Il razzismo è una pianta che purtroppo cresce ovunque

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Contestata Miss Algeria perché ha la pelle troppo scura

Ricordate, era il 1996, venticinque anni fa l’elezione a Miss Italia di Denny Mendez che suscitò episodi di razzismo nel Paese?

La ragazza nata a Santo Domingo, ma naturalizzata italiana fin dall’infanzia, essendo divenuta crescendo una bella ragazza, partecipò al famoso concorso di bellezza di Miss Italia.

Denny, con coraggio e caparbietà, passò tutte le varie selezioni fino ad arrivare all’incoronazione finale come simbolo della bellezza italiana.

Apriti cielo, molti gridarono allo scandalo affermando che non poteva essere la tipica bellezza nostrana, non rappresentava certo l’Italia per via dei suoi tratti somatici ed il colore della pelle (il vero problema della polemica. Ndr) e poi, si diceva, tra l’altro stupidaggini del tipo: “Con tante bellezze nostrane che c’entra questa negra?”, allora il termine si poteva ancora dire, innestando feroci dibattiti sui giornali quando ancora, fortunatamente, non c’erano ancora i social.

Insomma, con questa elezione si era aperto il classico Vaso di Pandora, facendo uscire il peggio di molti tra noi italiani.

Sono passati molti anni da allora, siamo nel XIX secolo, ed anche tante cose da allora sono cambiate nel mondo, ma non il razzismo, quello permane sempre e non c’è verso, almeno per ora, di estirparlo.

L’esempio è una storia analoga a quella italiana è avvenuta lo scorso anno nei confronti di una splendida ragazza algerina: Khadidja Benhamou di 26 anni.

Alta, elegante, con un charme naturale, secondo i giurati che l’hanno eletta come la nuova tipica bellezza della nazione nel concorso di Miss Algeria.

La ragazza, nonostante la meritata vittoria, è stata sommersa da critiche assai feroci sui social magrebini perché non la considerano simbolo del loro Paese per via del colore della sua pelle, leggermente più scura della maggioranza algerina, dando alla ragazza gli epiteti più vergognosi.

Con questo episodio abbiamo scoperto che al mondo – secondo un vecchio detto – “C’è sempre qualcuno più ‘terrone’ di te” e così gli algerini, al 95% di razza araba, per la gran parte mal sopportano le popolazioni del Sud del Paese, anche se da sempre algerine, che vivono ai confini con i territori sub sahariani e hanno una carnagione più scura quasi simile alle popolazioni nere con le quali confinano.

Un ostracismo anche violento, tanto che, alcuni anni fa, fu chiesta addirittura l’espulsione delle persone di colore dall’Algeria che i sono meno di centomila su un totale di 42 milioni di abitanti.

In una inchiesta prodotta da uno studio del franco-algerino Jihad Bilal del 2016, c’erano già tutti i prodomi di una realtà poco conosciuta, almeno fuori dai confini algerini.

Nell’ indagine si affermava che l’Algeria era – probabilmente esagerando – la nazione più razzista al mondo. Il 75% degli intervistati era contrario addirittura ad accogliere profughi dalla Siria e dall’Iraq a causa di infiltrazioni africane avvenute in questi ultimi anni.

Un indagine, insomma, talmente controversa da non essere diffusa nel Paese,

A nulla, almeno per ora, sono valse le dure prese di posizione a questo atteggiamento da parte di molti osservatori aperti invece alle novità nel Paese, tra gli altri un sito importante come Observalgérie, da sempre in prima linea contro quel razzismo della società algerina che ancora definisce il colore della pelle come canone di bellezza, ha affermato che essendo:” La prima nera a essere eletta Miss Algeria, viene linciata sui social network”, mentre per altri, fortunatamente, l’elezione di Khadidjaha rappresentatoun simbolo di condivisione delle diversità etniche nella società algerina.  “Il nostro Paese – aggiunge ancora il sito Observalgérie, ricordando le finalità con cui era nato il concorso di bellezza– assomiglia a un mosaico, pieno di colori e in cui ogni regione ha il suo fascino, ma che hanno (purtroppo) innestato feroci polemiche nel Paese”.

Davanti a tanta violenza verbale gratuita, oltre che profondamente stupida, Khadidja ha risposto da vera reginetta, e non solo di bellezza, rivolgendosi ai suoi contestatori in un modo di esemplare superiorità: “Che Dio mostri il cammino a chi mi critica e preservi coloro che mi incoraggiano”; davanti a questa affermazione così lapidaria non crediamo che i suoi critici abbiano ancora molto da ridire. Colpiti ed affondati.

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