Libertà e responsabilità

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Riaperture, ripresa, recovery fund, le potenzialità e i rischi

Le settimane che stiamo vivendo, il progressivo allentarsi delle misure di sicurezza ci appaiono come il liberi tutti di una volta che si respirava alla fine del percorso di studi primari. Un’età della fuga dalla responsabilità e delle scelte irrazionali perché così si è alla page, si partecipa ai riti comuni, come se essere in tanti fosse una difesa in più. Come dimostrano la storia e la sua evoluzione nel tempo non sempre, quasi sempre, è così. Vale a dire che tale fuga dalla responsabilità deve essere non solo temporanea, ma mitigata dalla consapevolezza che non tutto è alle spalle e che anzi la parte più difficile è davanti a noi.

Ecco perché due sono gli atteggiamenti da evitare soprattutto nel messaggio politico. Da un lato quello dell’incoscienza “programmata” ovvero fare e decidere in base all’estro del momento incuranti di quanto ci circonda; dall’altro, quello della indicazione coercitiva di quel che si vorrebbe veder fatto nella realtà. Gli eventi anche folli, le manifestazioni provocatorie che mano a mano si ripetono nel paese, i fatti anche gravi che li caratterizzano, non possono e non devono essere giustificati come sfogo necessario così come non si può assistere inerti al continuo decalogo coercitivo che si continua ad ammannire quasi fossimo un popolo di mentecatti o di superficiali. Indicazioni chiare, limiti comprensibili che portano con sé scelte altrettanto compatibili con le condizioni date, sono certamente meglio.

Esiste poi un altro piano di riflessione. Quello dell’azione che il Governo deve portare avanti per metterci nella condizione di usufruire al massimo grado dell’opportunità che vi viene offerta dall’Unione Europea della quale siamo partner importanti e determinanti per molti aspetti e senza i quali l’intero quadro potrebbe avere molte zone d’ombra. Questa azione non può essere rallentata e condizionata dalle vicende dei partiti, dalle loro crisi, dalla difficoltà che essi hanno di rappresentare realmente il paese; così come le questioni locali, le amministrative in arrivo, non dovrebbero essere concepite come banchi di prova guardando al dopo elezioni del Quirinale e a quel che sarà dopo l’esecutivo Draghi.

Sono tutte lenti deformanti così come il non capire che ci sono alcune strade obbligate che vanno imboccate e che non sono procrastinabili in nome di questo o quell’interesse specifico. Hic et nunc, direbbero i latini, è qui ed ora che certe decisioni vanno prese e ad esse va ascritto il valore complessivo che hanno nel quadro dell’azione nazionale ed europea che sta muovendo i suoi passi. Queste decisioni sono per molti versi divergenti dal tran tran consueto nel quale da decenni ci avvolgiamo ritardando scelte che il tempo mostra chiaramente e che non andrebbero ulteriormente dilazionate. Sono scelte che riguardano l’amministrazione pubblica, quella giudiziaria, il quadro di riferimento legale e le garanzie per il lavoro e per le imprese che devono crearne di nuovo. Ci sono le infrastrutture che necessitano di manutenzione e di un raccordo con le esigenze non di questo o quel gruppo locale ma della nazione nel suo insieme e nel suo connettersi con il resto del continente. Tutte premesse di lavoro e di investimenti che vanno però condotti con coraggio e fuori da logiche spartitorie o minimaliste per tirare a campare.

Ecco perché il particulare che ognuno cerca di inserire qui e là e che fa riferimento a questioni locali, a necessità di questo o di quello, hanno senso soltanto se vengono inserite nel quadro generale, soltanto se la loro compatibilità si collega con esso, altrimenti assisteremmo alla solita corsa verso la diligenza con conseguente assalto o al meccanismo del tipo mirabilmente descritto nel vecchio film realista “Arrivano i dollari”.

Ed è questo il rischio più grande al quale assistiamo, Non è una stagione normale, ma una fase storica quella nella quale ci troviamo immersi e come ai tornanti della storia occorre che la conduzione sia saggia e coordinata, che ognuno sappia rinunciare a qualcosa in nome dell’interesse di tutti, che la comparazione degli interessi porti a una giusta compensazione tra di essi e alla capacità di condurli tutti nella stessa direzione che è quella della ripresa del paese e di uno sviluppo che sia meno impetuoso, ma più duraturo nel quale trovino opportunità e realizzazione molte delle incompiute che la nostra storia nazionale ci ha regalato e che dall’ormai mitico periodo della ricostruzione sono divenute una sorta di libro dei sogni, sempre meno percorribile e sempre più necessario e opportuno per il valore complessivo in grado di imprimere ad un armonico e coerente sviluppo di insieme del paese.

Libertà dunque e responsabilità. Queste le due pietre angolari che non possono andare separate pena la non riuscita complessiva di ognuna di esse. La libertà va esercitata nella consapevolezza del suo valore e nella altrettanto ferma convinzione della libertà altrui. La responsabilità non può essere sempre di qualcun altro che poi ne porta inevitabilmente il peso o al quale vengono poi additati come colpe gli insuccessi.

E’ un binomio inscindibile che va rafforzato e costruito giorno per giorno per le generazioni attuali e per quelle che arriveranno in futuro e le cui avanguardie sono già tra noi! Un dovere e un onore che tutti dovremmo sentire come tale!

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