Priorità

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Primo approccio con la parola è quello certamente di comprenderne subito o così sembra il significato. Solo che per ogni parola esiste una storia antica o recente, una molteplicità spesso di derivazioni anche da termini con i quali la continuità linguistica può non essere subito comprensibile. Ecco perché in questa digressione che andiamo facendo negli anni ogni parola cerchiamo di inserirla nel luogo, o nel tempo nella quale manifesta la sua attualità puntuale o perenne.

Parlando del vocabolo che abbiamo scelto, possiamo subito dire, seguendo il percorso logico consueto, che la sua origine viene dal latino tardo-medioevale pressoché identico prioritas, il cui senso immediato e più assimilabile è quello di “precedente”, ovvero che viene prima in ordine temporale e poi negli altri sensi possibili. L’analisi letterale ci aggiunge che con questa parola si indica l’anteriorità, l’antecedenza nei confronti di altro, o di altri. Pensiamo al rivendicare la priorità (la paternità) di un’invenzione, oppure nel linguaggio burocratico il valore che viene prima di un documento. Da questo inizio derivano poi alcune conseguenze. Si deve cioè rispettare l’ordine di priorità, seguirne l’ordine, applicarne il criterio, stabilire una scala di … come nello scegliere qualcuno prima di altri, di essere preferito ad altri nell’attribuzione di un premio, di un’onorificenza, di un titolo e via dicendo.

Come sempre il termine si sviluppa anche in diversi territori. Così, per esempio, nella nomenclatura botanica e zoologica, dove come legge di priorità si indica la regola che stabilisce che il nome valido di un genere o di una specie è quello attribuito dal primo autore che ha descritto il genere o la specie. 

Esiste poi un altro vasto ambito nel quale si può comprendere il significato del termine. Con questa accezione si descrive il venire prima di altro o di altri, a causa dell’importanza, del grado, della dignità; il possedere un valore fondamentale, o superiore rispetto ad altro. In filosofia, si parla di priorità ideale o logica (in contrapposizione a quella cronologica o precedenza nel tempo), come il valore che ha un principio rispetto a quanto lo presuppone e ne deriva. Nella filosofia scolastica, si discetta di quella che si ha in natura, ovvero il carattere di ciò che viene avanti nell’ordine dell’essenza (per esempio dell’animale rispetto all’uomo)in quanto per essere uomo si deve essere animale, ma non viceversa).

In sostanza, come sempre, le possibilità insite nella scelta del vocabolo e nel suo uso pratico, nel linguaggio, nello scritto, in ogni forma di umana comunicazione appare nella sua apparente semplicità, ma poi rivela tutti gli aspetti nei quali lo si può declinare e le possibili implicazioni del suo impiego.

Se, come di consueto, caliamo questa analisi nella contemporaneità ci troviamo dinanzi a priorità che possono o non essere comprese e condivise (si pensi all’attuale ritiro americano ed occidentale dall’Afghanistan da ora in balia della sharia talebana delle feroci polemiche che lo circondano); Oppure alla questione del vaccino come arma contro il virus pandemico che sta segnano questo inizio degli anni venti del 21 secolo.

Il cabotaggio che vogliamo privilegiare, perché più vicino alla nostra riflessione è come sempre quello che ci fornisce la quotidianità del nostro paese. Innegabile che in questo momento sembra essere priorità quello di fare le vacanze, quasi in lotta contro il rischio del virus. Solo che le vacanze così come iniziano quasi per caso finiscono e quindi occorre spostarci su altre priorità come sentiamo spesso dire. Va detto subito che le priorità non possono essere infinite, considerando che ognuno può rivendicare le proprie e una sintesi non solo è necessaria ma opportuna. Orbene, il nostro paese è avviluppato in una rete di priorità che lo zavorrano da sempre perché ognuna di queste priorità viene considerata certamente superiore alle altre. Dalla concatenazione di queste che si legano tra di loro e si rallentano, viene la nostra condizione, quella nella quale ci arrabattiamo pare senza conclusione alcuna.

Pensiamo ad alcune: l’impresa, il lavoro, l’ambiente, la giustizia che dovrebbe in senso ampio ergersi anche a garanzia delle altre perché possano esplicarsi senza pesi eccessivi. E così via potremmo indicarne a decine se non di più. E’ quello che vediamo avvenire in Parlamento, ad esempio, quando si esamina un testo di legge che dovrebbe semplificare le procedure per un determinato processo da attuare in un campo o nell’altro. Come per incanto il valore, l’essenza del testo, la ratio con la quale è stato immaginato comincia ad essere avviluppato, appesantito, reso inerte da tutta una serie di corollari, di commi, di emendamenti che inevitabilmente si pongono l’ottica di una parte o di un’altra e con essa leggono l’intero documento condizionandolo. Così di condizione in condizione si arriva alla paralisi pressoché totale o ad attività residuali che non affrontano il problema posto alla base ma che si perdono in codici, codicilli, riferimenti e chi più ne ha più ne metta!

Perché non cambiare allora registro, ponendosi realmente di fronte alle cose possibili e sulle quali si può incidere da subito dando “priorità” ad esse e solo in un secondo momento perdersi nei meandri che abbiamo detto? Certo può sembrare un po’ semplicistico ma a volte la semplicità aiuta!

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