Colombia, una speranza: gracias a la vida (*)

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Questo meraviglioso paese delle Ande va avanti nella sua battaglia per la giustizia e il rispetto della vita dei manifestanti. É appena arrivata a Bogotá la COMMISSIONE INTERAMERICANA DEI DIRITTI UMANI. Invano il governo ha tentato di bloccarne l’entrata al paese con un “catenaccio” burocratico. Alla fine, è stato costretto a riceverla, anche grazie al sangue versato dalle vittime della repressione di un regime ottuso e spietato. Gli ultimi dati delle ONG parlano di 77 morti, oltre 1200 feriti, centinaia di “desaparecidos” e varie decine di persone rese invalide (più di uno ha perso un occhio) dalle ferite causate intenzionalmente dalla polizia. L’operato di quest’ultima è stato difeso pubblicamente dalla senatrice governativa Paola Holguin, che, rivolgendosi ai manifestanti, fra le altre cose ha detto: “Smettetela di ingannare la comunità internazionale, smettetela di piangere per un solo occhio!”.

Lo stesso governo si è reso conto dell’errore “mediatico” e ha cercato di fare marcia indietro, dicendo che quelle parole erano state interpretate male. Queste tragiche lesioni oculari sono diventate una consuetudine nella repressione poliziesca, tanto che il quotidiano EL ESPECTADOR ha pubblicato per molti giorni la frase emblematica: “Ho perso l’occhio, ma non i sogni”. E questa è una delle armi segrete di questa rivoluzione: i sogni di queste donne e uomini colombiani, che con la loro creatività, cantando, recitando e ballando per le strade, negli autobus e su youtube, hanno introdotto il realismo magico di Gabriel García Marquez nella vita di tutti i giorni. Questa sarà una settimana cruciale. I portavoce del PARO NACIONAL si sono ritirati dal tavolo del negoziato, esasperati dalle tattiche dilatorie e dalle contraddizioni del governo, e incontreranno i rappresentanti della COMMISSIONE INTERAMERICANA DEI DIRITTI UMANI. In genere, nella storia recente dell’America Latina, la visita di questa commissione in varie nazioni ha provocato indirettamente dei cambi politici sostanziali, maggiore giustizia e democrazia. E intanto i giovani cantano i loro sogni, il loro dolore e la loro magia. E, nonostante la situazione attuale, mantengono l’allegria, che caratterizza il popolo colombiano, a confermare l’antica profezia degli indigeni, che dicevano che i “conquistadores” avevano saccheggiato il loro territorio e avrebbero continuato a saccheggiarlo per secoli, però non avrebbero potuto portargli via le uniche cose, che realmente avevano: l’allegria e il canto.

(*)  Gracias a la vida que me ha dado tanto
Me dio dos luceros que, cuando los abro 
Perfecto distingo, lo negro del blanco 
Y en el alto cielo su fondo estrellado…

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