Astensione

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Vi è un dato che definisce le ultime elezioni amministrative italiane più e come le precedenti ma in modo certamente geometrico per così dire. Questo dato si sostanzia nella parola  astensione. Il voto locale, in contronendenza, ha mostrato una grandissima crescita della disaffezione da parte dei cittadini speculare in certi casi alla grave situazione di alcune realtà locali e alle loro criticità.
La parola in questione deriva dal latino ed appare anche in alcune lingue neolatine con significato simile. Il valore che ad essa si attribuisce  è astenersi da qualche cosa (come atto singolo, o per un certo tempo, o come abitudine). Più spesso, l’astenersi dal partecipare ad atti o manifestazioni di vita pubblica o sociale. In particolare ad esempio, dal voto. E questo – come si legge sul dizionario, sia come atto di estraneità, di disinteressamento da parte del singolo, sia, con riferimento a consultazioni elettorali o a votazioni parlamentari, come espressione di volontà contraria alla votazione, per motivi varî, da parte di persone singole o di interi gruppi (preceduta, talora, da esplicita dichiarazione), sia, infine, con riferimento a espressioni di voto in assemblee legislative, da parte di gruppi o partiti che, pur non facendo parte del governo, lo appoggiano astenendosi dal votare contro.

Con altre accezioni, specifiche, si parla di astensione in economia, come rinuncia a consumi presenti sia a favore di consumi futuri, sia al fine di investire nella produzione i beni risparmiati. Ancora nel diritto si sottolinea quella del giudice. Si tratta di un istituto per cui il giudice in determinati casi ha il dovere di astenersi dall’esercizio delle sue funzioni.

Il significato al quale vogliamo fare riferimento è quello relativo alla partecipazione o meno a questioni elettorali.  È forse questo il campo nel quale il comportamento relativo appare in tutta la sua potenzialità. Un comportamento che sottende una serie di motivazioni che vanno dalla politica, alla percezione personale della realtà, alla valutazione di essa.

In senso più ampio il fenomeno dell’astensione, quando diventa diffuso, interessa l’analisi del sistema politico nel quale si viene a determinare. La presenza infatti di un dato come questo indica che il sistema stesso segnala qualche cosa di non lineare, di non coincidente con il normale svolgersi delle dinamiche sociali e politiche. L’astensione dal voto è certamente un sintomo che sottintende una sfiducia nel sistema politico, una contrarietà al modo nel quale esso si articola, una sostanziale assenza di condivisione o comunque una contrarietà che si manifesta con l’atto più forte che un cittadino, un elettore possa utilizzare oltre al voto: l’astenersi da esso. Un atto che può essere mantenuto nel tempo con un distacco permanente dall’agone politico oppure essere un comportamento episodico legato ad avvenimenti specifici.

È evidente che l’astenersi dalla partecipazione all’attività politica, costituisca tuttavia uno degli atteggiamenti più dissacranti della vita sociale, un moto di distacco nel quale si carica tutto la contrarietà, la critica al sistema nel quale si vive. Per alcuni, in passato, l’astensione anche di massa in una democrazia matura veniva quasi considerata come un dato non negativo, un sintomo certo, ma fisiologico per così dire del malessere di una parte anche consistente del corpo sociale.

Nel nostro paese si è assistito con il trascorrere dei decenni al passaggio da una percentuale di partecipazione alle elezioni altissima ad un deciso anche se progressivo decremento sino ad arrivare alla situazione attuale dove le percentuali sono sempre più contenute anche se ancora vicine al cinquanta per cento nel caso del primo voto, molto più basse nel caso di ballottaggio.

Le cause di questo andamento si possono considerare in parte fisiologiche e legate anche al passare delle generazioni e al mutare della società, ma in buona parte sono il segnale del malfunzionamento del sistema politico  e di un malessere diffuso del cittadino di fronte alla politica e alle sue dinamiche.

Lo stato della politica nel nostro paese e i profondi mutamenti sociali e politici che ne hanno contraddistinto la storia recente sono certamente elemento tale da provocare questo disinteresse e questo stato di malessere che sfocia nella mancata partecipazione al voto  insieme alla pesante crisi dei partiti tradizionali e ora anche dei movimenti che più di recente hanno contraddistinto l’evoluzione/involuzione della rappresentanza nel nostro paese.

Solo una decisa sterzata ancora da immaginare può riportare la politica al centro delle dinamiche  sociali e ad un nuovo sistema di rappresentanza che sappia interpretare la società italiana e le sue profonde dinamiche in evoluzione.

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