Suicidi in giovane eta’: ogni 11 minuti nel mondo un bambino si uccide

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Il suicidio dei giovani, il dramma della depressione mai curata

Nell’ultima guerra, i giovani di allora crebbero tra fame, disagi oltre ogni dire, bombardamenti e con la morte sempre accanto insieme a tanta miseria morale e civile, una realtà proseguita anche dopo anni dalla conclusione del conflitto.

Eppure, questa gioventù ha dimostrò una forza d’animo eccezionale.

In Italia, ad esempio, è stata la generazione che ha creato in appena 15 anni dal 1945 al 1960, il primo vero unico boom economico e culturale del Paese.

Oggi, invece, la gioventù è in crisi, non solo in Italia, pur non dovendo superare i tanti ostacoli dei loro nonni, guardano al futuro senza saper cosa fare del domani, della propria vita, con un senso della solitudine, del fallimento senza ancora aver iniziato la loro esistenza. È quello che si dice ormai comunemente “il male di vivere”.

Un concetto nato in questi anni e se rapportato ad un giovane, è terribile.

Certo, non tutta la gioventù, per fortuna, vive questi travagli dell’anima, ma il male di vivere è anche esistere con i giorni vuoti e senza senso che si susseguono privi di un domani.

Un vuoto che conduce drammaticamente perfino al suicidio.

Nel rapporto di quest’anno dell Unicef, si riportano dati sconvolgenti: tra i 10 e i 19 anni il suicidio è la quinta causa di morte, tra i 15 e i 19anni ed è la quarta, dopo gli incidenti stradali che causano più decessi tra i giovani di quell’età, malattie tipo la tubercolosi e di violenze subite.

Dai dati emersi dal rapporto, è intollerabile che quasi 1.200 tra bambini e adolescenti in una età compresa tra i 10 e i 19 anni si tolgono la vita ogni anno nel mondo, spesso dovuti a problemi di crisi depressiva come vedremo più avanti.

In Italia, solo nel 2019, il 16,6% dei ragazzi e delle ragazze fra i 10 e i 19 anni soffrono di problemi di disagio collegati anche alla salute mentale e ad oggi sono alcune migliaia, ovviamente con varie gradazioni di gravità.

Una cifra che dovrebbe far accapponare la pelle ad ogni politico davanti ad una gioventù sempre più disperata a cui si aggiunge il nuovo rapporto dell’ONU dove un giovane su 5, tra i 15 e i 24 anni, dichiara di sentirsi depresso.

Dati non certo incoraggianti, avere una generazione malata per il futuro significa una criticità per lo sviluppo nel prossimo futuro.

“Sono stati 18 mesi lunghissimi per tutti noi, specialmente per i bambini – ha dichiarato Henrietta Fore, direttore esecutivo dell’UNICEF – Con i blocchi a livello nazionale e le restrizioni di movimento legate alla pandemia, i bambini hanno trascorso anni indelebili della loro vita lontano dalla famiglia, dagli amici, dalle aule, dal gioco, elementi chiave dell’infanzia” e prosegue “troppi bambini erano gravati dal peso di problemi di salute mentale non affrontati”.

A riprova di questo malessere, la Fore mostra un dato allarmante: ogni 11 minuti statisticamente nel mondo, un bambino si uccide e così ogni anno almeno 46.000 adolescenti muoiono o provano a morire, un numero pari ad una città italiana grande come Pordenone che viene cancellata per sempre dalla storia e a cui bisogna aggiungere il dato già emerso del suicidio, ormai la terza causa di morte per le ragazze e la quarta per i ragazzi.

Sono stati diagnosticati, nella ricerca, problemi di salute mentale, acuita da ansia, autismo, disturbo bipolare, adhd, cioè la iperattività, depressione, disturbi alimentari e schizofrenia, tutti disturbi che possono deteriorare in modo significativo oltre alla salute anche l’istruzione e la vita sociale dei bambini e dei giovani, segnando, forse per sempre il loro futuro.

Secondo altri studi realizzati questa volta dalla London School of Economics, i problemi di salute mentalenon trattati, hanno un impatto anche sulle economie mondiali. Si calcola che non intervenire su queste malattie costa ogni anno in termini sociali, oltre che sanitari, circa 285 miliardi di euro pari al nostro Recovery Fund.

Eppure, basterebbe veramente poco per gestire questo tipo malessere con un investimento proprio per coloro che domani saranno posti a gestire il nostro mondo.

Malgrado ciò, la richiesta di sostegno per la salute mentale rappresenta globalmente appena il 2,1% della spesa totale per la sanità in generale.

Se pensiamo poi ai Paesi più poveri, il quadro che ne esce è sconfortante.

Si spende meno di 1 dollaro a persona per curare le condizioni di salute mentale, contributi a dir poco irrisori insieme alla mancanza di investimenti, indica anche che i lavoratori del settori specializzati come può essere l’assistenza sanitaria di base, l’istruzione con i servizi sociali e quant’altro non sono sempre in grado di affrontare i problemi di salute mentale per mancanza di risorse.  

Tornando al rapporto Unicef, in collaborazione con la Gallup, è stato condotto attraverso interviste in 21 Paesi durante i primi sei mesi dell’anno e ciò che ne esce è un quadro preoccupante che coinvolge i giovani come in una specie di pandemia un po’ tutto il mondo.

Dalle interviste si evince che i bambini, oltre agli adolescenti, sono angosciati addirittura per il reddito famigliare spesso esiguo che li rende insicuri per progettare un futuro e a questo si deve aggiungere la salute della famiglia, elementi che portano gli intervistati ad essere arrabbiati, spaventati e con una chiara paura per il domani ed è un disagio che ritroviamo un po’ in tutto il mondo.

Per fare un esempio; un terzo dei bambini del Camerun ha dichiarato di non avere più stimolo per alcuna attività, mentre in Gran Bretagna troviamo un bambino su 5 con questa tendenza e uno su dieci in Giappone.

La ricerca ha rilevato come più di un bambino su sette, tra quelli intervistati, di età compresa tra 10 e 19 anni, il 13%, abbia, senza accorgersene, un disturbo di salute mentale diagnosticato in 89 milioni di ragazzi e in 77 milioni di ragazze tra gli intervistati.

Geert Cappelaere, rappresentante Unicef per le Istituzioni dell’Unione Europea commenta: “Ora sappiamo che non agire ha un costo elevato. La perdita annuale di capitale umano che deriva dalle condizioni generali di salute mentale isolo n Europa tra i bambini e i giovani tra 0 e 19 anni è di 50 miliardi di euro. L’Unicef identifica infine alcuni interventi prioritari per le istituzioni europee e i governi nazionali fra i quali servizi per la salute mentale e migliori infrastrutture regionali”.

Ed ancora: “La salute mentale è una parte della salute fisicanon possiamo permetterci di continuare a considerarla diversamente” –  ha affermato Fore – “Per troppo tempo, sia nei paesi ricchi che in quelli poveri, abbiamo visto troppa poca comprensione e troppo poco investimento per un elemento fondamentale che serve a massimizzare il potenziale di ogni bambino. Questo deve cambiare”.

Purtroppo, con le continue guerre locali, crisi economica ed epidemie la speranza della dottoressa Fore, dovrà, purtroppo, aspettare ancora molto tempo.

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