Ballottaggio

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Non è certo la prima volta che parliamo di questo termine e non sarà l’ultima perché il pratico ritrovarsi nella necessità di usufruire di questo strumento cambia nel tempo ma rimane sempre attuale quando la confusione e la divisione in una collettività aumentano e manifestano forti crepe.

La parola ballottaggio viene da antiche origini e varie. Nel nostro uso facciamo riferimento al francese ballottage, che però a sua volta si riferisce ad un antico vocabolo italiano, fiorentino per molti: ballotta. In sostanza, secondo quanto riporta il dizionario si tratta di una seconda votazione, che si fa quando nella prima nessuno dei candidati ha ottenuto la maggioranza richiesta, limitata ai due o più candidati che vi si sono maggiormente avvicinati. Utilizzata anche nello sport come gara di spareggio per l’assegnazione di un titolo.

È si legge ancora nel dizionario, una votazione elettiva caratterizzata dal restringimento della scelta del collegio elettorale ai candidati. Nelle elezioni politiche, è di norma collegato al sistema a collegio uninominale a doppio turno.

Continuiamo intanto a conoscere meglio questo termine. Per ballottaggio s’intende dunque un tipo di votazione, a confronto diretto, tra due candidati, posizioni o tesi contrapposte; rappresenta anche l’ultima eventuale fase di un appuntamento elettorale. In questo caso ha luogo quando nella prima o nelle prime votazioni come abbiamo sottolineato nessuno dei candidati ha ottenuto la maggioranza stabilita come necessaria per l’elezione e consiste in una nuova convocazione del corpo elettorale la cui scelta è stavolta limitata ai soli due – o il numero superiore stabilito dalla normativa – candidati che, nella prima votazione, abbiano ottenuto il maggior numero di voti ovvero a quei candidati che abbiano superato la prestabilita cifra elettorale. Ma esiste anche una casuistica che porta a decisioni successive. Di regola viene eletto il candidato che riporti la maggioranza, anche relativa, dei voti validamente espressi. In caso di parità assoluta di voti, la gran parte delle normative prevede però che risulti eletto il candidato più anziano d’età. Regole che riguardano sia l’agone politico degli stati moderni, sia anche per estensione logica, il sistema di elezione nel diritto provato a riguardo di società o associazioni.

La sua origine abbiamo ricordato è oscillante tra Francia e Italia, ma il termine deriverebbe dal parlare fiorentino come sinonimo di castagna. Il perché è nella storia della città toscana medievale, dove infatti, esisteva una apposita torre intitolata al frutto invernale nella quale si riunivano i cosiddetti priori delle arti per decidere e votare riguardo alle tematiche più importanti. Queste votazioni si svolgevano in conclavi veri e propri, lunghi anche intere giornate, senza influenze dall’esterno e nei quali il voto consisteva nel porre delle castagne in uno dei sacchetti che simboleggiavano le varie possibilità. Poi, in rapporto al numero dei votanti si stabiliva il sacchetto con più castagne e, di conseguenza, la decisione scelta per maggioranza. Da qui l’uso ancora attuale nelle elezioni di definire ballottaggio la scelta tra due o più candidati.

Secondo un’altra fonte, da molti ritenuta più attendibile e in ogni caso separata dall’origine toscana, il nome deriverebbe dal sistema elettorale per arrivare alla elezione del doge di Venezia, che era costituito da una complessa successione di passaggi che alternava la determinazione diretta degli elettori del doge e la loro nomina attraverso l’estrazione casuale di “balòte”, sfere dorate e argentate, che venivano utilizzate esclusivamente a tale scopo.

In altri ambiti, ad esempio quello ecclesiastico, questo sistema di voto consisteva nell’inserire nell’urna una delle due palline, diverse per materiale o colore (bianca o nera), che ogni votante aveva a disposizione; la maggioranza di un colore rispetto all’altro determinava l’esito della votazione. Quando gli americani prima (nel 1776, a seguito della loro rivoluzione) e i francesi poi (nel 1789) dovettero dotarsi di un sistema elettorale, presero spunto da quello veneziano. Per questo ancora oggi l’elezione del presidente degli Stati Uniti prevede l’utilizzo di “Grandi elettori”, derivazione del sistema in uso nella Serenissima. Per lo stesso motivo l’urna elettorale, nei paesi anglofoni, è chiamata ballot box, esattamente come la cassa delle ballotte utilizzata a Palazzo Ducale.

Sin qui la storia come sempre interessante per cercare di capire perché usiamo certi vocaboli e il loro significato. Il ballottaggio è comunque un estremo rimedio quando tutti gli altri sono stati utilizzati per riuscire ad eleggere qualcuno a qualche carica. Secondo alcuni sarebbe anche la dimostrazione della vivacità del sistema di riferimento e della diversità e articolazione delle posizioni interne. Spiegazione che soddisfa solo in parte e soprattutto nel caso dei ballottaggi politici ha come retroterra qualcosa di non proprio positivo: la parcellizzazione e l’incapacità di rappresentare in modo equilibrato e convincente la realtà della collettività o del gruppo nel quale vi si ricorre. Insomma, una sorta di sinonimo di difficoltà, di complessità e, in ogni caso, un comodo sistema per uscire dall’impasse. Certamente se esso diventasse consuetudine sarebbe un dato non propriamente positivo.

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