Giustizia: piccoli passi, pochi e incerti

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È ancora presto per esprimere un giudizio approfondito sulla riforma appena varata. Di certo sappiamo quanto sia stata sofferta; da un lato e dall’altro. Da chi aveva qualcosa da perdere e da chi aveva qualcosa da rivendicare. Sappiamo anche che non è finita qui, perché le leggi devono essere da un lato applicate, dall’altro osservate. E il problema spesso risiede nell’osservanza delle leggi; anche da parte di chi dovrebbe applicarle.

Di certo non siamo definitivamente usciti dai recenti scandali. Non sono sopiti né, malgrado la immutabile espulsione di Palamara dalla magistratura, cessati.

Calamandrei insegnava, in un’epoca in cui gli uomini sapevano cos’era la dignità, “lo scandalo è l’anima della democrazia”. Oggi, gli scandali vengono costruiti e sono teleguidati; e, a dispetto di ogni scandalo, per quanto grave, resta arduo fare giustizia; impossibile vincere le resistenze e contenere gli interessi individuali; questi finiscono sempre con il prevalere su quello generale.

In conclusione, la riforma appena licenziata è, anche se piccolo, un buon passo avanti.

“Il Dubbio”, vox clamantis in deserto, in una fresca nota, facendo seguito ad un articolo giustamente critico nei confronti di Palamara che aveva pubblicato il giorno prima, ha correttamente riportato le parole dell’ex magistrato. “Non dimenticherò mai la faccia di un imputato in stato di custodia cautelare che a Regina Coeli, durante un interrogatorio di garanzia di fronte al Gip, piangeva a dirotto invocando la sua innocenza. I fatti poi gli hanno dato ragione: era innocente. Quell’episodio mi ha segnato per sempre. Da quel giorno ho ritenuto e ritengo che quando si priva un individuo della propria libertà personale è sempre meglio pensarci un attimo in più che un attimo in meno…”.

Il Dubbio saggiamente osserva: “È uno dei passaggi, forse il più bello e il più sentito, della replica di Luca Palamara al corsivo di Davide Varì che abbiamo pubblicato ieri. Palamara non ci sta a passare per l’ex toga manettara che cambia squadra per necessità e solo perché il Csm ha deciso di sfilargli quella toga. Palamara dice di essere sempre stato garantista, noi gli crediamo, ma ne saremmo stati ancora più convinti se queste stesse parole le avesse pronunciate quando era il potentissimo presidente dell’Anm.”

Dal mio canto ricordo a me stesso: le parole non bastano e le vie dell’inferno sono lastricate di buone intenzioni. L’estromissione di Palamara dalla magistratura non può mettere una pietra sopra su tutta la mala gestio e su tutto il malfatto. Non può e non deve finire così; e soprattutto non può continuare così.

Ora è tempo di nomine. Le metodiche sempre le stesse.

E allora ci ritornano in mente le parole di Calamandrei.

“Lo scandalo è l’anima della democrazia”.

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