Alleanze possibili, sogni irrealizzabili

 -  - 


Immanente il rischio di perdere tempo prezioso inseguendo “lucciole per lanterne”

La vita pubblica del nostro paese – è anche una condizione che ci accomuna ad altre nazioni nel mondo – ma che da noi assume particolari significati e possibili declinazioni, sembra vivere una fase sdoppiata. Da un lato abbiamo il governo fatto di persone capaci e che mostrano una certa chiarezza di obiettivi da perseguire e che sino a prova del contrario, bisogna lasciare lavorare, dall’altro il paese che ha bisogno di risposte chiare e semplici pur nella complicazione e nell’intreccio, che vuole sapere e individuare la direzione verso cui tendere. Possibilmente una o poche direttrici inequivoche e necessarie da troppo tempo.

In mezzo a questi due elementi la politica e il suo stato di prostrazione dovuto sia ad incapacità che ad oggettive trasformazioni nella società. Certamente però non ancora in grado di tornare a rappresentare il popolo e la sua volontà per quella che è e si manifesta intorno a noi.

Che esistesse questo iato tra la politica e la società italiana è una verità lapalissiana da molto tempo. Che fenomeni  come quello dei cinquestelle ne abbiano mostrato l’essenza e in certo senso le profonde contraddizioni un dato di fatto speculare alla perdita da parte dei partiti cosiddetti tradizionali della capacità di interpretare e di orientare i cambiamenti. Quali siano le soluzioni da adottare, le strade da imboccare è la sfida dell’oggi, ma una sfida che non si supera senza comprendere cosa pensano gli italiani. E questo senza categorie precostituite, analisi drogate in partenza, visioni del paese che sono e restano parziali ed incapaci di vedere il tutto. Senza in una parola la presunzione di sapere che cosa pensano i connazionali.

Per superare questa separatezza in sostanza occorre umiltà e ricerca dal basso, da quel prossimo al quale ci affianchiamo (oggi raramente) nelle strade e nelle piazze  e non teorie sui possibili sbocchi delle crisi altrui o delle proprie, alchimie di palazzo, indicazioni di futuri possibili che non tengono conto della reale condizione del paese e di quello che gli italiani pensano realmente. Non è tempo di esperimenti, quelli nei quali nei decenni ci si è dilettati tra ideologie in consunzione e assenza di idee strategiche sul futuro. E’ tempo di fondamentali, di elementi certi  e di traduzioni adeguate in scelte strategiche e di lungo periodo. Solo così la politica potrà ritrovare il suo ruolo centrale e supportare il governo nei momenti più difficili e drastici che ci attendono e dai quali dipende quello che l’Italia sarà domani, ma già oggi in Europa e nel mondo.

Qual è allora il quadro che la politica ci offre al netto della buona volontà di singoli o di gruppi dirigenti? Un quadro difficile, sconnesso, dove sembrano prevalere ricerche della pietra filosofale e non analisi fattuali. La sensazione è che prevalga nonostante tutto, ripetiamo nonostante tutto quello che ci accade intorno, la ricerca delle risposte hic et nunc, quelle necessarie a “passa a ‘nuttata”. Scelte che sembrano basarsi su una interpretazione dei dati disponibili che non convince neppure coloro che li impiegano per cercare di costruire qualcosa ma che sembra non possano fare altro. Sembra appunto.

Il nocciolo del problema è e resta sempre in quello che fu il centrosinistra, nella crisi endemica del movimento 5stelle, ma non trascura neppure le troppo fideistiche certezze del centrodestra dove la parte più moderata avverte non poche contraddizioni e scricchiolii. Insomma alchimie di apprendisti stregoni si sommano alle poche certezze rimaste in chi di politica si occupa da decenni. Risultato una grande baraonda e prospettive semplicemente incerte al di là dell’ottimismo di facciata.

Per il Pd la stagione potrebbe essere feconda se riuscisse a ritrovare il bandolo della matassa in cui si è avviluppato e rifuggire dalle facili, caduche e parossistiche certezze dell’estrema sinistra massimalista alla quale peraltro la maggioranza del paese non si è mai affidata e una ragione ci sarà pure. La leadership di Enrico Letta potrà avere successo se saprà coniugare l’ascolto del popolo italiano e le capacità di governo ma senza inseguire lucciole per lanterne. Una di queste è cercare di salvare quel che resta dei cinquestelle nella persona apparentemente moderata dell’ex premier Conte, immaginando alleanze che ad una mente fredda sono non solo impossibili, ma dannose. Il rischio è che imbarcando Conte e compagnia il Pd possa subire ancora una nuova emorragia di consenso solo in parte compensata dall’apporto ex grillino (assodato il fatto peraltro incerto che questo sia di sinistra). Insomma fare il portatore d’acqua ad una formula di laboratorio senza dare risposte ai territori dove il partito rappresenta ancora una forza affidabile. Sarebbe un errore madornale e probabilmente tragico e non solo per la sinistra.

Questo ci porta all’altro corno per così dire. I cinquestelle. La recentissima commemorazione di Gianroberto Casaleggio fatta da Rousseau e dal figlio senza invito per i maggiorenti politici e governativi del movimento, mostra senza incertezze lo sfascio nel quale si trova la creatura da lui creata con il guru ancora presente. E quest’ultimo è al centro di questa ricomposizione della maionese anche lui seguendo la sirena movimentista per ritornare alle origini. Solo che questo tipo di idea cozza con quello che il paese sta cercando a fatica di recuperare: normalità, efficienze, risorse, ricostruzione. L’esatto contrario della narrazione grillina fatta di rifiuto della politica, scelta verde nel modo più ottuso e non credibile, richiamo ai grandi valori del movimento senza riuscire a far capire quali siano diventati. Una rotta su tutta la linea che potrebbe fare breccia soltanto nella disperazione. Il risultato due modi di essere cinquestelle e questo non fa ben sperare per il prossimo futuro.

In questo quadro non certo idilliaco, fanno pensare e a volte tremare le certezze apodittiche che vengono dai leader del centrodestra, esclusa Forza Italia, in lotta fra loro per la guida della coalizione futura. Certezze che parlano di Europa e di non Europa, di statalismo e di liberismo, di rappresentanza e di leaderismo fine a se stesso, di un paese che esiste e di quello che si vorrebbe vagheggiare. Il tutto con tinte ideologiche di risulta parallele e speculari a quelle del fu centrosinistra.

Tinte fosche, dunque? La luce non è molta a dire il vero e le ricette non molto convincenti . C’è da sperare che non venga in mente di rallentare o bloccare il lavoro del governo che in questo momento è l’unico elemento di qualche equilibrio insieme alla presidenza della Repubblica che però si avvia alla conclusione del settennato: un altro elemento di preoccupazione e non di poco conto!   

bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.