Smart working in Italia, è veramente lavoro agile?

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La nuova frontiera del lavoro

Da più di un anno ormai milioni di lavoratori italiani, a causa dell’emergenza sanitaria, si sono ritrovati a fare i conti con una nuova modalità lavorativa, quella del lavoro da remoto, anche chiamato smart working o lavoro agile.Tuttavia, c’è una prima fondamentale considerazione da fare: il lavoro da remoto – telelavoro – e lo smart working – lavoro agile – vengono utilizzati come sinonimi erroneamente. Per fare un po’ di chiarezza, si può dare una prima definizione di ambedue le modalità lavorative per capirne a pieno le differenze: con telelavoro si intende l’attività lavorativa che viene svolta, continuativamente e sistematicamente, fuori dall’azienda, collegandosi ad essa attraverso l’ausilio di tecnologie informatiche e telematiche. Per il resto – orari di inizio e fine, organizzazione del lavoro, obiettivi aziendali – non vi è alcuna differenza con il lavoro svolto fisicamente in sede. Per quanto riguarda invece l’attività di smart working, la prima parola che evidenzia la sostanziale differenza fra le due modalità lavorative è già presente nella traduzione italiana di smart working, ovvero lavoro agile. Lo smart working, difatti, è inteso come una modalità lavorativa, svolta egualmente da remoto, in cui tuttavia non sono presenti vincoli di orario né di luogo: il lavoratore può dunque decidere dove e quando in piena autonomia, anche se comunque è tenuto a rispettare scadenze ed obiettivi responsabilmente. Dopo tale premessa appare chiara la sostanziale differenza fra le due modalità, e la più praticata in seguito all’emergenza legata al Covid-19 è tendenzialmente la prima, e in alcuni casi, si potrebbe azzardare, una forma ibrida fra telelavoro e smart working in senso proprio.

Passando a qualche dato, secondo il report Istat pubblicato lo scorso 25 febbraio, nel secondo trimestre del 2020 ben il 19,4% dei lavoratori ha lavorato da casa, a fronte del 4,6% nello stesso periodo del 2019, e le aziende che hanno optato per lo “smart working” sono state il 21,3% tra marzo e maggio 2020 e l’11,3% fra giugno e novembre 2020. Insomma, l’emergenza sanitaria ha fatto “inciampare” il nostro Paese in quella che potrebbe forse costituire una nuova frontiera lavorativa futura.

I pro e i contro di questa nuova frontiera

Per poter fare previsioni sul futuro di questa nuova frontiera lavorativa, risulta sicuramente utile considerare quali sono i reali vantaggi e svantaggi di tale modalità lavorativa: per quanto riguarda i pro spiccano senza dubbio l’aumento di produttività dei dipendenti, dimostrato ampiamente in questi mesi, e conseguentemente quella dell’azienda stessa, e la riduzione dello stress, del tempo e dei costi dovuti al viaggio per arrivare in ufficio. Ciò è collegato anche all’indubbio beneficio per l’ambiente, attraverso la riduzione di tonnellate di CO2 dovute al traffico automobilistico di chi ogni giorno si reca fisicamente in ufficio; inoltre, secondo una recente analisi presentata alla Camera dei deputati dalla società di consulenza Variazioni, lo smart working vero e strutturale contribuirebbe a ridurre il gender pay gap.Mentre, per quanto riguarda i contro, troviamo la maggiore sedentarietà che tale modalità lavorativa comporta e il senso di solitudine e isolamento sociale che il lavoratore può percepire. Inoltre fattori di stress come la difficoltà nel mantenere il giusto equilibrio fra lavoro e vita privata e l’iperconnessione – ovvero la necessità di sentirsi e dover essere sempre connessi – possono indurre alla cosiddetta sindrome da burnout. Ciò è dovuto anche, in molti casi, ad una dilatazione eccessiva dei tempi di lavoro e di reperibilità e all’assenza di norme che regolamentino le richieste aziendali fuori l’orario lavorativo standard.

Verso il lavoro – davvero – agile

Come possiamo notare, gli svantaggi legati allo smart working non risultano ostacoli insormontabili, quanto più frutto di un’inesperienza verso qualcosa in cui si è incappati per necessità. Una settimana lavorativa “ibrida”, che alterna dunque giorni in ufficio e giorni da remoto, risolverebbe il problema della solitudine e dell’isolamento sociale, favorendo i rapporti sociali con i colleghi; regolamentare lo smart working strutturale – e dunque non legato esclusivamente a periodi emergenziali – potrebbe garantire ai lavoratori maggiori diritti e tutele, per arrivare a godere dei benefici innegabili dello smart working. Sotto questo punto di vista, la pandemia ci ha offerto un importante opportunità ed occasione per una nuova frontiera lavorativa: sta a noi abbracciare il cambiamento e far sì che risulti davvero agile – e positivo – per aziende e lavoratori.

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