Ferie

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Il vocabolo scelto è una consuetudine ormai acclarata, un riferimento a qualcosa di ben preciso, anche se l’origine del termine e il suo significato, il più delle volte non viene conosciuto e per così dire viene utilizzato senza spiegazione, come cosa ovvia e scontata. Così non è mai per le parole che hanno antica origine e la cui derivazione nel linguaggio odierno viene riferita all’antico e quindi agli spesso molteplici valori che ad esse veniva attribuito.

Dunque, ferie. La parola deriva dal tardo latino feria, del quale rappresenta il plurale. In origine si definiva in tal modo ciascun giorno dell’anno dedicato nel mondo romano al culto pubblico e privato; i giorni di ferie pubbliche erano nefasti: era cioè nefas (proibito) in essi esercitare il potere giudiziario e convocare i comizi. Nel diritto canonico, sono chiamati in questo modo spesso con l’aggiunta delle parole in iudicius o giorni feriati o feriali quei giorni nei quali non si possono compiere atti giudiziari (considerati peraltro soltanto illeciti dal nuovo codice di diritto canonico, non più invalidi come in precedenza); si distinguono in ordinari (feste di precetto e gli ultimi tre giorni della settimana santa) e straordinari, per avvenimenti speciali. 

Da questa origine per così dire di natura religiosa e giudiziaria arriviamo all’attuale riferimento del termine con il quale si indica un periodo di riposo, di vacanza, festivo o no; quasi esclusivamente ormai viene usato nella forma plurale. Così si parla di ferie estive, autunnali, natalizie, pasquali; oppure si parla di ferie del Parlamento ovvero quel periodo nel quale le Camere risultano in sostanza inattive. Quando si parla di ferie si indica sempre come aggiunta esplicativa la loro durata. Così si parla di ferie brevi di qualche giorno, dei quindici giorni che costituiscono quasi sempre la sostanza più frequente. Ancora si dice di avere le ferie come vacanze effettive, o come indennità per ferie non godute; in ferie si va e per iniziarle si compie l’atto di lasciare il lavoro.

Le ferie possono essere passate in qualche modo, in qualche luogo. Così si trascorrono al mare, in montagna, in campagna, in collina. In collegamento con l’antico significato legato all’amministrazione della giustizia, si parla di ferie giudiziarie, ovvero del periodo dell’anno (dal 1° agosto al 15 settembre) durante il quale sono trattate solo le cause penali relative a imputati detenuti o a reati che possono prescriversi o che comunque presentano carattere di urgenza, e in via eccezionale alcune cause civili o amministrative altrettanto urgenti. 

In senso figurato e molto antico si parlava anche di ferie infernali con riferimento al periodo nel quale, secondo alcune leggende medievali, le pene dei dannati sarebbero temporaneamente mitigate. Sempre nell’uso ecclesiastico la parola indica il nome che si dà ai giorni della settimana, esclusi il sabato (che ha conservato il nome d’origine ebraica) e la domenica, distinguendoli con un numero progressivo, dal lunedì (feria seconda) al venerdì compreso (feria sesta), allo scopo di evitare di designare tali giorni con il nome di divinità pagane.

In termini di diritti individuali e collettivi, soprattutto negli ordinamenti più attenti sia nella forma che nella sostanza, il vocabolo indica un diritto irrinunciabile del lavoratore, previsto, contestualmente a quello del riposo settimanale, dalla Costituzione all’art. 36, co. 3, al fine di consentire il reintegro delle energie psicofisiche spese dal lavoratore stesso nel corso dell’attività lavorativa (Tutela della salute. Diritto del lavoro). Con tale articolo, si riconosce l’irrinunciabilità delle ferie e si assicura un valore più ampio della tutela prevista in via generale (ex art. 2113 c.c.) (Rinunzie e transazioni del lavoratore) per i diritti del lavoratore, determinando la nullità assoluta di ogni diverso accordo tra datore e prestatore di lavoro, che non sia giustificato da eccezionali esigenze aziendali.

Il diritto alle ferie sorge fin dall’inizio del rapporto, accrescendosi pro die in relazione all’incremento dell’anzianità di servizio del lavoratore, ma presuppone un rapporto di lavoro definitivo, che raggiunga una durata apprezzabile e non abbia quindi carattere di occasionalità o saltuarietà.

Alcuni aspetti che caratterizzano l’istituto sono disciplinati dalla legge (convenzione n. 132/70 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, ratificata con l. n. 157/1981; direttiva CE 34/2000, recepita con d. lgs. n. 66/2003), soprattutto per quanto riguarda la maturazione, la durata minima, i termini di fruizione delle ferie e la retribuzione da corrispondere durante le stesse. Il periodo di fruizione, invece, e le modalità di godimento sono decise generalmente dai datori di lavoro, come la maggior parte della materia concernente tale istituto, che trova la sua fonte nella contrattazione collettiva e nella prassi aziendale, cui è demandata la relativa disciplina. La durata minima è di quattro settimane nel corso di un anno di servizio ed equivale a 28 giorni di calendario se le ferie sono fruite consecutivamente (d. lgs. n. 66/2003, ex art. 10). Le ferie non godute al termine del periodo previsto devono essere differite, secondo quanto stabilito dal dettato legislativo alla luce del divieto di monetizzazione, ma in alcuni casi eccezionali previsti dalla legge possono essere retribuite mediante un’indennità sostitutiva (d. lgs. n. 66/2003, art. 10).

Ecco cosa si cela dietro ad un termine che usato senza pensarci indica però qualcosa di molto preciso e circostanziato. In generale il suo significato più percepibile è quello di un lasso di tempo non occupato, una vacanza appunto, ed è in questo quadro che esso viene usato per convenzione e per consuetudine ad indicare quando lo si impiega. Aggiungiamo che il valore annesso dalla Costituzione e il diritto che ne consegue non devono mai essere messi in discussione, anche se il singolo potrebbe nella sua personale libertà farne a meno. Può farlo ma esse si accumuleranno anche contro il suo volere e prima o poi diverranno questione da chiarire e risolvere.

Andiamo dunque in ferie, godiamocele, aspiriamo a prenderle anche in modo “intelligente” più volte l’anno per periodi più brevi, ma non dimentichiamo che esso sono un diritto inalienabile e sotto il profilo giuridico anche un dovere da non mancare!

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