Sballottaggio

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Il pensiero romano di Giovanni Federico

Fuori dalla retorica dei vincitori e dei vinti, il rilevante astensionismo (- 6% rispetto alle precedente elezioni amministrative che già registrava numeri modesti) ci dice di una crisi della rappresentanza politica della quale è palmare evidenza il ricorso ad un Presidente del Consiglio, salvatore della patria, fuori dalla cerchia dei partiti.

Da troppo tempo si sono ormai invertite le parti immaginando che la politica sia una clessidra che in qualunque modo si rovesci comunque faccia scorrere senza intoppi all’interno la sua sabbia.

Eppure le cose non stanno così.

I partiti dovrebbero trovare fondamento e giustificarsi, si direbbe, per un progetto di società che ne definisca una identità.

Solo temporalmente a seguito di questo presupposto dovrebbero maturare programmi di governo il cui compimento sarebbe affidato poi ai leader di ciascun partito.

Oggi invece le cose sono all’opposto. A monte, in prima posizione, innanzi tutto le ambizioni di vari leader danno conio a partiti personali che si arrabattano a trovare uno straccio di idea da vendere all’elettorato, stremati alla ricerca di una linea distintiva che li caratterizzi e che motivino il perché della loro esistenza come partiti.

Se si chiedesse oggi la differenza di visioni della amministrazione della città di Roma tra Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Noi con l’Italia, UDC si farebbe fatica a trovarne pallide distinzioni.

Analogo discorso vale per Coraggio Italia, Italia viva e poi ancora il PD, Azione, Art.1, e compagnia cantando. Calenda in particolare esplicita il gioco adottando drammaticamente per paradosso lo slogan “Vota un Sindaco e non un partito”; l’abiura della rappresentanza politica dei partiti, fondandone nel contempo un ennesimo, conseguendo un ottimo risultato e smascherando i partiti nella loro inconsistenza.

E metà del paese resta a guardare tenendosi lontano dalla cabina elettorale spesso in ragione di candidati, per troppi casi, per una parte coraggiosi e per l’altra avventurieri, a corto delle minime qualità per gestire responsabilità anche solo di consigliere comunale o municipale.

Un’altra occasione persa. E la nave va … allo “sballottaggio”, senza mai illudersi di trovare una fatale buona rotta.

I difetti della politica non si correggono disertandola. Su qualsiasi fronte si stia siamo tutti chiamati a tornare alle urne per dire che la partecipazione ancora non è definitivamente vinta.

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