Yuri Gagarin non era ateo, ma devoto cristiano ortodosso

 -  - 


Una bugia lunga sessant’anni del regime sovietico

Anna Taktatova come tutti i giorni, insieme alla figlia più grande, portavano al pascolo le loro mucche e la mattina del 12 aprile del 1961 non sembrava certo una giornata diversa dalle altre, quando, verso le 11, le due donne videro con grande meraviglia, scendere sul loro campo un uomo stranamente vestito con un enorme paracadute che cercava di ripiegare.

Quell’uomo si chiamava Yuri Gagarin e sarebbe diventato proprio da quel giorno il personaggio più famoso al mondo, era, infatti, il primo uomo ad essere andato in orbita al di là dell’atmosfera terrestre e aver sorvolato la Terra circumnavigandola per ben 108 minuti.

Tutto questo le due donne non potevano saperlo, ma anche loro entrarono comunque nella storia, furono, infatti, le prime terrestri ad aver visto rientrare un uomo dallo spazio e, come confessarono dopo, anche terrorizzate non sapendo chi fosse costui e quali intenzioni avesse. Per la cronaca il sistema per recuperare l’astronauta non era stato ben collaudato e per renderlo operativo occorsero altri due lanci orbitali.

Da quel giorno sono passati sessant’anni e i voli spaziali hanno fatto passi giganteschi, non ultimo i viaggi verso Marte che sembra ormai una routine, ma, come si sul dire, ‘Il primo volo non si scorda mai’.

Yuri Gagarin, l’Eroe dell’allora Unione Sovietica, era nato il 9 marzo de 1934 in un villaggio a poco meno di 400 chilometri da Mosca, Smolensk, da una famiglia molto modesta, il padre era un artigiano e la mamma una contadina, giovanissimo aveva sposato una infermiera e ben presto divenne anche padre di due bambine, Elena e Galina.

Dopo quel viaggio orbitale la sua vita cambiò completamente trovandosi in un vortice di interviste, servizi giornalistici, viaggi, ricevuto da capi di Stato di tutto il mondo e collezionando una marea di onorificenze, ma, soprattutto, venne esibito come simbolo della tecnologia sovietica, allora in “guerra” per la conquista dello spazio con gli americani già sorpassati tre anni prima, nel 1958, con il satellite Sputnik e ora addirittura con il primo uomo nello spazio.

In realtà, nulla togliendo all’impresa russa, si venne a sapere molto tempo dopo che la partenza di Gagarin fu anticipata di alcuni di alcuni mesi sulla tabella di marcia, avendo saputo dai servizi segreti che gli americani stavano preparando per il 5 maggio di quell’anno la partenza del loro primo astronauta: Alan Shepard.

In realtà il volo americano non aveva nulla a che vedere con quello sovietico, era più che altro un volo balistico che durava appena 15 minuti, ma tanto sarebbe bastato alla nascente Nasa per vincere la prima tappa verso il cosmo, ma così non fu e lasciarono ai russiil loro primato.

Ciò che non si disse mai è che questo piccolo grande uomo, alto poco meno di un metro e sessanta, era non solo il primo uomo ad andare nello spazio, ma anche il primo cristiano ortodosso a visitare il cosmo.

E questa notizia non è da poco.

Per sessant’anni, infatti, Gagarin è passato alla storia anche per la frase pronunciata, mentre girava intorno alla Terra, come fosse stato un ateo convinto: “Non vedo Dio in tutta quella immensità, ma solo un cielo buio e null’altro”.

In realtà la storia è differente. Fu l’allora potente segretario del Pcus, Nikita Khruscev, a dichiarare la famosa frase sull’assenza di Dio nello spazio. 

In una recente intervista, l’ex colonnello e amico di Gagarin, Valentin Vassiliev Petrov, ha affermato che fu durante la sessione plenaria del Comitato Centrale del partito, organizzata dopo lo storico viaggio, che alcuni alti funzionari del partito vollero indire una nuova propaganda antireligiosa.

Krusciov, entusiasta del progetto, disse, tra l’altro, davanti all’assemblea: “Perché state aggrappati a Dio? Gagarin è volato nello spazio, ma non ha visto Dio!“.

Dopo qualche tempo, questa frase cominciò ad essere presentata in maniera differente, veniva, infatti, citata in riferimento non più a Krusciov, ma a Gagarin, che, essendo molto amato dal popolo, con una simile asserzione avrebbe certamente regalato alla propaganda atea comunista un forte asset, sicuramente sarebbe stata presa in grande considerazione.

Krusciov, all’epoca non godeva di grande credito tra il suo popolo, mentre il giovane Yuri era sicuramente più convincente, peccato per loro, però, che quella frase Gagarin non l’abbia mai pronunciata e né mai avrebbe pensato di dirla.

La rivista italiana ortodossa Foma nel 2011, pubblicò le dichiarazioni proprio del rettore della chiesa ortodossa della Città delle Stelle, così chiamata perché era lì che vivevano i cosmonauti russi prima di partire per le loro missioni, confermando che Gagarin era stato battezzato e volle, prima del suo storico volo, far battezzare la figlia Elena appena nata; non solo, ma raccontò come la famiglia dell’astronauta ogni anno celebrasse il Natale e la Pasqua con molta devozione, una occasione confermata anche dalle figlie.

Per di più possedeva in casa icone religiose a cui era molto devoto insieme alla moglie, come confermato anche da un altro suo amico, il cosmonauta Alekseij Leonov.

Yuri – affermò Leonov – aveva una forte fede che non lo abbandonò mai anche nei momenti più difficili, tanto che nel 1966 si rifiutò di firmare un appello dei cosmonauti sovietici per una condanna esplicita di tutte le religione rivolta soprattutto ai giovani atei leninisti dell’Unione Sovietica e dei suoi Paesi satelliti”.

Una macchia che il governo sovietico non poteva tollerare, al di là della facciata che faceva del giovane astronauta sempre un simbolo vivente della grandezza del Partito comunista, in realtà veniva sempre più emarginato dalle missioni spaziali, tanto che per Gagarin quella del 12 aprile del 1961, fu la sua prima ed ultima missione.

I sovietici, si disse, non volevano rischiare di appannare la sua figura con un nuovo, pericoloso incarico; in realtà Gagarin, forte del suo successo, era diventato troppo indipendente e cominciava a diventare un problema per Mosca.

La sua morte improvvisa risolse il problema.

All’età di 34 anni, la mattina del 27 marzo 1968, precipitò con il suo caccia Mig-15 durante un normale volo d’addestramento vicino a Mosca.

Secondo i rapporti ufficiali, il pilota, nonostante la sua grande esperienza, perse il controllo del velivolo eseguendo una manovra azzardata e provocando il disastro.

Nonostante queste esili spiegazioni, non fu mai aperta una vera inchiesta sulle vere cause della tragedia e così, a distanza di sessant’anni, le vere motivazioni dell’incidente sono ancora avvolte nel mistero, ma la figura di Yuri Gagarin rimane ancora nei libri di storia di tutto il mondo per aver segnato l’inizio di una nuova era per l’umanità.

Leggi anche La mor­te di Yuri Ga­ga­rin tra mito e com­plot­to

bookmark icon
Aspetta un attimo...

Sottoscrivi la nostra newsletter

Vuoi essere avvisato quando pubblichiamo nuovi articoli? Inserisci il tuo nome e il tuo indirizzo e-mail.