Guinea Conakry: il golpe misterioso

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Sono passati dieci giorni dal golpe che ha defenestrato il Presidente Alpha Condè dalla guida del Paese ma la situazione in Guinea Conakry rimane ancora sospesa nel limbo. Le strade delle principali città sono insolitamente deserte, soprattutto per gli standard africani, a causa del diktat della giunta golpista di invitare gli abitanti a rimanere nelle proprie abitazioni. Nonostante questo i pochi corrispondenti presenti sul territorio parlano di sparatorie e colonne di fumo provenienti da alcuni quartieri della capitale.

Quel che è certo è che il colpo di stato orchestrato da una parte dell’esercito facente capo al colonnello delle forze speciali Mamady Doumbouya non è ancora riuscito completamente. Con il passare delle ore appare invece sempre più definita la personalità del nuovo “uomo forte” del Paese. Il colonnello Doumbouya infatti è uno dei militari che negli ultimi anni sono stati più a stretto contatto con i contingenti occidentali presenti in Africa per fronteggiare l’emergenza terrorismo di matrice islamica.

Il comandante delle forze speciali ha avuto stretti contatti con ufficiali statunitensi appartenenti all’US AFRICOM, il comando delle forze armate USA per le operazioni nel Continente, come testimoniano due post pubblicati sul profilo Facebook dell’ambasciata americana in Guinea Conakry. Lo stesso colonnello ha preso parte a diverse operazioni militari e corsi di formazione in alcuni dei principali scenari bellici che stanno infiammando il Pianeta, compreso l’Afghanistan.

Anche il percorso di Doumbouya si è svolto tutto sotto l’ala degli eserciti occidentali, in particolare quello francese, che ha sempre avuto un ruolo di primo piano negli affari del suo ex possedimento coloniale. Il colonnello, nato 41 anni fa nella regione di Kankan, ha mosso i primi passi nella Legione Straniera per poi formarsi nella Scuola di Guerra francese arrivando a conseguire un master in difesa presso l’Università Pantheon-Assas di Parigi.

Un legame mai spezzato con il Paese transalpino, di cui è stato sempre il principale militare di riferimento, condizione che lo ha aiutato in maniera determinante a diventare comandante del GAF, l’unità delle forze speciali dell’esercito della Guinea, la migliore e più specializzata brigata di tutto il Paese. Con la GAF ha partecipato a Flintock 2019, un esercitazione sotto l’egida americana in Burkina Faso alla quale hanno preso parte anche alcuni reparti delle nostre forze armate, come un reggimento di incursori del Col. Moschin, del gruppo operativo GOI della Marina Militare, del 17esimo stormo dell’Aeronautica e del GIS dell’Arma dei Carabinieri, oltre a decine di altri contingenti provenienti da stati africani ed europei. Un’esercitazione mirata a standardizzare le attività anti terrorismo nella regione del Sahel, da tempo al centro dell’offensiva dei gruppi di combattenti islamici.

Tornando alle questioni interne della Guinea Conakry, il Paese, tra i più poveri del Continente, è però il principale detentore di riserve di bauxite, il minerale indispensabile per la produzione di alluminio e principale fornitore in questo settore della Cina, che si approvvigionava per il 55% del suo fabbisogno proprio dalle miniere guineane. Con il nuovo corso politico, le attività di estrazione sono state sospese, facendo schizzare la quotazione dell’alluminio presso le principali borse che operano nel mercato dei metalli, in particolare quella di Londra che ha visto salire il suo valore fino a toccare i 3000 dollari a tonnellata, il massimo dal 2008 e soprattutto creando molteplici problemi alla catena di produzione cinese. Pechino infatti è stato tra i primi Paesi a condannare il golpe, seguita dai leader dell’ECOWAS, la comunità economica degli stati dell’Africa Occidentale, che hanno invitato la giunta golpista a reinsediare il Presidente Condè e ripristinare l’ordine costituzionale. Un appello dovuto ma flebile, che si scontra con la sfida tra Occidente e Cina per l’appropriazione delle risorse del sottosuolo africano. Superpotenze in grado di manipolare i fragili stati del Continente e all’occorrenza di determinare le sorti politiche di una nazione.

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