Il movimento del mondo

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Il movimento del mondo
Parag Khanna
Traduzione di Franco Motta
Geografia
Fazi Roma
2021 (orig. 2021)
Pag. 454, euro 20

Pianeta umano. Migrazioni e mescolanze del passato, del presente e del futuro. La geografia umana analizza il dove e il come della distribuzione della nostra specie in 150 milioni di chilometri quadrati di terra distribuita in sei continenti e comprende temi scottanti come: la demografia (la composizione delle popolazioni per età e per sesso), le migrazioni (il reinsediamento delle persone), la composizione etnografica, il nostro adattamento genetico a un ambiente che cambia ciclicamente e di continuo. Rifugiati climatici e migranti economici, matrimoni misti ed evoluzione umana fanno parte della vicenda storica e della realtà contemporanea della geografia umana. Se torniamo indietro nel tempo il continuo movimento e le grandi migrazioni permeano l’intera storia conosciuta, così come le mitologie più antiche. Muoversi e costruire: ecco l’essenza degli esseri umani. Certo, la maggior parte dell’umanità attuale non ha mai attraversato un confine. Tuttavia, i tre quarti delle migrazioni avvengono da secoli all’interno del proprio stesso paese e il fenomeno degli arrivi e delle partenze, siano o meno persone care o conosciute, riguarda comunque in vario modo anche chi resta sempre nella stessa residenza. Senza generazioni giovani che utilizzano case, scuole, ospedali, uffici, ristoranti, hotel, centri commerciali, musei, stadi e tanti altri servizi, parecchi paesi (fra cui l’Italia) rischiano la deflazione permanente, tanto demografica quanto economica. Da inizio 2020, il lockdown per la pandemia ha sostituito l’incremento delle migrazioni e degli spostamenti con un improvviso reset della popolazione mondiale: un rimpatrio di massa senza precedenti ha artificialmente riallineato cittadinanza e luogo di vita. Ma non durerà. Si annuncia presto una nuova inevitabile epoca di migrazioni di massa.

Il politologo e consulente strategico globale Parag Khanna (Kanpur, 1977) è uno specialista di relazioni internazionali. Nato in India, cresciuto negli Emirati Arabi Uniti, naturalizzato cittadino americano, si è laureato a Georgetown e dottorato alla London School of Economics, ha insegnato fra l’altro a Singapore e fondato la società di pianificazione FutureMap, recentemente è stato nominato da Esquire una delle “75 persone più influenti del XXI secolo”. Non è il primo libro di successo che pubblica, eppure questo sesto saggio è il più netto nella visione di prospettiva: serve una strategia collettiva di reinsediamento della popolazione mondiale, il movimento da dove ci si trova e la migrazione risultano oggettivamente destino auspicabile per molti di coloro che sono nati, stanno nascendo e nasceranno nei primi decenni di questo terzo millennio. Migrazioni di massa sono inevitabili e, oggi più che mai, sono necessarie. Muoversi significa essere liberi. Meglio saperlo e adattarsi, piuttosto che subirlo e fossilizzarsi. Il nostro mondo è già una collezione di ibridazioni regionali e cinque miliardi e mezzo di persone vivono in continenti con ragionevoli prospettive di movimento, mentre gli altri due e mezzo non hanno intenzione, o l’opportunità, di andarsene. L’autore descrive subito quattro scenari geopolitici sulla base delle forze in campo (demografia, politica, economia, tecnologia, clima), disposti lungo gli assi del movimento migratorio e della sostenibilità: “il Nuovo Medioevo” (il peggiore), “i barbari alle porte”, “Fortezze regionali”, “Luci dal Settentrione” (il migliore). Sono scenari che non si escludono a vicenda e che in parte si mescoleranno. Tanto vale allora valutare bene il posto che ciascuno vuole cercare di avere nella prossima mappa dell’umanità. Khanna motiva con informazioni e dati riferiti a tutte le aree del mondo quanto sarà importante per i giovani la libertà di migrare (che, come noto, non esclude il diritto di restare). Consegna arguti competenti capitoli illuminanti: la guerra per i talenti; la migrazione generazionale; Usa e Canada; il Commonwealth europeo; Caucaso, Russia e Asia centrale; l’estremo Nord del pianeta compreso l’Artico; il Sud ovvero Africa, Sudamerica, Australia; la geopolitica delle diaspore asiatiche; Cina, India e Giappone; le centinaia di milioni di cittadini globali Expatistan che già esistono; le reti e le città inevitabilmente sempre più sostenibili; la civiltà 3.0. Chiaro e convincente.

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