I dolori dei “giovani” leader

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Il paese, con la pandemia, sta cambiando e la politica arranca

Le giornate passano, le elezioni locali si avvicinano, la fibrillazione politica anche a livello nazionale ha momenti di parossismo. Si impone un po’ di calma e di lungimiranza, un’attenzione non al proprio particolare, ma al significato complessivo che ogni appuntamento con le urne, anche limitato, porta con sé. Intorno infatti continua lo sforzo del governo e del paese di trovare risposte a migliaia di problemi irrisolti, a centinaia di nodi mai sciolti e che oggi mettono in pericolo il regolare svolgersi degli interventi strutturali per adeguare il paese a consentirgli di partecipare in modo adeguato e al giusto livello, all’impegno europeo ed internazionale.

Ecco per quale motivo occorre una riflessione a tutto campo su quello che l’”offerta” politica per così dire ci pone mettendoci come cittadini in un rebus vero e proprio su cosa fare, dove andare. Perché il vero problema è che nessuno è oggi in grado di proporre ed indicare strade condivise per il futuro. Più si va avanti infatti e più si agisce nel modo contrario. Si cerca il fuscello nell’occhio altrui e non si vede la trave nel proprio. Si cerca di avvantaggiarsi delle crisi altrui e non di contribuire che esse rimangano nell’agone democratico e non imbocchino o rischino di imboccare vie più tortuose e rischiose. Un gioco al massacro o al cosiddetto cerino in mano che se vanno bene nei giochi di società, sono mortali per il confronto e per il dibattito necessario nella scelta del paese che vogliamo che esca da questa lunga e perigliosa fase storica che sta attraversando. Il pericolo immediato è che la politica sia indietro rispetto a quello che nella nostra Italia si sta verificando a livello sociale, economico e pre-politico per così dire.

Qui appaiono evidenti quei dolori che abbiamo indicato nel titolo, parafrasando il famoso romanzo epistolare di Johann Wolfgang Goethe pubblicato nel 1774. Dolori che riguardano quelli che abbiamo definito “giovani” leader, utilizzando le virgolette in senso critico, essendo tutti ormai appartenenti per così dire al secolo passato o ai primi anni del nuovo in senso politico, ovvero come impostazione, come background al quale fare riferimento e via dicendo. E questo nell’epoca ancora rischiosamente esposta al futuro che ci ha portato nella connettività globale con quello che questa espressione nel bene e nel male può voler significare e non soltanto per il nostro paese, ma per il mondo intero.

Dolori e tormenti fanno parte della nostra vita, ma se riferiti a quelli che intendono fare politica, proporsi al governo del paese o, governando, avere chiara per tutti la propria posizione, allora i guai si manifestano subito. La nuova espressione della politica non è mai nata, sono nati invece modi e rappresentazioni politiche che non hanno retroterra ma che si rifanno in modo confuto a retroterra altrui o peggio. Un discorso che riguarda tutto l’arco delle forze politiche oggi presenti che definire un caleidoscopio sarebbe riduttivo e che correttamente dovrebbero essere definite un guazzabuglio.

Se ci muoviamo dalla prima ovvia categoria, abbiamo destra e sinistra, poi la destra moderata e quella in qualche modo nostalgica (con frange di nostalgici veri e propri contro la storia e contro se stessi), poi quella moderata e in qualche modo aperta al progresso. Una volta esisteva un centro politico oggi scomparso ma verso il quale tutti dicono di tendere. Andiamo poi a sinistra, qui si apre un sipario che definire confuso è poco. Una sinistra moderata per così dire, una sinistra più organica ad idee e comportamenti da sempre definiti di sinistra e progressisti, una sinistra radicale (per qualcuno estrema) ed una fuori dagli schemi e volta ad una rivoluzione ormai inesistente ma sempre in arrivo. Tutte queste sfumature peraltro ne nascondono un’infinità dando consistenza al famoso difetto di questa area politica: il settarismo.

Poi. esiste tutta un’area indistinta che non è né di destra, né di sinistra sfumature comprese, e che porta in sé un po’ di tutto, un insieme confuso e velleitario.

Ora per i leader “giovani” o medio giovani i problemi sono molto di più che le soluzioni. Se guardiamo prima a sinistra ci accorgiamo che il partito più significativo, il Pd, è percorso da tutte le criticità di questa area. Il suo leader formatosi ad una scuola di mediazione e di confronto ancorché serrato, assume ormai comportamenti da “anti” ma a senso unico, rispolverando vecchi arnesi come le accuse degli utili idioti, oppure quelle che le destre non devono stare al governo e se ci sono dovrebbero essere mandate via. Come se a stabilire chi debba governare sia lui, leader del Pd, e non gli elettori ad esempio. Un pasticcio che se si risveglierà da torpore condizionato che la sinistra sinistra gli ha imposto sarà utile ma potrebbe essere tardi.   

Restando ai “giovani”, sulla destra troviamo due leader quello della Lega e quella di Fratelli d’Italia. In questo caso i dolori e i tormenti sono motivati in primis dalla sfida tra di loro per la prevalenza. Poi vi è l’indubitabile fatto che il cammino della Lega nelle istituzioni ha reso moderata una forte maggioranza interna (oggi la si distingue nel governo) che fa della responsabilità il suo mantra. Questo è all’origine dell’andirivieni di opinioni che ne contraddistinguono l’azione in precario equilibrio.

Per la leader di Fratelli d’Italia, in primis vi è la certo piacevole sorpresa del voto a favore, mai avvenuto in passato, dall’altro la evidente impreparazione del ceto politico che come a sinistra non riesce a differenziarsi da toni nostalgici a volte, altre volte tradizionalisti. I dolori della leader sono quelli di mostrare un volto moderno e legato ai problemi del paese, mentre nella realtà locale si assiste ancora a fenomeni quanto meno ridicoli quando non proibiti dalla legge. 

Una situazione di malore che per altri versi attraversa anche Forza Italia e quella variegata situazione arcobaleno di piccoli e piccolissimi partiti di centro per così dire, che sembrano usciti da una dissoluzione galattica. Per l’ex cavaliere e i suoi, il primo discorso è risalire nel consenso e poter esercitare una funzione di equilibrio e di perno/ancoraggio alla moderazione necessaria per andare o restare al governo. Qui esiste anche il problema della leadership futura, ma nascosto e impedito dalla presenza ingombrante ed onnivora del suo fondatore.

Insomma, dolori e tormenti a gogò.

Last but not least, i cinquestelle. Che cosa siano e che cosa siano diventati è esercizio frustrante oltreché privo di chiarezza probabilmente persino ai loro leader. Il silenzio del guru, rotto da rumors che a volte non sarebbe opportuno evitare è significativo perché chiarisce che neppure lui è in grado di definire se mai lo abbia fatto di cosa si parli. Ecco allora che in un liberi tutti assistiamo a pentastellati che rimangono autonomi da soli o in gruppi, a quelli che si definiscono di sinistra, a quelli evidenti di destra o moderati, a quelli che non si definiscono affatto.

A questo punto con un forte mal di testa, la riflessione è servita! Quel che accadrà nel futuro dipenderà da quella saggezza popolare italiana che pur con andirivieni ha poi dato senso a quanto avviene nel paese. L’ultima speranza che ci resta di un po’ di chiarezza! E ci fermiamo qui.

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