suo peso in termini umani, sociali, economici. Inevitabile che le coalizioni succedutesi dal 2018 non siano potute durare. Dopo l’autogol di Salvini l’esecutivo Conte 1 poi Conte2, non hanno potuto dar vita ad una sorta di Conte 3. Ancora una volta l’endemica tendenza ai distinguo ha prodotto i suoi guasti. Crollato su se stesso il governo dell’esponente 5 stelle, per il Quirinale si è posto il dilemma se avviare il paese alle elezioni anticipate o cercare una conclusione della legislatura che potesse conciliare gli opposti. La situazione pandemica non consente infatti neppure la celebrazione delle elezioni amministrative e dunque, tanto meno, il voto politico.

Da questo stato di necessità è nata la scelta di tentare la carta di un esecutivo il più possibile condiviso e che potesse contare su una maggioranza ampia, una sorta di unità nazionale e con l’obiettivo di condurre l’Italia fuori dalla pandemia e di riavviare con il sostegno dell’Unione Europea i meccanismi virtuosi di un’economia stagnante da decenni. Un’occasione che se non avesse a che fare con la tragedia della pandemia e delle sue conseguenze, sarebbe imperdibile e che nelle condizioni appena descritte diviene ineludibile se non ineluttabile. Il governo presieduto dal premier Draghi è dunque stata la risposta opportuna non soltanto sul piano interno, ma anche a livello europeo e internazionale per l’indubbio prestigio del presidente del Consiglio e per le riconosciute capacità di affrontare situazioni complesse con determinazione e competenza. Un impegno il suo che potrebbe realmente modificare in meglio la traiettoria sinora seguita dal paese. Questo se la politica saprà assumere le sue responsabilità e non perseguire solo il tornaconto specifico di ogni gruppo o formazione.

E qui siamo all’interrogativo principe di questa stagione. Se la Meloni ha scelto l’opposizione ponendo una seria ipoteca di leadership sul futuro centrodestra in contrasto con la Lega  e mentre Forza Italia sembra destinata ad un ruolo di forza moderata, è sul fronte del movimento grillino e sul Pd che si appuntano le maggiori attenzioni.

Entrambe le formazioni stanno affrontando quelle che abbiamo definito traversie parallele. Il movimento cinquestelle è in un’indubbia fase di forte crisi di rappresentanza e di ruolo. I mille rivoli della protesta antisistema esplosi nella conclusione drammatica della seconda repubblica hanno prima prodotto un’onda di opinione che ha portato al consenso per il movimento nel suo approccio con le istituzioni e come in un’onda lunga ad essere il primo partito e a guidare il paese in questi anni. Solo che gli stessi rivoli non erano orientati tutti nella stessa direzione essendo originati da uno scontento che travalicava le posizioni politiche del passato. Da questa eterogeneità di partenza al confronto con le istituzioni dello Stato il movimento è entrato in fibrillazione sempre più accentuata sino alla deflagrazione alla quale stiamo assistendo, ancorché camuffata da un Parlamento in cui appaiono ancora primi. Allo stesso tempo si assiste ad una sorta di riflusso di una parte verso posizioni che potremmo definire più di sinistra (se l’origine del movimento non fosse stata quella del superamento della dicotomia storica, obiettivo ovviamente fallito).

A contraltare di questo parallelo, la fibrillazione nel Pd prima sotterranea ora conclamata che ha portato alla segreteria Letta spostando ancora una volta il baricentro del partito dalla componente di sinistra a quella di origine cattolica con esiti difficili da decrittare. A questi si aggiunge anche la significativa ed auspicabile questione troppo a lungo dimenticata del ruolo femminile nel partito. Una miscela esplosiva in qualche modo che si lega alla sfida impossibile di far tornare in termini politici e di possibile alleanza l’avvicinamento alla parte grillina che si sta raccogliendo attorno all’ex premier Conte. Un incontro tra due debolezze che raramente si trasforma in una forza. Troppe le contraddizioni, troppe le differenze per costituire un impegno comune che non sia solo quello di cercare di mantenere il potere in un modo o nell’altro a partire dall’elezione del prossimo capo dello Stato, nelle condizioni attuali un vero spartiacque. Una fascinazione rischiosa quella per i grillini in libera uscita che potrebbe anche costare caro, trattandosi di una strategia dall’alto e non di un’evoluzione sociale. Traversie parallele, dunque, che non potranno quasi certamente mutare in quelle convergenze famose per l’espressione coniata ormai decenni fa in un altro paese da Aldo Moro, la cui idea guida si raccoglieva in quella “intelligenza degli avvenimenti” che doveva permettere di capire, conoscere e rappresentare il popolo italiano!         

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