Ripresa, dove sta la politica?

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Scontri, accuse, divisioni, su temi anche importanti ma lontani dai nodi da affrontare

E’ una ben strana immagine quella che la politica nazionale sta dando al paese alle prese con il dopo pandemia e con il tentativo di rimettere in piedi il sistema. Da un lato abbiamo il governo che tra stop and go (per fortuna più  i secondi che i primi) sta lavorando per farci imboccare la strada maestra delle riforme superando i nodi di una burocrazia sempre soffocante, di un sistema che sembra costruito per rallentare e non per favorire, mirando a sbrogliare la matassa spesso inestricabile di lacci, lacciuoli, regole, condizioni e via dicendo. L’esecutivo ha una larga maggioranza ma deve tenere in equilibrio il proprio agire e la barra diritta su quella che è la sua ragion d’essere: recuperare la forza, la competitività del sistema Italia, riaprire il mercato del lavoro e le sue forme di garanzia più avanzate, indirizzare le grandi riforme che servono per spezzare i vincoli, prima fra tutti quella della giustizia che deve accompagnare in positivo l’azione di ripresa e superare la grave crisi che la sta attanagliando.

Un lavoro immane, soprattutto, considerando che da alcuni decenni pur non dichiarata l’economia italiana si è avvitata in un ritardo strutturale, in una serie di contraddizioni politiche, sindacali e imprenditoriali. Tutto questo dimenticando che per ampliare il mercato del lavoro occorre allargare il perimetro economico e le imprese devono poter tornare a quello che fanno di istituto: investire. Solo così esse stesse svolgono la loro funzione sociale e collaborano al bene comune.

Mentre dunque il governo, pur con la sua larga maggioranza, porta avanti questa non semplice azione di razionalizzazione e di semplificazione incontrando un mare di questioni e di ostacoli, la politica sulla quale dovrebbe contare sembra assorta in tutt’altre faccende.  Temi anche importanti che riguardano la stessa presenza dei partiti nel territorio oltreché alle Camere, questioni delicate come quella che sta esplodendo in contrasti sull’identità di genere, visioni particolari delle questioni economiche e delle stesse alleanze politiche in Europa. In armamentario certamente significativo che ognuno deve perseguire quale valore per la propria lotta politica, ma che in un momento come l’attuale appaiono fuori quadro. Si ha la sensazione che il governo governi al di là del Parlamento che a livello notarile prende atto degli interventi necessari a mandare avanti e garantire le risorse del PNRR e che i politici siamo alle prese con i propri problemi, con il futuro del Quirinale, sul senso della politica stessa, sulla presenza nei territori e il rapporti tra regioni e forze politiche- Tutti temi di assoluta importanza in circostanze normali ma appaiono quanto meno eccentriche se confrontate con le necessità che l’esecutivo ha di un’attenzione fattiva di partiti e movimenti nei confronti degli interventi strutturali che vanno disegnati e attuati e con termini temporali anche essi evidenti.

Quindi delle due l’una, o la politica a priori dà per scontato che il governo possa continuare la sua azione incurante dei problemi contingenti di questa o quella forza politica, o quella stessa matassa rischia di rendere via via meno incisiva l’azione complessiva di rilancio e ripresa del Paese. Non è una domanda di secondaria importanza perché il risultato di una divaricazione come quella cui si assiste può essere un nuovo drammatico stop del rilancio del sistema Italia oppure che esso rilancio avvenga al di fuori dell’attenzione e degli interessi dei partiti. Ovvero che ci si muova su piani paralleli che come dice la legge fisica si incontrano solo all’infinito.

Ascoltare quotidianamente la dialettica, lo scontro, le accuse tra esponenti della stessa maggioranza, mentre l’uno dice all’altro che sarebbe ora che ne uscisse non è né un buon viatico per il governo, né una buona notizia per gli stessi partiti che stanno rischiando grosso in termini di consensi quando arriveranno a scadenza naturale le elezioni politiche. I cinquestelle vivono la loro grande crisi e non di crescita, una sorta di tragedia greca dove il padre padrone, il Saturno di turno, vuole divorare i suoi figli e li vuole eliminare perché non insidino il suo ruolo; Il pd non sa più che pesci prendere proprio con i pentastellati che una loro ossessiva pubblicistica ha indicato come alleati naturali a sinistra e che tutto sono fuorché di destra o di sinistra, ammesso che riescano a comprendere essi stessi cosa devono essere. E il rischio più grosso che sia esso stesso a pagare il prezzo più alto come osservano alcuni suoi perspicaci esponenti.

Anche nel centrodestra in apparenza più compatto almeno a livello locale, assistiamo ad una commedia degli equivoci. La lega primo partito ma di poco sulla Meloni ha le sue gatte da pelare mentre la Meloni di opposizione lucra i consensi a danno dell’alleato con una serie di indicazioni politiche divergenti rispetto ad un centrodestra moderato e di governo. In mezzo Forza Italia e i cespugli centristi in eterno spolvero in vista di ogni elezione. Per Forza Italia la battaglia che si prepara può essere considerata quella della sopravvivenza al suo fondatore e leader schiacciata tra i due contendenti alleati. La sua posizione filogovernativa è lineare con la necessità di imprimere alla linea politica uno sforzo di moderazione e di ancoraggio ai valori sia europei che del liberalismo sia internazionale  che nostrano. La evidente pendenza verso la Lega dell’ex cavaliere è illuminante in questo quadro perché mostra chiaramente che il moderatismo che ne è l’anima è più compatibile con un Salvini “corretto” da alcuni eccessi, che con gli eccessi “corretti” cui si assiste in Fratelli d’Italia.

In sostanza un grande busuillis, una domanda di fondo si stende per lo stivale mentre cerchiamo di andare in vacanza, di uscire e di non rientrare nell’emergenza sanitaria e mentre si comincia a muovere la macchina che dovrà portare e alle riforme e alla ripresa.  E’ bene che una qualche resipiscenza colga i più accorti e capaci nelle forze politiche, perché il sentiero è stretto e irto di difficoltà!

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