Sei bianco? Allora non puoi suonare in una orchestra

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Stiamo tornando alle leggi razziali e non ce ne accorgiamo

Ognuno di noi, si dice, sia un peccatore, d’altra parte è nella nostra natura umana esserlo, ma i tempi cambiano, si evolvono o si involvono, secondo la propria prospettiva, così, tra le tante colpe per cui vergognarsi, c’è anche quella non solo di non ammazzare, rubare, stuprare e così via, ma quelle di nascere ad esempio bianco, intendendone la razza, parola ormai desueta e anche offensiva, ma tanto per capirci.

Nascere bianchi, dunque, può essere un grave peccato ed è bene saperlo, ma come si possa essere poi perdonati questo sinceramente non lo so.

Perché? si domanderà il lettore, questa riflessione sul peccato di nascere di razza bianca. Non è un assurdo? Assolutamente no.

L’occasione è venuta da un fatto di cronaca che la dice lunga sul modo in cui cerchiamo di vivere o, meglio, ci vogliono far vivere.

La prestigiosa Compagnia britannica di musica sinfonica e lirica (Eto), nata nel 1979 con l’obiettivo di fare arrivare la musica in zone lontane dalle grandi città inglesi, ha pensato bene, per essere in linea con i tempi e non essere accusata di alcuna forma di razzismo, di non rinnovare i contratti a quattordici professori d’orchestra, alcuni dei quali suonano nella compagine musicale fin dalla sua nascita.

Qualcuno si domanderà: forse hanno cominciato a stonare o forse hanno creato disordine nell’orchestra? Oppure hanno saltato le prove? O hanno offeso il direttore mentre dirigeva sul podio?

Nulla di tutto questo.

La motivazione è che essendo le persone di colore in netta minoranza nell’orchestra, si è pensato bene di tagliare la fatidica ‘testa al toro’ e risolvere la diversità razziale mettendo per strada persone di cinquanta o sessant’anni bianche ed assumere persone di colore, dunque politically correct.

E così, in nome dell’antirazzismo, siamo tornati ad essere razzisti e della peggior specie, lasciando a casa dei lavoratori solo per il colore della loro pelle, tutto sempre in nome della diversità e dell’inclusione razziale. Ma, statene pur certi che purtroppo nessuno protesterà, nessuno dimostrerà, almeno ufficialmente, solidarietà con questi lavoratori, nessuno si inginocchierà e nessuno porterà la Compagnia musicale davanti ad un tribunale internazionale sui Diritti dell’Uomo. “Ca va sans dire”, se non, per onestà di cronaca, si è fatta sentire “The Musicians’ Union”, il sindacato che rappresenta oltre 30mila musicisti occupati nei vari settori del mondo musicale britannico che ha denunciato la decisione come “inattesa e brutale” e segnalando che la promozione delle minoranze deve essere certamente fatta, ma in maniera “giusta e legittima” e non “cacciando la metà dell’orchestra”.

Non solo, ma la direzione della compagnia ha annunciato che “L’Eto si è impegnato ad aumentare la diversità della sua squadra. Nonostante gli apprezzabili progressi realizzati, diamo la priorità all’aumento di diversità nell’orchestra”. Questo è quanto si legge, tra l’altro, in una lettera inviata al Daily Mail.

A complicare la faccenda si viene a sapere dagli stessi interessati che questa decisione è stata in realtà voluta e imposta in maniera ferrea dall’Art Council che rimane il più importante finanziatore di Eto e, dunque, non credo che ci sia molto da aggiungere, se non fosse che questo modo di procedere stia dilagando in altre nazioni.

Ad esempio, recentemente la filarmonica di Buffalo negli Usa, ha comunicato che “nessun direttore d’orchestra bianco o asiatico sarà più accettato”. Pensate quale grande idea, se dovesse arrivare un novello Toscanini sarebbe cacciato solo perché bianco e addio a concerti memorabili, ma così sembra che vada il mondo!

Davanti a queste discriminazioni si sono ribellate personalità di grande rilievo nell’ambito orchestrale come il primo violino della filarmonica di Monte Carlo, il cinese Zhang, che ha rilasciato in una intervista la sua posizione che merita di essere riportata fedelmente:” Nessuna discriminazione è positiva. Questa decisione non ha nulla a che vedere con la musica, è puramente ideologica. Ed è ancor più crudele se si pensa che il mondo delle arti dello spettacolo è appena tornato alla vita dopo un anno di arresto dovuto alla pandemia mondiale. Ciò significa che alcune carriere diventeranno fragili e che alcune famiglie verranno probabilmente portate a una situazione di precarietà. Dov’ è la giustizia e il progresso in tutto ciò?

Purtroppo, se questo è uno tsunami ideologico di vaste proporzioni, è pur vero che anche l’onda marina più gigantesca è destinata inevitabilmente ad infrangersi, prima o poi, sulla spiaggia e finire come una qualsiasi pozzanghera di acqua. Bisogna solo saper aspettare che passi la bufera. 

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