Governo

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Per occuparci del termine scelto appare opportuno fare riferimento direttamente a quello che il dizionario ci indica. Non perché non lo facciamo ogni volta, ma perché un vocabolo così consueto ed imperante nella vita quotidiana deve essere spiegato approfonditamente con tutti i suoi significati. Dunque governo, deriva dal latino “gubernum” ovvero il timone della nave»; in generale si considera il sostantivo discendente dal verbo governare.

In passato, il valore più considerato e indicato era quello già ricordato di timone, cioè di quella parte di una imbarcazione in grado di imprimere alla stessa una direzione o un’altra. In sostanza di condurla nei mari, perigliosi o tranquilli, poco importa in questo momento. In senso ampio si indica con questa parola l’atto e l’ufficio di governare, in tutti i significati del verbo. Dunque la guida di una nave, e l’azione del manovrarla. Se poi ci spostiamo alle cose della quotidianità non soltanto marina, allora vediamo che si parla anche di direzione, di guida politica o morale. Governo poi delinea il compito di dirigere e amministrare un’azienda, una famiglia, e la cura a queste dedicata, Ma si usa anche in altri contesti, si pensi ad esempio al lavoro dei campi con gli animali,, alla cura più generale dei lavori domestici, tipica la frase “ho la casa da governare”.

Ancora con accezione affine, si parla di quello di campagna, ovvero la distribuzione del mangime, effettuata soprattutto d’inverno e in riserve di caccia, allo scopo di favorire la sosta e la riproduzione della selvaggina in determinati luoghi. Oppure la concimazione del terreno, delle piante; in concreto la materia d’ingrasso, il letame, ad esempio. Passando ad un aspetto più gradevole abbiamo il governo del vino, ossia una pratica enologica consistente in una fermentazione supplementare (in uso specialmente in Toscana) che si provoca nel vino dopo la svinatura mediante aggiunta (dall’8 al 10%) di mosto d’uva passita in piena fermentazione, allo scopo di conferirgli sapore frizzante e facoltà di maturazione più precoce. In questo ambito si l’uva stessa con cui si compie tale operazione.

Si parla poi di liquido di governo, con riferimento particolare all’olio, cioè il liquido usato per la conservazione degli alimenti, specialmente in scatola. Tornando all’accezione marina, l’insieme delle operazioni necessarie per assicurare una regolare alimentazione dei focolari delle caldaie. Poi in impieghi più concernenti l’aspetto più espressamente politico: l’atto e l’ufficio di governare uno stato, di averne la direzione politica, e l’autorità stessa di chi governa. Quindi anche il modo di governare. Per immediata percezione con il termine si intende anche l’istituzione, o complesso delle istituzioni cui, dall’ordinamento giuridico, è affidato l’esercizio della funzione esecutiva. In tale quadro sono anche ricomprese le espressioni gergali ad esempio che vedono in esso l’ostacolo o il limite per il proprio agire. Discorso molto serio se si crea un’opposizione al governo appunto che miri alla sua caduta o sostituzione.

Nell’ordinamento costituzionale italiano, il governo è formato dal Consiglio dei ministri con a capo il presidente del Consiglio, o primo ministro, dal quale in genere il governo stesso prende il nome. Con il termine si intende poi lo stato stesso. Ancora si può parlare per descrivere il modo in cui esso si attua concretamente nelle varie realtà, la particolare costituzione di uno stato, la forma politica secondo la quale si regge e le caratteristiche che esso assume, si pensi ad quello democratico, a quello assoluto, a quello repubblicano o a quello monarchico. Il governo in questo senso può anche essere legittimo, oppure no, provvisorio o anche di transizione, rivoluzionario, militare, fantasma e via dicendo in un profluvio di possibili valori o disvalori a seconda del punto di visuale. 

Esiste poi un uso meno frequente con il quale si parla a livello di modo di comportarsi, di agire, ad esempio per mia, per vostra regola (anche rafforzato: per tua regola e governo). Oppure il nodo di trattare persone o cose. Naturalmente un simile vocabolo non può sfuggire alla regola del diminutivo o del peggiorativo, si pensi a governino; o spregiativo governùcciogovernìcchio, oppure peggiorativo governàccio.

Dunque come abbiamo visto, questa volta è molto utile seguire il dizionario e non lasciarsi andare a forme di teorizzazione o filosofia.

E’ però evidente che se trasponiamo nella nostra realtà nazionale questa parola, abbiamo tutta una serie di considerazioni. L’Italia ha infatti il record dei cambi di governo, di maggioranze e via dicendo, per questo viene guardata con attenzione dai partners internazionali. Indice di grande vitalità del paese ma anche delle sue divisioni ataviche e recenti. Di più, anche governi che sulla carta avevano ampie e solide maggioranze sono andati incontro a questa sorta di virus interno alla nostra politica, o meglio a quello che la politica è diventata: una grande confusione sotto il cielo.  

Un discorso lunghissimo, defatigante, forse anche poco utile per il susseguirsi di varianti a passo di carica. Far durare un governo solido è un’arte complessa e che può essere compresa dall’esterno, ma capita soltanto da quelli che in esso hanno i ruoli di più alta responsabilità. Un lavoraccio, insomma!

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