Alibi

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In generale e per quanto concerne il COVID 19 e il suo “vaccino”

Il termine deriva dalla lingua latina e tradotto letteralmente, significa altrove; in diritto, viene utilizzato per riferirsi a una prova logica in base alla quale si intende dimostrare che un accusato di un reato non poteva trovarsi nel luogo in cui esso è avvenuto. Per estensione il vocabolo è poi divenuto sinonimo di attenuante, giustificazione. È un termine che troviamo sempre nei film polizieschi, nelle trame, ma anche spesso negli episodi di cronaca nera. Il significato è facile da capire per estensione logica, essendo alibi un altrove, un altro luogo, costituisce o può costituire la prova regina dell’innocenza o della colpevolezza di qualcuno partendo dal luogo in cui si trovava un individuo nel momento in cui avveniva il delitto del quale viene sospettato.

La parola, nel diritto penale, indica espressamente uno strumento di prova, mezzo di prova indiziaria con il quale l’imputato o la persona indiziata di un reato mira a dimostrare la sua estraneità al fatto delittuoso in quanto al momento della consumazione del reato ascrittogli si trovava come abbiamo appena sottolineato in luogo diverso da quello in cui il reato è stato consumato. L’alibi può essere presentato, lo si può avere oppure no, lo si può ricercare, procurarselo attraverso testimoni per esempio; ancora può essere fornito da circostanze, da elementi o da persone che possono confermalo o meno. Può essere leggero, poco convincente oppure come usa dire, di ferro, quando è per così dire a prova del contrario. Per estensione logica l’alibi può essere interpretato anche come scusa, come giustificazione oppure come pretesto.

È a questo secondo significato che porta pur sempre in sé il primo che ci poniamo davanti per analizzare quanto vediamo accadere intorno a noi cercando di comprendere il perché di atti, di dinieghi, e così via.

Il campionario è molto vasto e di grande interesse. Nel sentire sociale e nel linguaggio, parlando di alibi si dà un senso negativo alla parola interpretandola nel senso di pretesto, di scusa, a volte di giustificazione del proprio operato, delle proprie scelte e persino delle proprie opinioni. In questo ambito c’è solo l’imbarazzo della scelta.

Dal punto di vista sociale assistiamo a comportamenti che pur di non fare qualcosa divengono basi ideologiche e punti di resistenza contro chi vorrebbe che qualcosa venisse fatto. Il caso emblematico ma non il solo al quale stiamo assistendo è quello della vaccinazione contro il covid 19 e delle profilassi preventive in genere.

Essendo ormai oltreché un popolo di governanti, di ingegneri, di artisti, di allenatori di calcio e chi più ne ha più ne metta, anche in questo settore stiamo dando il meglio ed il peggio insieme. Premessa d’obbligo: il vaccino contro la pandemia non è stato considerato come un obbligo, quindi appartiene alle decisioni personali, di gruppo e così via. In queste decisioni possono entrare motivazioni politiche, religiose, sociali, sanitarie, scientifiche e via dicendo. La possibilità di dare valore o di osteggiare tale pratica fa parte della storia scientifica e del modo nel quale con il passare dei secoli si è fatto fronte alle più gravi forme epidemiche. La pratica mostra che la positività del vaccino in termini di salute umana in genere è provata proprio dalla diminuzione di forme di morbilità una volta inarrestabili e che grazie ai vaccini, all’intuizione soprattutto che portò alle prime prove, hanno permesso all’umanità nel suo insieme di crescere sia nei numeri che nelle condizioni di salute generale.

Ovvio che le differenze vi siano state e che solo una parte del mondo abbia potuto per molto tempo usufruire dei rimedi, anche se proprio la storia dimostra che molti scienziati, patologi, dottori immaginarono e posero in pratica azioni di immunizzazione anche in territori dove la superstizione e la credulità ad essa collegata, rendevano impossibile combattere nemici oggi sconfitti o in totale remissione per la capacità di farvi fronte.

La pandemia che dalla fine del 2019 sta colpendo l’intera umanità (si calcola che oltre 200 milioni di persone siano rimaste sino ad ora contagiate e che altri milioni lo saranno a breve) ha ricreato il dibattito anche aspro e il confronto anche duro al quale assistiamo. In questo scontro tra chi considera il vaccino la soluzione e chi lo vede come uno spettro sinistro, si sta giocando per così dire gran parte del prossimo futuro.

Quel che non è accettabile è ogni forma di estremismo. Nessuno può obbligare l’altro a vaccinarsi e nessuno può essere obbligato a farlo (a meno di decisioni dei governi in tal senso, come fu nel passato), dunque occorre che chi vuole vaccinarsi – certamente con molte incertezze come l’intelligenza vuole – lo faccia e non discrimini chi decide di aspettare oppure di non fare. Ma è altrettanto evidente ed inaccettabile che chi non intenda vaccinarsi si lanci in campagne millenaristiche per far sembrare gli altri come dei beoti che si lasciano inoculare chissà che cosa, basando le proprie convinzioni su discutibili menti da sempre all’indice non del sistema, ma della cultura scientifica in senso ampio. Nessuno ha la bacchetta magica, nessuno può in coscienza dire di avere ragione in assoluto. Ma i risultati decennali di campagne vaccinali di successo sono lì a mostrare il lato positivo. Ovvio che va anche guardato il lato negativo, tuttavia la storia dimostra che i molti salvati possono raccontare la loro vicenda e spetta all’analisi scientifica comprendere la causa di situazioni avverse. È purtroppo successo sempre e succede sempre anche in altri campi della medicina e della salute in genere.

Quel che è da condannare è costruirsi alibi di non fare o di fare in nome di certezze che nessuno può dare, questo sì è essere beoti in ogni direzione ciò avvenga!    

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